Separatismo 140919185708
INTERVISTA 19 Settembre Set 2014 1830 19 settembre 2014

Scozia, Doyle: «La sfida non è finita»

Il risultato scozzese non deve ingannare. Per lo studioso Doyle serve «un'Europa federale».

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La Scozia ha scelto di rimanere nel Regno Unito. Sancendo il successo di David Cameron e degli europeisti timorosi della disintegrazione dell'Unione.
IL DIBATTITO RESTA APERTO. Eppure, il dibattito «non è affatto chiuso», ha spiegato a Lettera43.it, Don Doyle, ordinario della cattedra McCausland all'Università del South Carolina, studioso della secessione come fenomeno internazionale, in procinto di pubblicare La causa di tutte le nazioni: una storia internazionale della guerra civile americana e già autore di Nazioni divise: America, Italia e la questione meridionale (Basik books).
SCONTRO O NEGOZIATO? «Lo scontro potrebbe diventare ancora più aggressivo e trasformarsi da battaglia culturale a negoziato istituzionale», ha sottolineato l'esperto che suggerisce ai leader europei di non dimenticare la lezione statunitense: «L'Europa ha bisogno di un cambiamento in senso federalista».

  • Il professor Don Doyle. A destra le regioni europee toccate da movimenti indipendentisti (elaborazione grafica Euminorities).


DOMANDA. Quale è l'effetto del referendum scozzese?
RISPOSTA. Può aver frustrato gli indipendentisti, ma non metterà fine alle spinte autonomiste. Potrebbe addirittura far nascere campagne più aggressive. Di certo è stato importante che tutto si sia svolto in un contesto democratico. Ora i termini del dibattito cambiano.
D. David Cameron ha proposto la devoluzione. Lei pensa che possa essere una soluzione?
R.
Sì, lo può essere. Come lo è la possibilità di negoziare nuovi accordi. Tuttavia, non mi pare che in Scozia il problema principale fossero le tasse o le questioni di giustizia sociale. Non ci sono state rivendicazioni in questo senso, ma piuttosto la richiesta del riconoscimento di un'identità culturale. Che però non può essere la base di un governo.
D. Perché?
R. L'idea di fondare uno Stato negli Anni 10 del 2000 su presupposti di uniformità culturale, linguistica e religiosa è pericolosa. È un ritorno all'era buia della nazione tedesca. Basti pensare agli autonomisti dell'Italia del Nord e alle loro campagne contro gli stranieri. Il tutto mentre il mondo attuale è interconnesso e le persone si muovono e si mescolano continuamente.
D. Come'è possibile allora valorizzare una cultura?
R. La cultura può essere mantenuta viva nella canzone, nella letteratura. Ma una secessione è un'altra cosa.
D. Sulle tasse, però, si sono consumate molte guerre...
R. Sì, compresa la rivoluzione americana che però rivendicava il diritto all'autogoverno: «No taxation, without representation». E poi la terribile guerra civile tra Stati del Nord unionisti e Stati del Sud secessionisti. La soluzione trovata dagli Usa è stata il federalismo.
D. Un esempio da imitare?
R. Lo diceva già il vostro Mazzini: l'Europa deve diventare veramente federalista.
D. Molti analisti hanno letto il referendum scozzese come un voto sulla disgregazione dell'Europa. Cosa ne pensa?
R. Lo storico britannico Timothy Garthon Ash aveva previsto che la nascita di un'istituzione sovranazionale come l'Unione europea avrebbe superato e messo in crisi gli Stati nazione e alimentato le spinte autonomiste e le identità locali.
D. Quindi il referendum scozzese è in qualche modo un effetto della nascita dell'Ue?
R. In qualche modo sì. Poi ovviamente l'identità è tutto ciò che forma la nostra dimensione collettiva. È multipla e va dalla famiglia alla squadra di calcio per la quale si tifa, dalla cittadinanza italiana a quella europea. Se le comunità fuzionano, non nascono rivendicazioni indipendentiste. Abbiamo bisogno di governi efficienti e di responsabilità nel gestire le autonomie, non certo di divisioni.
D. E come risolvere le dispute fiscali che, per esempio, interessano la Catalogna?
R. Thomas Jefferson diceva che uno degli obiettivi della nascita degli Stati Uniti d'America era il perseguimento della giustizia. Il mio Stato, il South Carolina, fu tra i principali secessionisti, ma è anche tra i più poveri. E oggi per ogni dollaro che versa al governo federale ne riceve 1,35. Ovviamente altri come New York danno più di quanto ottengono indietro.
D. E non ci sono rivendicazioni indipendentiste?
R. Sono ristrette ai gruppi estremisti. Abbiamo scelto un federalismo trasparente, ma solidale. La nostra guerra civile è stata terribile ed è una lezione da non dimenticare.

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