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POLITICA 20 Settembre Set 2014 1400 20 settembre 2014

Thailandia nelle mani di Prayuth Chan-Ocha

L'ascesa al potere di Chan-Ocha. Che promette a Bangkok una finta democrazia.

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da Bangkok

Il capo dell'esercito e premier della Thailandia, Prayuth Chan-Ocha.

Un leader golpista, un caudillo sempre più eccentrico che promette pace e democrazia, ma preoccupa il mondo.
Il 31 agosto l’anziano re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, ha firmato un decreto reale con cui ha approvato la formazione del nuovo governo ad interim. Alla guida Prayuth Chan-Ocha, capo dell’esercito e di fatto già uomo forte del Paese dal 22 maggio, quando per risolvere una crisi politica di lunga data, è intervenuto in armi sciogliendo l'esecutivo, imponendo la legge marziale e mettendo in stato di fermo alcuni esponenti politici.
TANTI GOLPE IN 80 ANNI. I golpe sono frequenti in Thailandia come da noi le crisi di governo. O quasi. Sono stati una ventina negli ultimi 80 anni.
Il Paese è di fatto una democrazia sorvegliata, in cui i militari intervengono ogni volta che la politica parlamentare si inceppa.
L'ultima occasione è stata nel 2006 quando le truppe decisero di rimuovere il primo ministro populista Thaksin Shinawatra.
DEPOSTA LA PREMIER. Nel 2014, dopo un periodo di stabilità, si è assistito a un episodio del tutto simile con un atto di forza che ha cacciato la prima donna ad aver occupato la carica di primo ministro nel Paese, Yingluck Shinawatra.
L’ormai ex premier è la sorella del deposto e oggi esiliato (perché condannato in contumacia) Thaksin e qualche giorno prima del golpe era stata sfiduciata dalla Corte costituzionale che l’aveva accusata di abuso di potere.
GUERRA AGLI SHINAWATRA. Il clan Shinawatra fonda la sua potenza su una ricchezza imprenditoriale nata nel mondo delle telecomunicazioni. In politica ha saputo conquistare il cuore del popolo delle campagne e delle classi più deboli, guadagnandosi però il disprezzo delle elite cittadine e del blocco politico-militare (per loro la premier era la «ragazza stupida»).
I soldati sono così scesi in campo per evitare il vuoto di potere causato dalla destituzione di Yingluck e hanno dichiarato la volontà di riportare «pace e ordine» promettendo una nuova costituzione entro pochi mesi ed elezioni nell’autunno 2015.
RICERCA DI NORMALITÀ. Già a poche settimane dall’intervento degli uomini in divisa, la parola d’ordine imposta di fronte al mondo è stata «normalità». E non è difficile capirne il motivo.
La Thailandia è un colosso turistico il cui Prodotto interno lordo dipende per una percentuale stimabile dal 10% al 15% dagli arrivi di viaggiatori di tutto il mondo.
Nel 2013 si è arrivati alla cifra record di 26,7 milioni di presenze, un numero raddoppiato in 10 anni e che si è mantenuto in costante crescita anche di fronte a gravi crisi (come lo tsunami del 2004 o gli scontri armati del 2009 a Bangkok).
È un business che non deve fermarsi. Per il turista l’immagine del Paese deve essere amichevole, tranquillizzante e ispirata al concetto, molto caro ai thailandesi, di «sanuk» un termine traducibile come «divertimento», ma che rispecchia una filosofia di vita legata a una leggerezza nel modo di fare le cose.

La finta promessa di democrazia e tranquillità della giunta militare

Prayuth Chan-Ocha ha guidato uno dei numerosi golpe della Thailandia: negli ultimi 80 anni sono stati una ventina.

In quello che ama definirsi «il Paese del sorriso», il fuoco però cova sotto la cenere.
Bangkok è presidiata discretamente da camionette militari. I ritratti del re e della sua consorte, la regina Sirikit, sono onnipresenti e invitano all’unità nazionale e alla fedeltà alla patria. Campeggiano cartelloni con slogan in cui i militari promettono il ritorno alla tranquillità politica e alla democrazia.
ELOGIO DELLA DITTATURA. Su Ratchadamnoen Avenue, una delle arterie principali di Bangkok paragonata con troppa ambizione agli Champs-Élysées, il percorso che arriva fino all’elegante palazzo di progettazione italiana che ospita la sala del trono, sembra lo scenario di una dittatura orwelliana: gigantografie reali decorate di fori, accademie militari, soldati che si allenano marciando per strada e schermi video di propaganda dedicati alle gesta delle forze armate.
Il grigiore sovietico è subito spento dalla incontenibile vivacità e dal colorito caos del resto della metropoli.
Tuttavia in molti temono che il ritorno alla democrazia non sia così imminente come promesso dall’esercito e che le elezioni annunciate possano essere rimandate.
L'INCOGNITA PRAYUTH. L’inquietudine maggiore riguarda proprio la figura di Prayuth Chan-Ocha.
Sessant’anni, ex capo delle guardie della regina, è comandante in capo del reale esercito dal 2010 e, in un intreccio di potere molto thailandese, è presidente anche della potente Tmb Bank, The thai military bank, un istituto di credito tra i maggiori del Paese controllato dagli uomini in mimetica.
Di fronte alla crisi politica dei mesi scorsi, Prayuth ha prima di tutto annunciato l’assoluta neutralità dei militari, poi ha deciso di intervenire. Sono seguiti arresti a catena e minacce a giornalisti e oppositori.
CAMBOGIA NEL MIRINO. A pochi giorni dal golpe ha deciso di regolare i conti con uno Stato vicino, ma non amico, come la Cambogia decidendo il rimpatrio forzato di tutti i lavoratori illegali. Una sorta di pulizia etnica non sanguinaria, ma non certo priva di crudeltà.
Quasi 200 mila lavoratori (ma alcune fonti giornalistiche dicono 250 mila) sono stati espulsi. Molti di loro sono stati caricati su camion militari come bestiame e rispediti senza troppi complimenti al confine.
Un esodo forzato attuato con metodi spesso brutali che secondo alcune associazioni per i diritti umani cambogiane è costata la vita a decine di migranti, morti di stenti o uccisi in scontri con i soldati.
Stessa sorte, ma con numeri ridotti è stata riservata ai lavoratori sans papier birmani.

L'allarme di Human rights watch: «Troppo potere nelle mani di Prayuth»

Un oppositore della giunta militare in Thailandia.

A lanciare l'allarme sul Paese è stato anche Human rights watch, secondo cui si è imboccata «una strada verso la dittatura».
Ha dichiarato Brad Adams, responsabile per l’Asia dell’organizzazione: «Da primo ministro e leader di una giunta militare, Prayuth ha un’enorme potere senza nessun controllo. È un giorno buio per il futuro della democrazia in Thailandia».
Nei giorni scorsi, poi, sono stati compiuti arresti di oppositori di alto profilo accusati di atti di terrorismo legati alla rivolte del 2009.
Ma anche la condotta personale del generale Prayuth desta più di un dubbio.
Dopo il golpe ha scritto il testo di una canzone dal titolo Ritorno alla felicità per la Thailandia, una ballata zuccherosa intrisa di propaganda.

  • Il video di Ritorno alla felicità per la Thailandia, la ballata scritta dal generale Prayuth (video da YouTube).

Il premier ha così iniziato a tenere monologhi televisivi in cui illustra i suoi progetti per il Paese, diffondendo inoltre sconcertanti perle di saggezza. Ha consigliato ai cittadini di Bangkok di cogliere 20 giacinti a testa dal letto del fiume Chao Phraya per evitare gli effetti infestanti della pianta.
Ha suggerito ai produttori di riso e di gomma di tagliare i raccolti per far salire i prezzi, ai poveri di lavorare di più per essere meno poveri, agli indebitati di smettere di fare shopping e agli alluvionati di compararsi delle barche. Ha sostenuto che i compiti dati dagli insegnati delle elementari sono troppo difficili: «Non li saprei fare neppure io». Ha poi dimostrato un’eccessiva scaramanzia affermando di essere vittima di «magia nera da parte degli oppositori» e di avere mal di gola e mal di schiena per le maledizioni confezionategli dai nemici e di aver fatto abluzioni con acqua santa per guarire.
RESTYLING DI GOVERNO. Ha infine imposto alla sede del governo un restyling costato circa 250 milioni di Baht (6 milioni di euro) e ispirato a una serie di rituali tradizionali, scaramanzie e principi feng shui.
Secondo il Bangkok Post le pareti sono state ridipinte di giallo, colore ritenuto di buon auspicio, gli ambienti sono stati arricchiti di fiori rigorosamente gialli e i sentieri sono stati riasfaltati per cancellare le «vecchie tracce» e il cattivo influsso dei predecessori.
IL RE RESTA IN SILENZIO. La prova della verità arriverà ora. Prayuth da primo ministro pleniponteziario avrà in mano le sorti della Thailandia con la benedizione del venerato, ma ormai evanescente, re.
Si tornerà a un sistema democratico nei tempi promessi? L’uomo forte in un recente discorso pubblico ha salutato il popolo con un invito che appare più inquietante che rassicurante: «Amatemi solo un poco, ma amatemi per tanto tempo».

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