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ESTERI 21 Settembre Set 2014 0754 21 settembre 2014

Cuba, gli Usa e il piano di destabilizzazione

Nel 2009 Washington reclutava latinos. Per fomentare il cambiamento. Ma fallì.

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La stretta di mano del presidente americano Barack Obama e del presidente cubano Raul Castro ai funerali di Nelson Mandela.

Gli Stati Uniti dai tempi della vittoriosa rivoluzione guidata da Fidel Castro a Cuba non hanno mai normalizzato i rapporti con L’Avana.
Da sempre motivo di preoccupazione per Washington, Cuba è stata protagonista di diversi momenti di tensione negli Anni 60 come il tentativo di invasione fallito nella Baia dei Porci e la crisi missilistica del 1961.
In piena Guerra Fredda pagò il suo allineamento all’Unione Sovietica con un duro embargo che viene mantenuto tutt’oggi, anche se il muro di Berlino è crollato da un pezzo.
Nonostante speranze e aperture, come la storica stretta di mano in Sudafrica tra Raul Castro e Barack Obama in occasione dei funerali di Nelson Mandela, o la promessa non mantenuta dello stesso presidente Usa di chiudere la base di Guantanamo, alla Casa Bianca non hanno cambiato idea e hanno elaborato un progetto volto a creare le premesse per una sollevazione contro il governo cubano.
GLI USA RECLUTAVANO GIOVANI LATINOS. A far emergere il piano americano ci ha pensato l’Associated Press che ha pubblicato i dettagli di un rapporto che fa riferimento al 2009, quando l’Usaid (Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale) ha lanciato un programma di reclutamento di giovani latinoamericani che sarebbero poi stati inviati in gran segreto a L’Avana con il dichiarato intento di fomentare il cambiamento politico. Una sorta di Primavera Cubana affidata a giovani dalla faccia pulita con un vero e proprio stipendio che, fingendosi turisti, eseguivano missioni sotto copertura. I loro obiettivi erano quelli di trovare persone da trasformare in attivisti antigovernativi, e per riuscire a intercettare i potenziali “ribelli” avevano organizzato persino un dibattito pubblico sulla prevenzione dell’Hiv.
L'INTERVENTO DELLE AUTORITÀ CUBANE. Uno stratagemma utilizzato per non destare sospetti nei confronti delle autorità e coprire attività e discorsi prettamente politici. Il loro attivismo però ha suscitato la curiosità di alcuni agenti di sicurezza cubani che hanno cominciato a interrogare i giovani latinos per scoprire l’identità dei loro finanziatori. Alla fine le indagini sono riuscite a scoprire che gli individui coinvolti nel progetto ricevevano direttive e consigli da seguire per evitare di finire tra le mani della polizia. Le cose sono cominciate a cambiare quando i funzionari americani hanno consigliato all’Usaid di sospendere i viaggi a Cuba spaventati dall’arresto di Alan Gross, cittadino americano fermato a L’Avana in flagrante mentre distribuiva del materiale elettronico alla comunità ebrea locale.

Il fallimento di ZunZuneo: un social per fomentare la rivolta

Proteste anti-Usa a Cuba.

Il tentativo di destabilizzazione reso noto dalla Associated Press rappresenta però solo la punta di un iceberg molto profondo. Ad aprile infatti Cuba era venuta a conoscenza di un altro piano per sabotare il governo castrista, ovvero quello di utilizzare i social network per far saltare il coperchio, un po’ come in parte accaduto nel corso delle Primavere Arabe.
Il Twitter cubano progettato per l’occasione si chiamava ZunZuneo, dal nome di un uccellino locale, ed era anche questo un progetto griffato Usaid. Il social network, lanciato nel 2009, doveva servire al duplice scopo di raccogliere informazioni sugli utenti e organizzare in un secondo tempo attività politiche antigovernative.
Lo scarso successo del progetto e il taglio progressivo dei fondi portarono poi ad abortire il progetto nel 2012. Ma l'episodio non ha fatto che alimentare le tensioni.
L'AVANA: «EMBARGO? DANNI PER 93 MLD». Tensioni dovute in primis al perdurare dell'embargo Usa a Cuba che, dopo l'istituzione avvenuta nel 1962, non è mai stato revocato e continua a produrre all’economia dell’isola danni ingenti, quantificati dall’ex ministro degli Esteri Felipe Pèrez Roque nell’ordine di 93 miliardi di dollari. Una cifra rilevante considerato che Cuba conta poco più di 11 milioni di abitanti e non dispone di molte risorse naturali sul proprio territorio.
Gli Stati Uniti sono rimasti l’unico Paese assieme a Israele a votare contro le mozioni dell’Assemblea generale dell’Onu per l'abolizione dell’embargo. L'ultima, nel 2013, è passata con 188 sì, tre astensioni (Palau, Micronesia e Isole Marshall) e due no - Washington e Tel Aviv appunto - ma nulla è cambiato.
L'ISOLA RIALLACCIA I RAPPORTI CON MOSCA. L’economia cubana dopo la caduta dell’Urss ha subito un tracollo quantificabile intorno al 34% del Pil dal momento che l’isola dipendeva in larga parte dal supporto di Mosca. A seguito di grandi sacrifici Cuba è riuscita a riprendersi riuscendo anche a tenere costante la spesa sociale, ma il perdurare del “gelo” nei rapporti con la Casa Bianca ha contribuito a ostacolare una maggiore integrazione nell’economia mondiale fino alla fine degli Anni 90. Negli ultimi tempi Cuba ha saputo creare nuovi legami con Paesi dell’America Latina come Venezuela e Brasile, ma anche riannodare il vecchio legame con il Cremlino. A luglio Vladimir Putin si è recato a L’Avana in visita ufficiale e ha colto l’occasione per cancellare il 90% dei debiti di Cuba contratti con l’Urss (35,2 miliardi di dollari). Nel nuovo scenario di nuova Guerra Fredda delineatosi dopo i recenti fatti in Ucraina tutto lascia pensare che questo riavvicinamento tra i vecchi alleati possa provocare nuove frizioni nei rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti.

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