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JOBS ACT 21 Settembre Set 2014 1447 21 settembre 2014

Lavoro, Renzi alla minoranza Pd: «Cascate male»

Il premier: «Cascate male». Art. 18, la Uil apre a modifiche. Nodo debiti Pa.

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Matteo Renzi nella sede del Partito democratico.

Matteo Renzi tira dritto sulla strada tracciata dal governo per il Jobs Act. Il 21 settembre il premier ha risposto alle accuse degli ultimi giorni sul tema lavoro con un messaggio chiaro alla minoranza del Pd: «Nel mio partito c'è chi pensa che dopo il 40,8% alle europee si possa continuare con un 'facite ammuina' per cui non cambia niente e Renzi fa la foglia di fico: sono cascati male, io ho preso questi voti per cambiare l'Italia davvero», ha detto al Tg2 il presidente del Consiglio.
EMENDAMENTI DELLA MINORANZA PD. È soprattutto la riforma del lavoro a scuotere il partito, alla vigilia di una settimana decisiva nella quale la minoranza Pd presenterà in Senato un pacchetto di emendamenti sui nodi più importanti. E proprio martedì 23 è previsto che il Jobs Act approdi in Aula a Palazzo Madama.
«L'Italia deve cambiare: sono anni che continuiamo a cambiare il governo ma non le cose», ha aggiunto il premier, «e così come riformando la Costituzione non stiamo attentando alla democrazia, con la riforma del lavoro vogliamo rendere più semplice il lavoro: nessuno vuole togliere diritti ma darli a chi non li ha avuti».
CUPERLO: «BASTA ULTIMATUM». «La delega sul lavoro è ancora troppo vaga», ha replicato Gianni Cuperlo, «chi fa il segretario e premier ha il dovere di indicare il percorso. Non possiamo accettare una discussione strumentalizzata per dividere il Pd tra innovatori e conservatori o minacciare decreti. Basta con le provocazioni e gli ultimatum».
UIL: «NON TOCCARE TUTELE ESISTENTI». Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, chiede a Renzi di «avere il coraggio politico di spiegare che cosa vuole fare con la legge delega: ascolti le parti sociali, e poi prenda le sue decisioni». «Si può decidere se starci a sentire o meno», ha aggiunto Angeletti, «ma si abbia il coraggio di spiegare, come avviene in tutti i paesi normali. Siamo disponibili al dialogo, ma guai a toccare le forme di tutela che ci sono già: un conto è avvicinare due mondi, ma quello che non si può fare è modificare l'articolo18 per chi già ce l'ha».

«Sfida vinta sui debiti Pa», ma Grillo e Squinzi attaccano

Renzi ha inoltre risposto a coloro che hanno accusato il governo di non aver rispettato l'impegno di estinguere i debiti della Pubblica ammistrazione entro il 21 settembre: «Tutti coloro che hanno avuto un debito e devono avere dei soldi dalla Pa, possono averli iscrivendosi al sito del ministero dell'Economia. Chi va sul sito del governo trova la pratica per poter ricevere i denari. I soldi ci sono e quindi il 21 settembre l'impegno a pagare i debiti 2013 è mantenuto».
NON PAGABILI 2-3 MILIARDI. Sull'argomento Palazzo Chigi ha precisato: «Gli unici non pagabili al momento sono i debiti della Pa sugli investimenti. Non 60 miliardi, come abbiamo letto, ma una cifra che oscilla tra 2 e 3 mld, che rischiano di farci sforare il 3%; vincolo europeo che intendiamo onorare e rispettare. Le risorse ci sono, ma rimane il problema di rispettare il patto di stabilità».
E ancora: «Grazie all'accordo tra governo, banche e Cdp, lo Stato si è messo nelle condizione di pagare tutti i debiti della Pa. E dunque è corretto sostenere che la sfida di liberare risorse per pagare tutti i debiti Pa è vinta». Palazzo Chigi indica al momento un computo di 30 miliardi di debiti solvibili.
GRILLO: «ENNESIMA BUGIA DI RENZI». Il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo ha però attaccato: «Ecco l'ennesima bugia del nostro premier che, balla dopo balla, ci sta portando verso il baratro. Renzi aveva promesso che avrebbe liquidato entro oggi (giorno di San Matteo) gli oltre 60 miliardi di pendenze arretrate delle pubbliche amministrazioni. Basta farsi un giro sul sito del Mef o leggere i giornali per scoprire che siamo a circa 30 miliardi effettivamente erogati. Tra l'altro si tratta di soldi in gran parte stanziati dai governi precedenti, per cui i meriti di Renzi sono pressoché pari a zero».
Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato che le aziende sono ancora in dfficoltà anche per i debiti della Pa. Mentre sull'articolo 18 è stato chiaro: «Bisogna abolirlo».

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