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L'ANALISI 22 Settembre Set 2014 1045 22 settembre 2014

Guerra all'Isis, incognita Iran

La Guida suprema gela Obama, riavvicinandosi a Putin. Ma sulla successione...

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Per fermare i jihadisti dello Stato islamico, il ruolo di contenimento dell'Iran in Iraq e in Siria è indispensabile.
Consiglieri del presidente americano Barack Obama e super-strateghi della Nato lo hanno fatto chiaramente presente, con prese di posizione anche pubbliche, auspicando una collaborazione tra Washington e Teheran.
Ma poi il braccio destro di Obama, il segretario di Stato John Kerry, con toni altisonanti ha escluso gli iraniani dalla Conferenza di Parigi della Coalizione anti-Is, volando a Riad dagli alleati di sempre.
IRAN, SANZIONI ANTI-CRESCITA. La scena, un remake della Conferenza flop di Ginevra 2 sulla Siria, non apre molti spiragli al cambiamento storico che avrebbe dovuto portare la presidenza di Hassan Rohani. Un anno fa, il neo-insediato successore di Mahmoud Ajmadinejad parlava al telefono con Obama, twittando entusiasta l'accaduto.
Un paio di mesi dopo, Rohani riusciva a firmare l'accordo provvisorio sul nucleare che, dal 2014, avrebbe parzialmente sbloccato le sanzioni. Ai fuochi d'artificio è seguito però un tira e molla, da ambo le parti, che mira ha ricreare lo status quo.
IS, GRAN RIFUTO DI KHAMENEI. L'Iran da allora è più in salute, per la ripresa dell'import-export. Basti pensare che le vendite di petrolio si sono impennate di oltre il 20%. Gli americani, poi, hanno bacchettato con nuove multe le imprese straniere, per presunti aiuti al programma nucleare iraniano.
Dall'altra parte Rohani è ostacolato in patria dall'ala conservatrice e militare. I negoziati per l'intesa definitiva sull'atomo si sono arenati. E anche Khamanei, dopo il due di picche di Parigi, ha sbattuto la porta in faccia agli Usa: «Kerry ci ha chiesto personalmente di cooperare sull'Is. Ma abbiamo detto di no», ha chiosato la Guida suprema.

No di Khamenei dall'ospedale agli Usa. La svolta mediatica della Guida suprema

Neanche stavolta sapremo chi ha davvero tirato il freno a mano. Ma chiaramente, in entrambi i Paesi, grandi forze remano contro il riavvicinamento.
Gli Stati Uniti hanno lasciato aperta la porta all'Iran per una «condivisione di informazioni di intelligence». Ma tutto, come sempre in passato e come probabilmente avviene anche sull'Is, deve essere gestito nelle retrovie. «La presenza della Repubblica islamica tra i 40 Paesi della coalizione è inopportuna, per la sua implicazione nel conflitto siriano», ha spiegato Kerry, omettendo di dire che darebbe anche molto fastidio ad Arabia Saudita e Israele.
WATCHDOG DELL'ISLAM. Ma restare dietro le quinte è confortevole pure per l'Iran, che mantiene così la sua posizione di cane da guardia anti-israeliano e anti-americano tra la vasta opinione pubblica musulmana. La gestione del consenso è un tema caro alla Guida suprema che con il successo globale dei social media ha felpatamente cambiato strategia comunicativa.
Si è scritto infatti molto dei cinguettii impulsivi e censurati di Rohani, o del suo team che lo accompagna nei viaggi di Stato. Ma non abbastanza dell'account Twitter in tripla lingua (farsi, arabo, inglese) imbastito dall'entourage di Khamenei, costantemente aggiornato con le foto e le dichiarazioni della massima autorità politica, religiosa e militare iraniana.
LA SVOLTA MEDIATICA. In occasione del recente ricovero per un'operazione alla prostata, la Guida suprema ha fatto entrare fotografi e cameraman nella sua camera, mostrandosi a «in via di guarigione» e, «in buona salute», dopo le dimissioni.
Su Twitter sono apparse le immagini della degenza e, attraverso Youtube è stato diffuso il suo video mentre recita, a letto, una poesia. Uscendo dai corridoi della clinica, Khameni ha infine lanciato la sua invettiva contro la nuova guerra degli Usa in Iraq: «Sull'Is hanno le mani sporche. In ospedale avevo un hobby. Ascoltare i commenti degli ufficiali americani sull'attacco!».

I rumors di successione e la nuova Guerra fredda: un futuro incerto

Dalla nomina nel 1989 non era mai trapelato nulla sulle condizioni di salute della 75enne Guida suprema, scelto come giovane successore di Ruhollah Khomeini senza essere neanche ayatollah e dato svariate volte come «malato terminale di cancro».
L'OPERAZIONE DI GLASNOST. Prima le sue frequenti scomparse dalla scena pubblica venivano censurate, come i conseguenti e puntuali tam tam sull'imminente successione. La svolta di formale glasnost - naturalmente «l'operazione di routine» non ha avuto complicazioni, «nessuna preoccupazione» - ha riaperto il totonomine iraniano sulla «probabile transizione verso la terza Guida suprema»: Khamenei ha un tumore alla prostata? Perché l'ex presidente riformista Kathami non è andato a trovarlo? Quali saranno le prossime mosse dell'entourage khomeinista?
Quantomeno la strategia mediatica è riuscita a ricompattare il popolo iraniano verso la massima autorità della teocrazia in un momento di grande incertezza.
ROHANI SULLA GRATICOLA. Sul fronte interno, i ministri più riformisti vengono ostacolati o addirittura destituiti dal parlamento come l'ex responsabile del dicastero di Scienza e Tecnologia, Reza Faraji Dana, perché vicini ai contestatori del Movimento verde del 2009.
Faide interne a parte, anche le acque della politica internazionale sono stagnanti.
Come l'Iran, gli Stati Uniti non hanno avuto il coraggio di invertire rotta. E, per quanto lobbisti iraniani vicini a Washington come l'analista Trita Parsi siano convinti delle trattative sotterranee in corso e fruttuose tra i due nemici storici, il vento soffia nella direzione opposta.
DI NUOVO NON ALLINEATI. Sulla guerra contro il Califfato, la posizione ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) è che la «coalizione anti-Is punta a distruggere il governo e il popolo siriani del Fronte di resistenza islamica».
Teheran avrebbe volentieri evitato una seconda Guerra fredda, per trattare con gli Usa sull'Iraq, come, nel 2001, avvenne sull'Afghanistan. Ma la Siria è uno spartiacque: di fronte a una spaccatura tra gli Stati Uniti e la Russia, Teheran e Washington si sono riallineati su assi antagonisti.
Al contrario che per la lotta a Osama bin Laden, Khamenei ha escluso pubblicamente forme di collaborazione. E un anno dopo la telefonata americana, il governo iraniano informa che questo settembre «non ci sarà un incontro tra Obama e Rohani all'annuale Assemblea generale dell'Onu».

Twitter @BarbaraCiolli

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