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PALAZZO 23 Settembre Set 2014 1631 23 settembre 2014

Consulta, Forza Italia verso Paniz

Fumata nera. Fi starebbe convergendo su Paniz o Guzzetta. Pd per Violante.

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Donato Bruno nell'Aula di Montecitorio.

Mentre il voto dei due membri laici della Consulta è finito nell'ennesima - 14esima per la precisione - fumata nera, Forza Italia e Pd sono arrivati a un accordo per il Consiglio superiore della Magistratura. A Palazzo dei Marescialli sono stati eletti Pierantonio Zanettin (Fi) e Paola Balducci (Sel).
LA CONFERMA AZZURRA. La conferma era arrivata da una nota congiunta dei capigruppo di Forza Italia a Senato e Camera, Paolo Romani e Renato Brunetta: «Con l'intento di consentire la piena funzionalità dell'organo di autogoverno della magistratura, così come indicato più volte anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i parlamentari di Forza Italia, nelle votazioni del parlamento in seduta comune si concentreranno sull’elezione dei due membri laici del Csm, Zanettin e Balducci. Per quanto riguarda la Corte Costituzionale i parlamentari di Forza Italia voteranno scheda bianca, per evitare la sovrapposizione con l'elezione dei membri del Csm e lo stallo delle decisioni».

In Forza Italia spunta il nome di Paniz

Maurizio Paniz.

Resta invece congelata l'elezione dei due membri della Consulta. Pd e Fi, ufficialmente, non retrocedono dal ticket Violante-Bruno. Anche se nelle ultime ore, nel centrodestra, sembrano crescere vertiginosamente le quotazioni dell’ex deputato Maurizio Paniz, che stando ai rumors da Transatlantico scalzerebbe la candidatura di Bruno apparso scuro in volto e visibilmente contrariato alla Camera durante le operazioni di voto.
BRUNO VERSO IL PASSO INDIETRO. Contro il vicepresidente al Senato di Fi, giocano le indagini sul caso Ittierre. Tanto che lo stesso Bruno, pur ribadendo di non aver al momento «ricevuto alcun avviso di garanzia», ha aggiunto che «qualora ci fosse un provvedimento di rinvio a giudizio» non avrebbe «nessuna remora a prendere le opportune decisioni».
Ma anche la candidatura di Paniz non è scontata. I dubbi che frenerebbero la netta (e ufficiale) convergenza di Fi verso l’avvocato veneto riguardano la posizione che tenne sul caso Ruby. Memorabile il suo intervento in difesa della tesi che Berlusconi fosse convinto che la marocchina fosse la nipote di Mubarak.

Non solo. A pesare è anche la sua attuale posizione di difensore di Valter Lavitola, imputato in diversi procedimenti in cui è coinvolto anche l’ex premier Silvio Berlusconi.
«Ma questi sono argomenti poco incisivi», spiega una parlamentare azzurra, «alla fine il Cavaliere è stato assolto dalle accuse di prostituzione minorile, e difendere i propri clienti è ciò che fanno tutti i penalisti per vivere, anche quelli di sinistra…».
IPOTESI GUZZETTA. Se anche il nome di Paniz dovesse essere depennato dalla lista, allora in pole position per il centrodestra ci sarebbe il costituzionalista Giovanni Guzzetta, ordinario alla facoltà di Giurisprudenza di RomaTre, membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, in passato capo di gabinetto di Brunetta al ministero della Pubblica amministrazione, e promotore di varie iniziative referendarie, tra cui quella sul semipresidenzialismo tanto caro proprio a Berlusconi.
Il diretto interessato, interpellato da Lettera43.it, non conferma né smentisce: «Non ho avuto alcuna comunicazione, ma ovviamente sono a disposizione qualora servisse un profilo come il mio».
L’impasse sarà definitivamente sciolta entro la prossima settimana, al rientro del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dalla visita diplomatica negli Stati Uniti.
IL GIALLO DI GUERINI. C’è poi un piccolo “giallo” che riguarda il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, e l’ex ministro forzista Paolo Romani. Il braccio destro di Renzi, conversando con i cronisti, aveva dichiarato che a San Lorenzo in Lucina era «in corso una riflessione» su Bruno, svelando forse le strategie del partito di Berlusconi. Queste parole non sono andate giù al presidente dei senatori azzurri, che ha risposto con una frase dura ma non polemica: «Non mi è sembrato molto elegante, forse gli è scappato...».
BOSCHI METTE PACE. L’equivoco è stato poi chiarito in un lungo colloquio nei corridoi della Camera con Maria Elena Boschi. Il fedelissimo berlusconiano e la ministra, dopo aver parlato per qualche minuto si sono poi lasciati con un sorriso e una stretta di mano.
Segno che la trattativa prosegue, e la soluzione allo stallo che rischia di rallentare anche l’iter parlamentare del Jobs Act, potrebbe essere più vicina di quello che sembra.

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