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ATTACCO 23 Settembre Set 2014 0941 23 settembre 2014

Pd, Cuperlo: «Il partito non è una caserma»

«Renzi ha vinto il congresso e ha il dovere di dirigere. Non di comandare».

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Gianni Cuperlo.

Continuano le tensioni all'interno del Partito democratico. Secondo l'ex presidente Gianni Cuperlo, «un partito non è una ditta né una caserma. È una comunità. E non apprezzo gli appelli alla disciplina a stagioni alterne: alcuni di quelli che ora la invocano, sul capo dello Stato hanno votato come gli garbava».
«CHI VINCE DIRIGE, NON COMANDA». Intervistato dal Corriere della Sera, Cuperlo ha detto: «Non vale la logica del prendere o lasciare. Chi vince il Congresso ha il diritto e il dovere di dirigere un partito, non di comandare. Però, per citare una persona molto amata da Renzi, Don Milani, siamo in grado di sortirne insieme».
Sull'articolo 18, ha aggiunto: «Spero che nessuno pensi a regolamenti di conti. Non mi sento un gufo, né un guastatore. Ma non accetto nemmeno toni ultimativi. Se è così marginale, perché farne il fulcro? Perché non si mette al centro il fatto che l'accesso ai servizi per il lavoro oggi è un diritto di cittadinanza?».
«SFOLTIRE LA GIUNGLA DEI CONTRATTI». «Voglio trovare una soluzione. Lo scriviamo che il reintegro non si discute in caso di discriminazione per motivi religiosi, politici e sindacali, di etnia, genere e orientamento sessuale?», ha chiesto Cuperlo.
«Per il resto possiamo discutere della durata in cui si arrivi alla tutela, dopo il periodo di prova». In merito agli emendamenti che saranno presentati, «bisogna sfoltire la giungla dei contratti. Bisogna mettere sul tavolo le risorse per estendere tutele e formazione. E poi», ha concluso Cuperlo, «entrare nel merito del salario minimo per chi non ha un contratto e dei nuovi ammortizzatori».

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