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INTERVISTA 24 Settembre Set 2014 0600 24 settembre 2014

Curzio Maltese: «Conflitto di interessi? Falsità»

Libero e Dagospia? «Buffoni». Il giornalista a L43 sulla questione doppio incarico.

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da Bruxelles

Il paragone con la schiera di politici che non rinunciano al doppio stipendio proprio non gli va giù.
Curzio Maltese, editorialista del quotidiano la Repubblica ed europarlamentare della lista Tsipras, rispedisce al mittente le accuse di conflitto di interessi lanciate dal sito Dagospia e riprese da numerosi quotidiani italiani, Libero in testa.
«ALTRI PARLAMENTARI DIRIGONO GIORNALI». «Io potrei continuare a stare a Repubblica a stipendio pieno perché non solo è legale ma ci sono quattro-cinque parlamentari europei che sono direttori di giornali».
Nel suo gruppo parlamentare, la Gue, per esempio oltre a Barbara Spinelli, anche lei collaboratrice di Repubblica, c'è Patrick Le Hyaric, direttore dello storico giornale della sinistra francese l'Humanité.
CONTRATTO PART TIME CON REPUBBLICA. Maltese, invece, sin dal primo momento in cui si è candidato alle elezioni europee ha deciso, in accordo con il suo direttore, di continuare a scrivere ma con un «contratto di collaborazione part time, che per inciso», racconta a Lettera43.it, «non è proprio di mercato, e ho accettato perché ci tengo molto a collaborare per la Repubblica e ci tiene molto anche il direttore Ezio Mauro. Fine della storia».

Curzio Maltese ha ricevuto 31.980 preferenze alle elezioni europee del 25 maggio. © ImagoEconomica

DOMANDA. Lei respinge le accuse di conflitto di interesse, però il doppio stipendio lo prende?
RISPOSTA. Io non prendo due stipendi, io faccio due lavori, che è diverso. Vado a Bruxelles e le mie presenze le potete controllare. Sono mancato solo un giorno a Strasburgo e hanno scritto che io e Barbara Spinelli siamo due assenteisti. Quel giorno invece ero in piazza con Tsipras a Roma e se non ci fossi andato avrebbero criticato la mia assenza.
D. Al parlamento europeo ci va, ma al giornale?
R.
Io potrei continuare a stare a Repubblica a stipendio pieno perché non solo è legale ma ci sono quattro-cinque parlamentari europei che sono direttori di giornale. Per fare il giornalista non devo certo chiedere il permesso a Maurizio Belpietro o a quel buffone di Dagospia.
D. E al Comitato di redazione (Cdr) del suo giornale invece?
R.
Io ho semplicemente detto al Cdr che non per volontà della direzione del giornale ma per l'iniziativa impropria di un amministratore, a un certo punto, mi avevano messo in congedo di ufficio. E invece io potrei legalmente rimanere in carica, ma non lo faccio per questioni di opportunità, perché appunto ho già uno stipendio.
D. Però si tiene una collaborazione.
R.
Sì perché voglio scrivere, lo faccio da 35 anni, lo faccio discretamente e il mio giornale è contento.
D. Ma la decisione di collaborare e recedere dal contratto da editorialista l'ha presa prima o dopo essere stato messo in congedo forzato?
R.
Ben prima, il giorno che ho deciso di candidarmi per la lista Tsipras sono andato da Ezio Mauro: mi disse che non avrei più scritto di politica - ovviamente- e mi propose una collaborazione, perché nel caso fossi stato eletto non voleva che smettessi di scrivere per il giornale.
D. Quindi lavora ancora per il giornale?
R.
Fa parte delle mie convinzioni politiche non lasciare il mio posto di lavoro, perché io non voglio fare il politico per il resto della mia vita.
D. Però adesso è quello che fa...
R.
Ho detto chiaramente che mi sono candidato perché in Italia la politica professionale è fallita, uno nella vita, che abbia 30 anni o 40 come Renzi o 50 come me, non è giusto che faccia soltanto il politico. Io faccio questo mandato, uno solo, e poi non mi ricandido.
D. Per questi cinque anni poteva fare solo questo però...
R.
No, perché non ho intenzione di smettere di scrivere e non ho intenzione di fare il politico a vita. Dov'è lo scandalo? In Italia c'è gente che ha mantenuto per anni doppi incarichi pubblici, che ha contratti in Rai e incarichi amministrativi. Gente che ha rubato. Mi spieghi in questo contesto qual è il problema: uno come me che tra l'altro rinuncia al proprio stipendio e lo sostituisce con una collaborazione a pezzo?
D. Ci sono collaboratori che prendono 500 euro per scrivere un articolo e altri che ne prendono 50. Lei?
R.
Diciamo che ho un contratto molto al di sotto del mercato. Io guadagnerei molto di più a fare l'editorialista che l'europarlamentare dove ho uno stipendio di 6 mila euro.
D. Quindi non ha più il contratto da editorialista da 10 mila euro al mese?
R.
No e alla fine di questo ambaradan, facendo il collaboratore e il deputato, avrò lo stesso reddito che avevo quando ero solo editorialista. E faccio due lavori. Mi spieghi dov'è lo scandalo? Pago le tasse su entrambe. E non devo certo giustificarmi con un sito come Dagospia, che non voglio chiamare giornalismo.
D. E con i suoi colleghi?
R.
Io ho una collaborazione su Repubblica, perché al giornale interessa che io non sparisca. Certo non scrivo di politica, ma siccome sto in un posto dove è più facile per me avere relazioni con Mario Draghi o con Jean Claude Juncker che se faccio l'editorialista a Roma, stare qui è un vantaggio per me e per il giornale.
D. Ci spieghi meglio.
R.
Qui posso accedere a più informazioni. Per esempio a quelle statistiche che non danno ai giornalisti ma danno ai parlamentari. E tutto questo costa alla mia azienda molto meno di quanto costi darmi uno stipendio, ma molto meno.
D. Infatti il conflitto di interessi non è verso il giornale, ma rispetto al suo ruolo pubblico come europarlamentare.
R.
Ma a Bruxelles sono molto rigorosi nel controllo dei conflitti e dei doppi incarichi. Basta vedere il caso del ministro dell'Ambiente spagnolo Miguel Arias Cañete: nel suo Paese svolgeva quel ruolo pur avendo azioni di una società dedicata allo stoccaggio e la fornitura di carburante. Appena è stato nominato commissario europeo le ha dovute vendere.
D. E a lei nessuno ha detto nulla?
R.
No, ma perché qui non esiste quel tipo di giornalismo di m... Esiste solo in Italia, dove la gente non sa nulla di cosa si fa al parlamento europeo e vive di pettegolezzi e diffamazioni inventate. Sono 20 anni che a me il Giornale rompe le scatole inventandosi di tutto, ed è mai venuto fuori qualcosa di serio? No, perché sono una persona perbene e lo sono anche in questa vicenda.
D. Insomma ha la coscienza a posto?
R.
Io faccio una cosa che è oltre l'obbligo legale, che consiste nel non avere doppi incarichi pubblici o partecipazioni azionarie. Al parlamento non interessa se faccio il giornalista, non sono nel consiglio di amministrazione del giornale, ma scrivo articoli.
D. Sì ma facendo parte della commissione Trasporti e Cultura di che cosa potrà scrivere senza 'usare' le informazioni che ha come deputato?
R.
Io non posso scrivere di politica, ma di cultura sì.
D. E non c'è conflitto?
R.
No, è utile alla commissione Cultura che io diffonda informazione su questo tema.
D. In pratica è il lobbista di se stesso?
R.
Il conflitto di interessi si pone se io scrivo un editoriale sul mio giornale attaccando un mio avversario politico, ma non lo farò. Anche se poi in quanto politico sono libero di scrivere di politica dove voglio, come fanno tutti i politici.
D. Dovremo cercarla sotto qualche pseudonimo alla Ghino di Tacco?
R.
No, ma lo fanno tutti.
D. L'etica giornalistica è morta?
R.
Qui l'unica posizione morale è la mia: io potrei prendere lo stipendio da Repubblica, invece mi metto in aspettativa e collaboro con il mio giornale con il quale ho un legame da 20 anni, è la mia casa.
D. Quindi non è vero che aveva lottato per rimanere editorialista e continuare a percepire 10 mila euro al mese?
R.
Ma no. Ho semplicemente detto che non scrivo gratis. Io ho due difetti: non lavoro gratis, magari sottopagato sì, e mi batto perché nel mio giornale i giovani collaboratori non vengano sfruttati in quel modo.
D. Non si sente nel torto?
R.
No, il mio è un rapporto che ho con un datore di lavoro privato. Potrei essere remunerato in pieno ma visto che voglio impegnarmi seriamente nel parlamento europeo e potrò dare a Repubblica solo un impegno part time, ho un contratto part time (contratto giornalistico di collaborazione articolo2, ndr). Fine della storia. Non devo rendere conto a nessuno, solo ai lettori.
D. E se scrive cose che le interessa scrivere in quanto deputato e non giornalista?
R.
Se io scrivo un pezzo su quanto è bella Venaria Reale e come sia un esempio buono di turismo culturale del Paese, devo rispondere se scrivo cose sbagliate. Invece Dagospia e Libero di cose sbagliate campano, ma loro hanno degli altri lettori, io ho dei lettori più intelligenti.
D. Che non credono a quello che è stato scritto?
R.
Se uno dà retta a Dagospia è un imbecille. Io Dagospia non lo apro da 15 anni, ora sono costretto a interessarmi di questa spazzatura perché si è occupata di me scrivendo delle balle.
D. Tsipras non si è lamentato?
R.
No, la lista Tsipras è fatta anche di scrittori e giornalisti che continuano a lavorare nel loro Paese. A Tsipras non viene neanche in mente di dirmi qualcosa. E poi io scrivo, non devo timbrare il cartellino, posso scrivere ovunque.
D. La polemica quindi è tutta italiana?
R.
In Italia devo rendere conto a dei buffoni, che hanno avuto in passato datori di lavoro condannati? Berlusconi, l'idolo di Belpietro, è stato condannato per evasione fiscale e io mi devo giustificare perché ho un contratto low cost con Repubblica? Belpietro è uno che è stato condannato a quattro anni per aver diffamato il giudice Gian Carlo Caselli, io faccio questo lavoro da 35 anni, ora il parlamentare da due mesi e condanne per diffamazione non ne ho.

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