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IPSE DIXIT 24 Settembre Set 2014 1450 24 settembre 2014

Grillo, gli attacchi a Bersani e al Pd

Gli sfottò del capo M5s. Che si rivolge alla fronda Pd. Ma la risposta è picche.

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Beppe Grillo

Affossare il governo val bene uno strappo ai dogmi. E così dal blog di Grillo, in un post firmato Aldo Giannuli, ci si rivolge alla minoranza Pd - o, per essere filologicamente corretti alla minoranza Pdmenoelle - invocando addirittura una linea comune con i dissidenti dem. L'obiettivo? Semplice: «Mandare a casa Renzi», che «sta riuscendo dove non sono riusciti Monti e Berlusconi, sta trattando la Cgil come uno straccio per la polvere: compagni del Pd cosa aspettate a occupare le sedi e far sentire la vostra voce?».
LO TSUNAMI PERDE FORZA. Evidentemente, lo tsunami promesso da Grillo e dai suoi, il mandiamoli-tutti-a-casa, ha perso forza, se il capo pentastellato è giunto alla conclusione che da solo poco può fare contro il 40,8% incassato alle Europee dal partito di Renzi. Nonostante, secondo i sondaggi, navighi tuttora su un 20% di consensi.
E così ben venga un'alleanza con la fronda democratica. Con gli uomini e le donne di «Gargamella», o se si preferisce dello «zombie» o del «fallito». Lo stesso Pier Luigi Bersani che, da premier incaricato, chiese alla delegazione pentastellata - composta da Roberta Lombardi e Vito Crimi - nella prima diretta streaming, di «aiutarlo a governare».




Le battute al vetriolo contro l'ex segretario del Pd e contro il partito negli ultimi anni, del resto, si sono sprecate.
«IL NON MORTO DI UN PARTITO MAI NATO». Il 22 maggio 2012, per esempio, Grillo diede a Bersani semplicemente del «non morto (ma quasi) di un partito mai nato», perché disse di aver «non vinto» a Parma, Comacchio e Mira. Una dichiarazione folle, secondo Grillo, che rendeva necessario l'arrivo «di un'ambulanza per un Tso».
Non solo. Il comico definì negli stessi giorni l'allora leader Pd «il pollo che si crede un'aquila». Rispondendo all'invito a un confronto sui temi del Lavoro con un: «Prima di parlare di lavoro, Bersani dovrebbe lavorare, ci provi, in futuro ne avrà bisogno».

«Del Pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo»

Pier Luigi Bersani.

Insomma, Bersani non è mai andato a genio a Beppe. Perché, era il primo marzo 2013, «fuori dalla storia». «I giochini sono finiti», prevedeva Grillo, «e quando si aprirà la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del Pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo. Se il Pdmenoelle vuole trasformare Camera e Senato in un Vietnam il M5S non starà certo a guardare».
«VERTICI DEM, VOLGARI ADESCATORI». Non è andata meglio ai vertici democratici accusati di comportarsi come «volgari adescatori». Niente accordi, vade retro inciuci. «I gruppi parlamentari del Movimento 5 stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi», è sempre stata la linea del leader. «È presente nel Codice di comportamento degli eletti portavoce del M5s in parlamento. È stato firmato da tutti i candidati e reso pubblico agli elettori prima delle elezioni, Queste regole erano note a tutti, al Politburo del Pdmenoelle compreso».
Poche settimane dopo, il 28 marzo 2013, Grillo era tornato all'attacco.
«I PADRI PUTTANIERI DELLA PATRIA». Mentre i capigruppo M5s di Camera e Senato incontravano la delegazione Pd, dalla spiaggia di Bibbona, Grillo dichiarava ai cronisti: «Bersani? Si adatterà, si riciclerà per trovare qualche soldo. Oppure andrà a fare lavori socialmente utili». Etichettandolo, al pari di Massimo D'Alema, Silvio Berlusconi e altri, «padre puttaniere della patria».

La sinistra dem risponde picche

Pippo Civati.

Non stupisce dunque, se il 17 aprile 2013, durante le trattative per l'elezione del capo dello Stato, Grillo tuonasse: «Bersani-Gargamella ha fatto le Berlusconarie. I votanti erano due: lui e lo psiconano. Sono stati scelti D'Alema e Amato, personaggi di garanzia giudiziaria al posto di una figura di garanzia istituzionale». Quello voluto da Bersani «è il suicidio della Repubblica di cui lui e solo lui sarà il responsabile».
«PD, UN ECTOPLASMA POLITICO». Mentre il 13 luglio 2013, il comico parlava del Partito democratico come un «ectoplasma politico» dopo la notizia della della legge presentata da Massimo Mucchetti e Luigi Zanda, che prevede la sostituzione dell'ineleggibilità di chi è titolare di concessioni pubbliche con l'incompatibilità con il ruolo di parlamentare. Un modo per «salvare ancora» Berlusconi.
CIVATI, CANE DA RIPORTO. Chissà cosa penseranno ora dell'appello anti-renziano molti dei cofirmatari di quella legge, di fatto esponenti della minoranza dem. E uno dei leader dei dissidenti, Pippo Civati. Perché anche al suo indirizzo Grillo non le ha mandate a dire, definendolo «cane da riporto» e «uccello da richiamo perfetto» prendendo in giro la sua attività di scouting tra le fila dei pentastellati.
Basterà l'anti-renzismo a convincere i pdmenoellini a unirsi alla battaglia a 5 stelle?
IL NIET DELLA FRONDA. Per ora pare proprio di no. Per Gianni Cuperlo «far cadere Renzi sarebbe da irresponsabili». Sulla questione del lavoro «discuteremo nel Pd e troveremo una soluzione unitaria e utile a riformare il mercato del lavoro in modo positivo e moderno. La sinistra non lavora per far cadere il governo ma per aiutarlo a fare riforme migliori».
Toni simili per Miguel Gotor che definisce il leader M5s «un piccolo ayatollah» che «vuole solo indebolire il Pd». E su Twitter si fa sentire anche il capogruppo dem alla Camera Roberto Speranza: «Caro Grillo è il tuo populismo il vero nemico della sinistra. Il Pd vuole riforme e diritti per tutti. Tu stai con Farage».

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