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RIFORMA 24 Settembre Set 2014 1748 24 settembre 2014

Jobs act, Renzi: «Basta passi indietro»

Il premier da New York: «Ascoltiamo tutti ma decide la direzione. Il Pd si adegua».

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Il premier italiano Matteo Renzi con la moglie Agnese a New York col presidente americano Barack Obama e la first lady Michelle.

Ci sono argomenti su cui il premier Matteo Renzi non transige. E il Jobs act è uno di questi. Mentre la Cgil ha aperto sull'articolo 18 Renzi ha insistito sull'importanza della riforma del lavoro in tempi stretti, e dopo la spaccatura interna al Pd sancita dai sette emendamenti presentati dalla minoranza in Senato, ha chiarito che «parliamo con tutti» ma anche che, dopo il voto della direzione, tutto il Pd dovrà adeguarsi.
«SI DECIDA IN DIREZIONE». Premettendo che le discussioni «possono aiutare a uscire più forti», il capo del governo ha ribadito: «Lunedì presenterò in direzione le mie idee» sulla riforma del lavoro, che «sono condivise», poi «ci sarà un dibattito, si discute e alla fine si decide, si vota e si fa tutti nello stesso modo, si va tutti insieme».
Renzi ha proseguito: «Cambiare noi stessi per tornare a essere l'Italia è il mio programma di governo. In Italia abbiamo buone idee ma non siamo capaci per realizzarle perché amiamo il presente ma la più importante esperienza per l'Italia è il futuro».
«TROPPI DISOCCUPATI». Per il premier, «il primo obiettivo è cambiare il mercato del lavoro perchè è focalizzato sul passato e quindi ci sono troppi disoccupati».
ART.18: MARCHIONNE ATTACCA, CAMUSSO APRE. Il dibattito sull'articolo 18 resta acceso, non solo sul fronte politico. Da un lato, l'amministratore delegato di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, ha sostenuto che l'articolo 18 «sta creando disagi sociali e disuguaglianze»: «Questa», ha detto, «non è giustizia» e che la riforma del mercato del lavoro è un segnale. Dall'altro, il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, ha continuato a difendere il diritto al reintegro, convinta che cancellare l'articolo 18 significhi rendere il lavoro «più servile», ma ha aperto sulla possibilità di discutere il numero degli anni in cui lasciarlo 'sospeso':
PASSI AVANTI IN VISTA DELLA DIREZIONE PD. All'interno del Pd, intanto, si sono intensificati i contatti tra le diverse anime, proprio in vista dell'appuntamento di lunedì, per arrivare ad una mediazione sul Jobs act. L'attesa è per il ritorno del premier dagli Usa ma qualche esponente dei giovani turchi ha assicurato che si avvertono i primi segnali positivi dal governo e dal partito. Tra i senatori della minoranza Pd firmatari degli emendamenti presentati il 23 settembre (tra cui quello di garantire la piena tutela dell'articolo 18 dopo tre anni ai neoassunti con contratto indeterminato a tutele crescenti), Maria Grazia Gatti ha sottolineato che, rispetto a possibili mediazioni e punti di caduta, «ancora non c'è alcun punto di avanzamento significativo», ma che «c'è la disponibilità a trovare una soluzione, però il reintegro deve esserci. Possiamo ragionare sulle condizioni e sui tempi».
ESAME DELLA DELEGA IN SENATO. Nel tardo pomeriggio ha preso il via l'esame della delega nell'Aula del Senato. Gli emendamenti complessivamente presentati sfiorano quota 700 (689 per l'esattezza), di cui oltre 500 da Sel (353) e Movimento 5 stelle (158). Da Fi e Lega, per entrambi, 48 proposte di modifica. Il Pd, nel suo complesso, ne ha presentati 31; 9 a firma Sc. Nessuno, così come annunciato, da Ncd. Tra quelli di Sinistra ecologia e libertà, la proposta di limitare il periodo «senza tutele» ad un massimo di sei mesi-un anno, oltre il quale c'è poi per tutti l'articolo 18; le cui garanzie, anzi, vanno estese alle imprese di qualunque dimensione (non solo oltre i 15 dipendenti).
GRILLO, APPELLO ALLA FRONDA DEM. Cogliendo lo strappo interno, il blog di Beppe Grillo in un post si è rivolto alla minoranza Pd: «Compagni del Pd cosa aspettate ad occupare le sedi e far sentire la vostra voce?». E ancora: la battaglia per l'articolo 18 è «'occasione per mandare a casa Renzi».
Una «stupida provocazione», ha commentato il deputato del Pd e leader di Sinistradem, Gianni Cuperlo: «Far cadere Renzi sarebbe da irresponsabili». Sulla questione del lavoro «discuteremo nel Pd e troveremo una soluzione unitaria e utile a riformare il mercato del lavoro in modo positivo e moderno».

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