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MAMBO 24 Settembre Set 2014 1206 24 settembre 2014

Renzi ora pensi a ricostruire il Paese

Il premier rischia di creare il deserto attorno a sé. Dopo la rottamazione, meglio ascoltare la vecchia guardia. E rispettare il passato.

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Il premier Matteo Renzi.

Il divorzio fra Matteo Renzi e il Corriere della Sera non avrebbe potuto essere più clamoroso. Il solitamente pacato Ferruccio De Bortoli, nel giorno del nuovo inizio del quotidiano milanese, affida a un breve editoriale parole severe sul premier con persino quella malizia finale di indicare nel profumo di massoneria una delle colpe del nuovo corso renziano.
Non indago sulle ragioni del Corriere. Cioè su che cosa abbia spinto a passare così nettamente all’opposizione. Non mi piace analizzare un giornale come se fosse un partito, anche quando lo è, ma non è questo il caso.
IL RISCHIO DESERTIFICAZIONE. Il tema è che attorno a Renzi stanno accadendo due cose che cambieranno il suo destino. La prima è che, a furia di sparare a zero contro tutti, il premier sta facendo il deserto attorno a sé. Gli resteranno pochi e fidati amici. Non è così che si governa. Persino il Duce, preso il potere, capì che con i suoi diciannovisti non andava da alcuna parte e dialogò con l’Italia reale, tranne quelli che volle punire e colpì con eccezionale durezza.
IL MOMENTO DELLA PARS CONSTRUENS. C’è nella storia delle leadership la fase di ascesa, rivoluzionaria quanto si vuole, ma poi c'è la fase in cui si costruisce e si costruisce anche con l’aiuto del «vecchio». Noi siamo il Paese che ha cantato per due decenni Giovinezza, ma siamo anche il Paese demograficamente forse più vecchio d’Europa, quindi questi inni alla giovane età (lo sapete che il prossimo anno sarete già tutti più vecchi e poi di più il prossimo ancora eccetera?), non costruiscono né una politica né una classe dirigente.
UNA RIVOLUZIONE CALATA DALL'ALTO. Il secondo tema che Renzi dovrebbe affrontare è la qualità del consenso che sta suscitando. È tutto «contro», non c’è un «per». Insomma è una classica rivoluzione dall’alto che viene scatenata, un po’ con gli stessi temi di Grillo, per chiamare a raccolta forze che vogliono fare piazza pulita, spesso anche di proprie pregresse appartenenze.
Renzi dalla sua ha una opposizione che non esiste. Nessuno ha il diritto di fargli una colpa se la destra non ha leader e se la sinistra ha Camusso e Fassina. Né si può chiedere a lui di inventarsi una opposizione migliore.
LE VERITÀ DEGLI «ALTRI». Quel che gli si può chiedere rientra in due parametri. Il primo è che deve finalmente costruire il Paese reale, anzi ricostruirlo a partire dall’economia reale. Il secondo è che per far questo, come potrebbero insegnargli gli studiosi - ce n’è anche in Toscana di De Gasperi e Di Vittorio - bisogna dare una opportunità anche a chi si oppone, ascoltarlo, comprenderne le ragioni, coglierne le le verità.
Non amo il concetto di «vecchia guardia» e non amo la «vecchia guardia» al punto da preferire stare in disparte, ma Renzi non può pensare che il mondo è cominciato nel minuto in cui lui, Boschi e Lotti hanno preso il potere.
PASSATO DA RISPETTARE. C’è una storia, c’è un passato, c’è un vissuto anche collettivo. De Bortoli ha voluto richiamare Renzi a questa sana operazione di presa d’atto della realtà. Non è tempo di super-uomini. Credo che Renzi stia facendo meglio di quanto dicono i suoi prevenuti critici, ma lo sta facendo con tanta faciloneria, con l’uso di tanta carta vetrata che alla fine raschierà la pelle del Paese.

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