Luigi Magistris Sindaco 140623171328
PROCESSO 24 Settembre Set 2014 1830 24 settembre 2014

Why not, condannato De Magistris

Il sindaco di Napoli accusato per l'acquisizione di utenze telefoniche quando era pm.

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Luigi de Magistris, sindaco di Napoli.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è stato condannato, a Roma, a un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo sull'acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi.
De Magistris e Genchi dovevano rispondere di abuso d'ufficio per aver acquisito nell'inchiesta Why not, tra il 2006 e il 2007, senza le necessarie autorizzazioni, i tabulati delle utenze di cinque parlamentari: Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti e Antonio Gentile.
INTERDIZIONE DI UN ANNO. La sentenza è stata emessa dalla X sezione penale del Tribunale di Roma. I giudici hanno disposto anche l'interdizione dai pubblici uffici per un anno per i due imputati e contestualmente la sospensione della pena principale e di quella accessoria.
IL PM AVEVA CHIESTO L'ASSOLUZIONE. Per De Magistris, che non era presente in aula, il pm Roberto Felici aveva sollecitato l'assoluzione.
DE MAGISTRIS: «LA PEGGIORE DELLE INGIUSTIZIE». Contro la sentenza ha tuonato De Magistris: «La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato». «In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale», ha aggiunto il sindaco di Napoli. «Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili. Prima mi hanno strappato la toga, con un processo disciplinare assurdo e clamoroso, perché ho fatto esclusivamente il mio dovere, dedicando la mia vita alla magistratura, ed ora mi condannano, a distanza di anni, per aver svolto indagini doverose su fatti gravissimi riconducibili anche ad esponenti politici».
IL PM: «VIOLAZIONE DELLA VITA DEI PARLAMENTARI». Nel corso della requisitoria, il rappresentante dell'accusa aveva sostenuto che, pur essendo stato De Magistris a dare 'carta bianca' al suo consulente tecnico indagando sui contatti trovati nell'agenda di un imprenditore indagato, Antonio Saladino, fu Genchi a trasformarsi in dominus dell'inchiesta e a disporre non solo i decreti di acquisizione degli atti, ma anche a scegliere i nominativi dei parlamentari i cui tabulati telefonici dovevano essere acquisiti. Insomma, per il pm Felici «una violazione e una indebita intrusione nella vita privata dei parlamentari». Argomentazione, quest'ultima, accolta dal tribunale di Roma che ha ritenuto di estendere anche a De Magistris le responsabilità attribuite a Genchi.
L'ACCUSA: «PIENA GIUSTIZIA PER RUTELLI E MASTELLA». «La sentenza emessa oggi dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella», hanno affermato gli avvocati Titta e Nicola Madia oltre a Cristina Calamari, legali di parte civile per conto di Rutelli e di Mastella. «La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione», hanno aggiunto, «determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all'epoca in carica».
MASTELLA: «NULLA POTRÀ RIPAGARMI». «Nulla mai potrà ripagarmi. Quell'indagine condotta in maniera illegale è stata all'origine di tutte le mie difficoltà sul piano umano e sul piano politico», è però stato l'amaro commento di Mastella. Soddisfazione è stata espressa anche dal legale di Antonio Gentile. Ed ora diversi parlamentari di Forza Italia invocano le dimissioni di De Magistris da sindaco di Napoli.

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