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SCENARI 25 Settembre Set 2014 1730 25 settembre 2014

Isis, Assad salvato dalla guerra

L'Iran lo blinda. Gli Usa lo liberano dai jihadisti e da al Qaeda. Damasco è salva.

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La bandiera di Assad sventola tra le macerie siriane. (Getty)  

Il Pentagono ripete di «non aver chiesto permessi a Bashar al Assad» e di stare «con i ribelli contro il regime siriano».
Ma, persino negli Usa, dove la propaganda interventista contro i tagliagola dello Stato islamico (Is) ha fatto ribaltare la maggioranza degli americani da contrari a favorevoli a una nuova guerra, gli analisti già indicano il primo vincitore di questo strano conflitto mediorientale: il presidente siriano Assad.
Dopo aver consegnato all'Occidente, d'accordo con Vladimir Putin, il suo stock di 1.000 tonnellate di armi chimiche, Damasco ha preso con filosofia la violazione territoriale dei caccia Usa.
ASSAD «DISTESO E SORRIDENTE». «La Siria sostiene ogni sforzo internazionale per combattere il terrorismo», ha detto il presidente ai siriani parlando alla tivù di Stato come se fosse parte della coalizione.
Con un editoriale critico sulla giornata dell'attacco Usa, il New York Times ha descritto un Assad «placido e sorridente», mentre si faceva riprendere in un incontro con un consigliere iracheno sulla sicurezza nazionale. Un capo di un Paese colpito dai bombardamenti stranieri «non choccato», al massimo «intimorito» per i raid. A dirla tutta, «all'apparenza abbastanza contento».
IRAN INFORMATO PER TEMPO. Non stupisce neanche gli americani che, a breve termine, «Assad abbia molto da beneficiare dell'invasione statunitense».
Nel secondo giorno di raid, la Cnn e altri media hanno diffuso le indiscrezioni, abbastanza circostanziate, su come l'Amministrazione Usa avrebbe informato Damasco prima degli attacchi, precisando che le strutture del regime non sarebbero state bombardate.
Se il quadro è questo, in effetti Assad è in una botte di ferro. Per diversi motivi: sia militari ed economici, sia, più in profondità, politico-strategici.

Caccia americani al posto dei mig: Assad rottama Putin

Un caccia americano in azione per i raid in Siria. (Us defense)  

Pecunia non olet. Intanto per combattere ribelli e jihadisti servono uomini e mezzi che il regime siriano non ha. Altrimenti non si sarebbe fatto mandare in aiuto le milizie libanesi di Hezbollah, oltre alle armi degli alleati russi e iraniani.
I rinforzi sciiti controllati dai Guardiani della Rivoluzione hanno fatto sopravvivere Assad, ma non hanno minimamente rimediato a una situazione così disastrata. Le truppe a terra, sterminate dai miliziani dell'Is, sono sempre state il tallone di achille dell'esercito siriano.
ARMI DI ULTIMA GENERAZIONE. Ma neanche la flotta di mig russi e di droni iraniani, in dotazione all'aviazione di Damasco, può competere con i caccia e i droni americani di ultima generazione che, durante campagne di raid a tappeto, liberano dai terroristi un Paese nelle mani di Assad.
Il proliferare dal 2011 di estremisti islamici, fino all'instaurazione di un Califfato tra la Siria e l'Iraq, ha infatti indebolito, prima di tutto, l'opposizione pacifica e i ribelli moderati decimati dal regime. Assad è stato rafforzato dall'Is: difficile che, senza forze straniere sul terreno, militarmente gli insorti possano beneficiare dei bombardamenti Usa più dell'esercito siriano.


Damasco graziata dai raid, torna a essere martire di al Qaeda


Il presidente americano Barack Obama ha smentito «qualsiasi cooperazione in corso con Damasco». Ma veri o falsi che siano i rumors sulla velina siriana a Teheran, finora la coalizione anti-Is non ha colpito il regime, ma molte postazioni di al Qaeda e dello Stato islamico.
Sui media ufficiali, il ministero degli Esteri siriano ha raccontato in patria di «essere stato avvertito dagli Usa dei raid, attraverso il rappresentante della Siria alle Nazioni Unite». E sul piano internazionale Assad - per anni, mandatario dei raid di barili-bomba sui quartieri residenziali dei ribelli, ma non sulle raffinerie dell'Is - può sostenere più che mai la parte del perseguitato dai «terroristi di al Qaeda venuti da fuori».
L'ASSIST DI ROHANI. Persino il presidente iraniano Hassan Rohani all'Onu ha lanciato l'allarme degli «estremisti arrivati in Medio Oriente da tutto il mondo».
«L'Iran, alleato della Siria, è un interlocutore strategico», spiega a Lettera43.it Arduino Paniccia, esperto di geopolitica e direttore della Scuola di Competizione economica di Venezia. «Il suo un ruolo per stabilizzare la regione è talmente decisivo da far ipotizzare, in cambio, ampie concessioni dell'Occidente alle trattative per un nucleare teoricamente pacifico».


L'Iran con gli Usa contro l'Is: Bashar in una botte di ferro

Il presidente iraniano Hassan Rohani interviene all'Onu (Getty)  

L'ambiguità degli schieramenti creatasi in Siria riflette infatti, in primo luogo, l'intreccio complesso dei rapporti diplomatici tra l'Iran e l'Occidente dell'ultimo decennio.
In Iraq, la guerra americana del 2003 ha curiosamente favorito la nascita di un governo sciita controllato da Teheran. Con la minaccia del Califfato, i pasdaran sono subito corsi ad armare i peshmerga curdi, difendendo, anche con truppe sul terreno, il sud del Paese dall'Is.
L'APERTURA DELL'ONU. La Repubblica islamica, che considera i raid stranieri in Siria «un attacco al Paese», sta dalla parte degli Usa in Iraq. L'Onu ha spronato Teheran a un «impegno costruttivo in Siria e in Iraq». E all'Assemblea generale di Palazzo di Vetro, dopo lo storico incontro con Rohani, anche il premier inglese David Cameron ha invitato le nazioni a «dare all'Iran la possibilità di contribuire a una soluzione in Siria».
Un grande cordone sanitario che, almeno a breve termine, scherma Assad da attacchi occidentali contro i suoi palazzi di Damasco.

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