ANALISI 25 Settembre Set 2014 0600 25 settembre 2014

Movimento 5 stelle, le cause del declino

Ddl rimasti lettera morta. Sondaggi in calo. Fratture interne. Grillo è in crisi.

  • ...

L'apriscatole portato dal M5s alla Camera.

Volevano aprire il parlamento «come una scatoletta di tonno». Almeno così scriveva su Facebook Beppe Grillo il 15 marzo 2013, due settimane dopo lo straordinario risultato fatto registrare alle elezioni dalla sua creatura. Un 25,56% che sorprese tutti, in primis quei sondaggisti che quotavano i grillini al di sotto del 20%, e che rese il Paese ingovernabile costringendo Pd, Pdl e centristi alle larghe intese.
IL CALO NEI SONDAGGI. A un anno e mezzo di distanza, però, la situazione è molto diversa. Il Movimento (oggi diventato «un partito» per ammissione o lapsus del suo stesso capo) è in calo nei sondaggi, con percentuali che oscillano fra il 19 e il 21%. Che non si discostano molto dal deludente 21% incassato alle ultime Europee.
In più una recente rilevazione dell’istituto Ipsos ha evidenziato come un elettore del M5s su cinque sia oggi scontento dell’operato di Di Maio e Co. Segno che la strategia del «noi contro tutti» ha prodotto fino a questo momento risultati scadenti.

Da inizio legislatura persi cinque deputati e 13 senatori

Luis Alberto Orellana.


A offuscare le 5 stelle, anche il caos legato alle espulsioni e al dualismo fra lealisti e dissidenti. Dall’inizio della legislatura il M5s ha perso cinque deputati e 13 senatori, quasi tutti fatti fuori a mezzo blog perché in dissenso con le posizioni del duo Grillo-Casaleggio. Il primo ad aver fatto i bagagli è stato il senatore Marino Mastrangeli messo alla porta per aver partecipato a due talk show, prima proibiti, poi riabilitati e infine tornati ad essere off limits per i rappresentanti del Movimento.
LE LACRIME DI DE PIN. Paola De Pin ha invece lasciato il M5s il 21 giugno 2013, due giorni dopo l’espulsione della collega Adele Gambaro, che in diretta televisiva accusò Grillo di essere «il problema del Movimento». Oggi insieme a Luis Alberto Orellana, Alessandra Bencini, Fabrizio Bocchino, Monica Casaletto e Francesco Campanella (anche loro estromessi dal partito), la senatrice fa parte del gruppo Italia lavori in corso. In Rete circola una sua foto in lacrime dopo aver votato la fiducia al governo Letta. «In quell’occasione mi furono rivolti insulti e minacce di morte», ricorda De Pin a Lettera43.it.
«Ho ricevuto anche una busta con un proiettile, sono cose che non si dimenticano. Con il 25% raccolto alle elezioni si poteva e doveva fare di più», aggiunge.
IL CERCHIO MAGICO. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’altra fuoriuscita, Alessandra Bencini. «Lo scopo del Movimento era quello di creare un dibattito fra eletti ed iscritti, mentre ancora oggi a lanciare messaggi è una cerchia ristretta di persone legittimate da non si sa bene chi».
A finire fuori dal M5s, in ordine sparso, sono stati poi i vari Alessandro Furnari, Vincenza Labriola, Adriano Zaccagnini, Ivan Catalano, Alessio Tacconi e Bartolomeo Pepe.
MOLTI DDL RIMASTI LETTERA MORTA. Accadimenti interni a parte, resta da valutare l’attività dei parlamentari M5s. Grazie a un recente monitoraggio dell’associazione Openpolis, si nota come la maggior parte dei 284 ddl presentati finora da deputati e senatori 5 stelle siano rimasti lettera morta. Ben 163 (il 57,39% del totale) non sono ancora stati esaminati, 62 sono ancora da assegnare, 39 sono all’esame delle rispettive commissioni, sette sono stati ritirati, cinque sono approvati in un testo unico e solo uno è all’esame dell’Assemblea.

Rusconi: «Unica possibilità è un accordo con la minoranza Pd»

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle.

In molti, dunque, si domandano quale sia oggi il ruolo del Movimento visto che l’affermazione di Renzi e la sua vis rottamatrice hanno eclissato le 5 stelle.
Per Gian Enrico Rusconi, professore di Scienze politiche all’Università di Torino, «in un momento in cui la destra sta facendo il tifo per un programma di sinistra e mandare a casa Renzi vorrebbe dire avere una crisi finanziaria importante, il Movimento continua a camminare sulla propria labilità». Il che, a breve, potrebbe non bastare più. Ecco perché, suggerisce il politologo, «l’unico modo che ha il Movimento per emanciparsi è quello di cercare un accordo con la minoranza del Pd» sulla riforma del Lavoro, definita «infame» dallo stesso Grillo.
«IL CONSENSO INDIRETTO». Secondo il direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto, la protesta resta ancora oggi l’ancora di salvataggio del M5s. «Malgrado l’ascesa di Renzi», spiega il sondaggista, «nel Paese la spinta dell’antipolitica rimane elevata». Nel 20% raccolto oggi dai 5 stelle «si uniscono il forte desiderio di alcuni di mandare a casa questa classe politica ma anche la mancanza di un contenuto politico». Noto definisce quello dei grillini come un «consenso indiretto», generato «non tanto dall’azione politica, ma da ciò che tuttora il M5s rappresenta».


Il caos in Emilia-Romagna e la rivolta di Pizzarotti

Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.


Se a Montecitorio e Palazzo Madama le acque sono agitate, sul territorio non è che le cose vadano tanto meglio. In Emilia-Romagna, dove presto si tornerà al voto per eleggere il nuovo governatore, il M5s è nel caos dopo che il capogruppo in Regione Andrea Defranceschi è stato escluso dalle primarie online perché indagato nell’inchieste sulle spese pazze che ha coinvolto anche Matteo Richetti e Stefano Bonaccini (per quest’ultimo la Procura ha chiesto l’archiviazione). «La questione è molto semplice: gli indagati non si possono candidare. Punto e basta», ha tagliato corto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.
CONTRO LA LINEA DOGMATICA DEL M5S. Una decisione che però non è andata giù al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, avvistato al Senato mercoledì 24 settembre e da sempre molto critico nei confronti della «linea dogmatica» del Movimento tanto da aver rischiato più volte l’espulsione (non si candiderà con una lista in alleanza col Pd) e a un gruppo di esponenti grillini fra cui i deputati Giulia Sarti e Paolo Bernini. «Visto l’esito e il mancato confronto che dovrebbe stare alla base di qualsiasi movimento politico, specialmente il nostro, annunciamo che non parteciperemo attivamente alla campagna elettorale per le Regionali dell’Emilia-Romagna», hanno scritto in una nota, definendo l’accaduto «sconcertante».
Intanto il clima resta caldo: fra venerdì e sabato, sono state organizzate due diverse riunioni per discutere del caso.


Per il Circo Massimo mancano i fondi: i parlamentari non vogliono autotassarsi

Roma: Beppe Grillo durante un comizio in Piazza San Giovanni (23 maggio 2014).


Qualche crepa comincia intanto a formarsi anche in Europa. Dopo il flop alle elezioni del 25 maggio scorso, con circa 3 milioni di voti persi dal partito di Grillo e Casaleggio, quasi l’80% degli iscritti alla piattaforma online ha scelto l’alleanza con l’Ukip di Nigel Farage. Martedì 23 settembre, a Bruxelles, i parlamentari del M5s hanno però votato contro una proposta presentata dai colleghi britannici in commissione Affari regionali. Il partito di Farage chiedeva che fossero azzerate tutte quelle voci di spesa che non portano un beneficio diretto ai cittadini di Sua Maestà: troppo anche per i pentastellati che gli hanno voltato le spalle.
CERCASI SOLDI PER LA FESTA NAZIONALE. Tornando alle cose di casa nostra, ora gli occhi sono puntati sulla grande festa nazionale del M5s che si svolgerà al Circo Massimo dal 10 al 12 ottobre dopo l’ok arrivato dal ministero dei Beni culturali. Il problema riguarda la mancanza di fondi. Pare, infatti, che finora siano stati raccolti solo 69.700 dei 500 mila euro necessari per finanziare l’incontro. Grillo e Casaleggio sperano di ripetere il successo ottenuto nelle tue precedenti manifestazioni che si sono svolte a San Giovanni nel 2013 e nel 2014, alla vigilia di Politiche ed Europee. Ma non sarà facile
NESSUNO METTE MANO AL PORTAFOGLI. Una delle formule pensate per finanziare la festa è ovviamente quella dell’autotassazione dei parlamentari, che già restituiscono una parte dello stipendio devolvendolo a un fondo di garanzia per le Pmi. Molti di loro non hanno però intenzione di mettere mano al portafogli. «Questo evento è calato dall’alto», spiega un esponente 5 Stelle, «nessuno ha partecipato a riunioni per decidere come si svilupperà».
«SI RISCHIA IL SOLITO ONE MAN SHOW». «Il rischio è quello di assistere al solito one man show, con Beppe che dal palco arringa la folla. Andrebbero invece predisposte delle tavole rotonde per confrontarsi con gli attivisti, scambiandosi le idee, ma non mi risulta che ciò accadrà». Inoltre, prosegue la fonte, «dal palco del Circo Massimo potrebbe essere annunciato il varo di un direttivo del partito. Ma chi lo ha deciso? I parlamentari no, i consiglieri nemmeno…». Mercoledì 25 settembre, con un post pubblicato sul blog a firma del costituzionalista Aldo Giannuli, l’ex comico genovese ha chiesto alla minoranza del Pd di «mandare definitivamente a casa Renzi».
Il rischio è che qualcuno, all’interno del M5s, voglia fare lo stesso con lui.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso