Matteo Renzi 140628182842
MAMBO 25 Settembre Set 2014 1512 25 settembre 2014

Perché l'Italia ha bisogno del sogno di Renzi

Il premier è il volto giovane e volitivo del Paese. Va oltre le critiche. E incarna quel totus politicus che la sinistra osannava. I compagni se ne facciano una ragione.

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Matteo Renzi.

Non saranno né la minaccia di uno sciopero generale e neppure la scomunica del giornale più istituzionale d’Italia a fermare Matteo Renzi.
Il premier inanella scontri con le vecchie guardie di ogni tipo, nella politica, nei giornali, nelle istituzioni, con successi di immagine, soprattutto all’estero dove presenta un volto giovane e volitivo del Paese. In effetti ha ragione Sergio Marchionne quando sottolinea l’energia e la vitalità del nuovo premier.
Gli ex comunisti, compagni miei, dovrebbero riscoprire in lui quel «totus politicus» che furoreggiava, come modello di uomo pubblico e di Stato, negli anni trionfanti del mitico Pci invece di guardarlo in cagnesco pregiudizialmente.
UNO CONTRO NESSUNO. Credo che noi osservatori delle cose italiane dovremmo ormai farcene una ragione. Renzi non seguirà alcun consiglio gli verrà dato. Si sente in una fase magica, unto, anche lui, dal Signore e soprattutto contrastato da personaggi senza consenso. Cambierà idea e modalità di relazione solo quando avrà vere difficoltà che, per il bene del Paese, non bisogna augurarsi.
Invece va sottolineata l’americanizzazione definitiva del modello politico italiano. Addio anomalie, eccezioni, particolarità tricolori. Renzi, dopo tante leadership plebiscitarie, non solo dell’ultimo ventennio ma anche precedenti (Enrico Berlinguer è stato un leader plebiscitario e carismatico nonché molto attento ai media) ha rotto gli ormeggi.
LA CENTRALITÀ DELLA COMUNICAZIONE. Per lui la comunicazione è praticamente tutto, nuota a suo agio nel mare dell’informazione, non prende sul serio i giornalisti, ma senza le asprezze di Grillo, e ieri di D’Alema, lancia messaggi positivi. Al centro c’è lui, come accade negli Usa con i presidenti. Tutto il resto segue: le istituzioni, i partiti, compreso, o soprattutto, il suo, establishiment.
In un Paese ormai collassato e che probabilmente comincia a pensare di essersi rimpicciolito troppo, Renzi dà ancora l’illusione che l’Italia conti qualcosa, che il mondo si aspetta qualcosa dall’Italia, che gli italiani possano fare qualcosa per la Repubblica.
LO SPREAD RENZIANO. Io temo che sia già troppo tardi. Ma un leader politico fa bene a comportarsi come se fosse ancora in tempo. Quello che i suoi critici, al netto delle buone ragioni che spesso hanno, non capiscono è questa differenza fra lui e loro. Loro sembrano intrisi di pessimismo, di timidezze, di ancoraggio a quel che c’è; lui dà l’idea di aver scavalcato l’ostacolo, come nella vecchia pubblicità dell’olio Sasso.
Nel mondo ideale il leader che salverà l’Italia dovrebbe essere sognatore come Kennedy, moralista come Berlinguer, decisionista come Craxi, fantasioso come Berlusconi. Invece, come è nell’ordine naturale delle cose, ogni volta si scopre che ci si deve cimentare con una personalità che solo la pigrizia intellettuale vuole incastonare in vecchi ritratti.
CONTENUTI E CONSENSO. Probabilmente chi si oppone a Renzi dovrebbe fare più attenzione ai contenuti. Nei messaggi di Renzi i contenuti ci sono, in un certo modo. C’è il contenuto della semplificazione istituzionale, c’è il contenuto della centralità della scuola, c’è il contenuto della riforma della legislazione del lavoro in senso meno protettivo verso i già occupati. Poi mancano tanti altri contenuti. Ma questi messaggi, assieme a quello anti-Casta, ci sono tutti e su questi Renzi costruisce il suo consenso.
È per questo che può non preoccuparsi delle parole severe di De Bortoli o di quelle domenicali di Scalfari. Come si usa dire, lui è oltre. Volesse Iddio che sia davvero unto dal Signore, sennò è dura per tutti.

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