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IL RICHIAMO 26 Settembre Set 2014 1333 26 settembre 2014

Cei striglia il governo: «Renzi ridisegni l'agenda»

I vescovi: «Sul lavoro troppe bandiere». E ribadiscono il no alle unioni di fatto.

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Mons. Galantino, segretario generale della Cei.

Una dura strigliata al premier. La Chiesa vede un'Italia che soffre, e al governo chiede di accelerare sul cambiamento.
«Non è questione se il Renzi piaccia a noi o no. Bisognerebbe chiedere alla gente se sta trovando le risposte», ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Nunzio Galantino, nella conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio permanente.
«FAMIGLIA PRIORITARIA». «La nostra impressione è che ci sia da ridisegnare l'agenda politica mettendo come priorità la famiglia, il lavoro, i giovani e i temi della formazione e della scuola ma non annunciandoli, affrontandoli veramente».
Galantino è intervenuto anche sulla riforma del lavoro: «Pensiamo che bisogna guardare con più realismo alle persone che non hanno lavoro e che cercano lavoro. Il dibattito su 'art.18 sì, art.18 no' è meno centrale e io vi vedo troppe bandiere che sventolano».
«NO ALLA LOGICA DELLO SCONTRO». Il segretario generale della Cei si è detto «sempre preoccupato quando alcuni temi decisivi vengono posti sul piano dello scontro, perché la categoria del contro è sterile e alla fine ci saranno morti da una parte e dall'altra e vengono adottate soluzioni a mezz'aria».
Una presa di posizione netta contro la difesa dello status quo: «È vero che molti nei sindacati vogliono la conservazione dell'esistente, ma lo sguardo in avanti non si realizza mettendosi l'uno contro l'altro. Troppa gente, nei sindacati e nella politica, piuttosto che cercare soluzioni al drammatico problema del lavoro, bada a tenere alto il numero dei propri iscritti».
«POLITICA SORDA ALLE POLITICHE FISCALI». Dai vescovi è stata espressa poi «preoccupazione per la sordità dei responsabili della cosa pubblica nei confronti di politiche fiscali e di armonizzazione tra i tempi del lavoro e quelli propri della famiglia; ancor più il timore per la disponibilità al riconoscimento delle cosiddette unioni di fatto o all'accesso al matrimonio da parte di coppie di persone dello stesso sesso».

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