Magistris 140127121113
POLEMICA 26 Settembre Set 2014 1825 26 settembre 2014

Scontro De Magistris-giudici

Il sindaco: «Non lascio, si dimettano i magistrati». L'Anm: «Parole inaccettabili».

  • ...

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Volano stracci tra Luigi De Magistris e le toghe. Dopo la condanna per abuso d'ufficio nel caso Why Not, il sindaco di Napoli ha rifiutato di fare un passo indietro e ha attaccato: «Sono i giudici a doversi dimettere, siamo di fronte a uno Stato profondamente corrotto».
E ha aggiunto: «Mi chiedono di dimettermi per questa condanna, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici. Sono fiducioso che questa esperienza di governo possa andare avanti fino al 2016».
LA REPLICA DELL'ANM. Pronta la replica dell'Associazione nazionale magistrati (Anm): «Le espressioni usate vanno ben oltre i limiti di una legittima critica a una sentenza, perché esprimono disprezzo verso la giurisdizione», hanno rilevato i giudici, definendo «gravi e offensive» le parole del sindaco, «tanto più inaccettabili poichè provenienti da un uomo delle istituzioni».
«CRITICA ALLA SENTENZA, NON AI GIUDICI». Successivamente De Magistris ha chiarito che il suo non era un attacco alla magistratura, ma un uso di «parole forti» nei confronti di una sentenza che continua a definire «inaccettabile e intrisa di violazioni di legge».
GRASSO: «APPLICARE LA LEGGE». Un altro magistrato è sceso in campo, nella sua veste di presidente del Senato. Pietro Grasso, senza mezzi termini, ha sostenuto che «la legge Severino va applicata». La norma, in particolare, prevede la sospensione e la decadenza degli amministratori locali in condizione di incandidabilità, tra i quali coloro che hanno riportato una condanna non definitiva.
DE MAGISTRIS GRIDA AL COMPLOTTO. Ma De Magistris non ci sta e se la prende proprio con quella norma: «Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino, un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso».
Il sindaco ha puntato l'indice contro «poteri criminali» e si è soffermato sulla «melassa putrida che mette insieme pezzi di Stato che non hanno il coraggio di dirti in faccia che ti vogliono abbattere ma cercano sempre dietro le quinte di fregarti con procedimenti giuridici».
I riflettori sono ora puntati sul prefetto di Napoli, Francesco Musolino, e sul pallino della sospensione.

Correlati

Potresti esserti perso