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IL DIBATTITO 27 Settembre Set 2014 1753 27 settembre 2014

Articolo 18, Bagnasco: «Non è un dogma, obiettivo creare lavoro»

Camusso con la Cei. Debora Serracchiani: «Il papa ci capisce più dei vescovi».

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Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

L'articolo 18 non è «un dogma di fede». E «qualsiasi decisione serve solo se mira a creare posti di lavoro, altrimenti non serve a niente». La doppia dichiarazione è arrivata dal presidente della Cei e arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, a margine di un incontro sul tema del lavoro con i rappresentanti dei sindacati confederali del capoluogo ligure.
CAMUSSO: «SIAMO D'ACCORDO CON LA CEI». E subito Susanna Camusso, segretario della Cgil, riprendendo anche le parole dette venerdì 26 dal segretario dei vescovi, monsignor Nunzio Galantino, si è detta d'accordo: «Per la Cei il tema oggi non è costruire argomenti di scontro, ma dare risposte al Paese. Siamo d'accordo», è stato il suo commento. «Abbiamo detto in tutti modi che le urgenze del Paese sono altre, non era intenzione di nessuno aprire un conflitto. Il governo vuole lo scontro con i lavoratori e i sindacati».
SERRACCHIANI: «IL PAPA HA CAPITO MEGLIO DI ALTRI». Di segno opposo la lettura data da Debora Serracchiani, vicesegretario del Partito democratico. Che, replicando alle esortazioni di Bagnasco, ha auspicato che «il cambiamento» portato dal governo «diventi patrimonio comune. Mi pare che Papa Francesco l'abbia capito prima e meglio di tanti altri», ha detto ancora la presidente del Friuli Venezia Giulia, in risposta alle parole dei vescovi.
NOSIGLIA: «RIFORMARE IL LAVORO INSIEME». A Torino, intanto, la voce dell'arcivescovo Cesare Nosiglia si è aggiunta a quella di Angelo Bagnasco. Nosiglia, invitando politici e istituzioni a un'«agorà del sociale», ha detto che «è tempo che la politica ritrovi il suo senso più alto. Il lavoro è priorità assoluta. Ma va cambiato, troppo spesso è bloccato da veti incrociati e incrostazioni. La riforma deve essere fatta insieme».
FASSINO CHIEDE UN PATTO PER LO SVILUPPO. A confrontarsi con lui, tra gli altri, erano presenti il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, il presidente dell'Anci Piero Fassino e la presidente dell'Unione Industriale Licia Mattioli. «Di fronte ai numeri di questa crisi», ha detto Fassino, «serve un grande patto per lo sviluppo che unisca la società». Chiamparino gli ha fatto eco: «Basta con la retorica della decrescita felice. È ora di tornare a parlare di sviluppo investendo nel manifatturiero. Bisogna recuperare risorse da investire sull'industria, sull'agricoltura, sulla formazione, sulle politiche sociali. Ma per questo serve una riforma radicale dei campi di spesa maggiori, a cominciare da sanità e trasporti».

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