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EDITORIALE 27 Settembre Set 2014 1300 27 settembre 2014

Da Diego Della Valle a Diego La Qualunque

Odia i salotti buoni ma ci resta. Detesta la vecchia classe dirigente. Ma ci fa affari. Metamorfosi di un grande imprenditore che rischia di diventare la parodia di se stesso.

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Firenze: Matteo Renzi e Diego Della Valle allo stadio Artemio Franchi (7 aprile 2013).

Spesso gli uomini riservano inaspettate metamorfosi che ne allontanano l'immagine di come li avevamo conosciuti.
Diego Della Valle è un uomo che suscita, oltre che simpatia, piacevoli ricordi di quando, in anni oramai lontani, si atteggiava con un certo successo a Pierino dei salotti buoni, rompendo spesso le uova nel paniere di quel capitalismo di relazione che, almeno a parole, ha sempre dichiarato di aborrire.
Della Valle è un bravissimo imprenditore, il suo contributo al made in Italy con la diffusione nel mondo delle scarpe a pallini resta una case history da manuale.
VOCE FUORI DAL CORO. Le sue rodomontate contro gli arzilli vecchietti o i soliti noti che comandano con i soldi degli altri hanno dalla loro indubbie ragioni, i suoi braccialetti ostentano ancorché non sia più un ragazzo la sua vocazione a cantare fuori dal coro.
Solo che ultimamente l'uomo si è oltremodo incattivito e incattivendosi si è incupito e ha perso il senso della misura. Così, all'improvviso, sono tutti diventati nemici suoi e del cambiamento. Anche nel linguaggio, la discontinuità è evidente.
OFFESE CONTRO TUTTI. Non siamo più ai Geronzi e Bazoli candidati loro malgrado alle panchine di Villa Serena. Ma siamo passati a un'ordalia di offese che investe con un furore nemici ed ex amici.
Fate per curiosità una prova. Digitate su Google 'Della Valle contro' e vi si aprirà una tendina con dentro l'universo mondo. Nell'ordine: Renzi, Bazoli, Prandelli, Agnelli, Elkann, Marchionne, Moretti, la Juve, Berlusconi, Moratti e via continuando.
DIEGO O NARCISO? Insomma, un Della Valle contro tutti che poi, inevitabile epilogo, diventa un Della Valle contro se stesso perché è noto che se ce l'hai con l'umanità il primo verso cui provi insoddisfazione è il Narciso che alberga in te e di cui per insondabili motivi non sopporti più l'immagine.
Francamente si stenta a capire il motivo di tanto astio: l'uomo è un personaggio di successo, ricco al punto da permettersi anche di restaurare il Colosseo a sue spese, vezzeggiato dai media che ne lisciano amorevolmente il pelo, al centro d'importanti crocevia del sistema economico-finanziario come Rcs, Mediobanca e Generali.
IL FLOP IN FERROVIE E AL CORRIERE. D'accordo, qualche partita gli è andata male: i treni di Italo, sarà per colpa del monopolio delle Ferrovie o di come lo esercitava il loro cattivissimo capo Mauro Moretti nel frattempo passato sulla tolda di Finmeccanica, non sono stati l'affare della vita. E il Corriere della Sera è un pozzo senza fondo che gli ha mangiato un sacco di soldi senza che lui, di fatto, potesse mettere più di tanto becco nei piani industriali.
Ma basta questo a giustificare l'astiosa rabbia che ultimamente lo pervade? Uno dei refrain che la alimenta è lo scontro tra il vecchio e il nuovo.
L'INNOVATORE CHE VIENE DALLE MARCHE. Della Valle si ritiene un innovatore e per questo vorrebbe mandare in pensione una buona parte della classe dirigente italiana la cui permanenza al potere considera oramai un fenomeno di parassitismo. Un'intollerabile rendita di posizione che ingabbia il Paese impedendogli di crescere.
Ma veramente l'imprenditore marchigiano può dirsi senza macchia nel proclamarsi paladino del nuovo? Qualcuno, per esempio, potrebbe rimproverargli il fatto di restare comodamente seduto su quei salotti di cui a parole si augura la dissoluzione. Qualcun altro rinfacciargli amicizie con personaggi, vedi Mastella, che sembrano incarnare più le ombre del passato che il sol dell'avvenire.
O, ancora, magari chiedergli se veramente considerasse a suo tempo una scelta di novità e rottura spingere per affidare a Carlo Rossella (che Dio ne salvi il glamour e le sciarpe a pois) la direzione del Corriere della Sera.
PERCHÉ NON DEPONE LE ARMI? Siccome noi abbiamo umana comprensione e rispetto delle vicende e delle vite altrui, ci asteniamo dal chiedergliene conto. Ma proprio perché in fondo di uno come Della Valle l'ammuffita scena italiana ha un gran bisogno, lo invitiamo a deporre per un po' le armi e fermarsi un giro a riflettere.
Soprattutto sul rischio che così facendo corre e che invece, oltretutto non meritandolo, deve rifuggire: girare per i talk show con indosso i panni di Diego La Qualunque diventando, fin che non trova un Crozza che lo imita, la parodia di se stesso.

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