Matteo Renzi Pantheon 140926142816
PANTHEON 27 Settembre Set 2014 0708 27 settembre 2014

Renzi, le citazioni illustri del premier

Da Disney a Hobsbawm, fino a Machiavelli: i riferimenti culturali di Matteo.

  • ...

Un po’ pop, un po’ storico, un po’ filosofico, e ovviamente un po’ politico. Da Gigliola Cinquetti a Niccolò Machiavelli, Matteo Renzi ha nel suo bagaglio culturale di tutto. Pronto a tirarlo fuori sotto forma di citazione, all’occorrenza, per farcire i suoi discorsi. Così, davanti alla 69esima Assemblea generale dell’Onu, giovedì 25 settembre, ha detto che «non è finita la storia, non è stato breve il secolo che ci siamo lasciati alle spalle e oggi c'è bisogno di dire che la via d'uscita della politica è l'unica soluzione per impedire l'emorragia di sangue».
DA LA PIRA A MACHIAVELLI. Il riferimento è al secolo breve dello storico britannico Eric Hobsbawm, che utilizzò tale espressione per parlare degli avvenimenti tra il 28 giugno 1914 - a Sarajevo l’assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando che diede l’avvio alla Grande Guerra - e il 1991, quando nella stessa Sarajevo il presidente francese François Mitterrand invocò, rivolto ai grandi del mondo, una nuova pace.
Spazio anche per Giorgio La Pira, da sempre nel Pantheon di Renzi che fece proprio su di lui la sua tesi di laurea. Parlando del Mediterraneo, il premier si è rifatto alla definizione dello storico sindaco di Firenze di un «grande lago di Tiberiade», «spazio di pace tra i popoli e le religioni che si affacciano sul mare». Mentre un altro grande concittadino, Machiavelli, gli è capitato a proposito per dire che «sapere nella guerra conoscere l'occasione e pigliarla, giova più che niuna altra cosa».
QUANDO CITÒ BERSANI (SAMUELE). Quella di Renzi per le citazioni è una passione consolidata. A Firenze, nel 2012, prese in prestito una frase da Alessandro Baricco: «Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno già visto». Subito dopo la sconfitta alle primarie, citò Bersani - Samuele, non Pier Luigi - che nella sua canzone Pesce d’Aprile dice «È sempre bellissima la cicatrice che mi ricorderà di essere stato felice». Alla Festa del Partito Democratico di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, nell’agosto 2013, si affidò ai versi di Alda Merini per descrivere il suo Pd: «Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire ‘grazie’. Io chiudo gli occhi, mi sposto di un passo e sono altro e sono altrove». Un attimo prima era toccato a Luciano Ligabue con la sua Non è tempo per noi. Nella direzione Pd di febbraio 2014, quella della sfiducia a Enrico Letta, utilizzò L’attimo fuggente per dire che «due strade divergevano in un bosco, ed io presi quella meno battuta», e il poeta inglese William Wordsworth per il verso «bisogna vivere con semplicità e pensare con grandezza».

Il primo discorso al Senato: «Non ho l'età per essere senatore»

Il ricorso alla musica è frequente nel premier che sa attingere a piene mani dall’universo culturale di riferimento degli italiani. «Non vorrei iniziare con una citazione colta della pur bravissima Gigliola Cinquetti, ma è così: non ho l’età per essere senatore», disse nel suo primo discorso al Senato. Passando poi, subito dopo, a ricordare Altiero Spinelli: «Quell’uomo che in un'isoletta immaginava gli Stati Uniti d'Europa mentre infuriava il conflitto». Mentre alla Camera, parlando dell’Italia, usò una frase dello scrittore Gilbert Keith Chesterton, uno dei suoi preferiti: «Il mondo non finirà mai per la mancanza di meraviglie, ma per la mancanza di meraviglia», per dire che «l’Italia ha meraviglie in abbondanza, siamo noi che non dobbiamo mai finire di meravigliarci».
Un’ampia citazione la riservò a don Lorenzo Milani, il prete toscano autore della Lettera a una professoressa: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia».
SULLE ORME DI WALT DISNEY. Ma per non essere troppo seri, ecco il riferimento cinematografico: il premier chiese all’aula della Camera di uscire dalla retorica e «intonare un condiviso schiocco delle dita, come la Famiglia Addams».
Per parlare della sua vision politica, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, a marzo, si fece aiutare da Walt Disney: «La differenza tra sogno e obiettivo è una data, diceva qualcuno». Nel 2012, ben prima di arrivare a Palazzo Chigi, citava Massimo Troisi sull’autoironia necessaria anche al politico («Ricordati che devi morire») e Will Smith che nel film La ricerca della felicità ammoniva il figlio: «Non permettere a nessuno, neanche a me, che qualcuno distrugga i tuoi sogni, e ti dica che non sei capace».
IL RIFERIMENTO A FOUCAULT. Nel suo discorso a Strasburgo, a luglio 2014, emersero altre due letture: Michel Foucault, filosofo e sociologo francese citato con il suo Coraggio della verità, e Massimo Recalcati, psicoanalista italiano, che ha scritto, tra le altre cose, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. Ma su Telemaco il riferimento potrebbe essere anche, semplicemente, Omero. Comunque presente con Ulisse che «affascina e emoziona, ha animato la letteratura antica, da Dante a Joyce…». E a proposito di Dante, anche il titolo del suo libro del 2012 era una citazione: Stil novo, lo chiamò Renzi.
Nella biblioteca non mancano nemmeno i classici della letteratura latina, che il premier ha dimostrato di conoscere nella sua visita alle Rubinetterie Bresciane, all’inizio di settembre, citando Plauto: «Se fai una cosa falla bene». Poco ad effetto, ma sicuramente di buon senso.

Correlati

Potresti esserti perso