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CASA BIANCA 27 Settembre Set 2014 0940 27 settembre 2014

Usa, elezioni presidenziali 2016: l'ora di Jeb Bush

Papà e fratello insistono. E i repubblicani cercano un conservatore moderato.

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Jeb Bush.

Dopo George H.W. e George W., alla Casa Bianca potrebbe essere il turno di un altro Bush: Jeb.
L'ex governatore della Florida non ha ancora deciso, ma come raccontato il 27 settembre dal Corriere della Sera, la pressione attorno a lui cresce.
Quella dell'«establishment» del partito repubblicano che, dopo gli sbandamenti verso l'estrema destra negli anni dell'esplosione del fenomeno dei Tea Party, sta cercando un ancoraggio su posizioni conservatrici sì, ma più moderate. E quella del padre, George H. W. Bush che ha invitato il figlio a candidarsi.
LA ''DINASTIA POLITICA''. Il giornalista Ben White ha scritto il 26 settembre su politico.com che di recente George H. W. Bush ha detto a un ospite nel suo ritiro nel Maine, di considerare «quasi certa» una campagna presidenziale e «un ritorno della nostra dinastia politica».

Sostenuto dal padre, ma frenato dalla moglie

L'ex presidente George Bush Senior allo stadio di Football di Houston, Texas (2012).

Ostacoli? Essenzialmente due: le idee di Jeb su immigrazione e scuola, troppo avanzate per un partito che su questi temi ha accentuato il suo conservatorismo.
E, soprattutto, la famiglia. Se papà Bush insiste, la moglie Columba fin qui ha frenato. Non ama vivere sotto i riflettori, non vuole vedere sconvolgimenti nella vita sua e dei suoi ragazzi. A cominciare da quella della figlia Noelle, che in passato ha avuto grossi problemi di droga: la sua storia verrebbe inevitabilmente passata allo scandaglio dalla stampa.
WALL STREET STA CON JEB. Ma il mondo produttivo è con lui: tanto i finanzieri di Wall Street quanto gli imprenditori puntano su un moderato. E il partito, stretto tra l'«autoaffondamento» di Chris Christie (governatore del New Jersey) e la possibilità di una terza candidatura del «perdente seriale» Mitt Romney, senza Jeb Bush non saprebbe che pesci prendere.
DECISIONE ENTRO IL 2014. Lui non ha deciso, ma ha promesso che lo farà entro fine 2014. L'energia con la quale sta partecipando alla campagna elettorale di «mid-term» appoggiando parecchi repubblicani, induce gli osservatori a ritenere che l'ex governatore della Florida stia per sciogliere la riserva.
Jeb ha un atteggiamento molto diverso da quello di sei e due anni fa: allora si era tenuto più in disparte, anche se non aveva escluso la possibilità di scendere in campo all'ultimo momento.

Dopo il 2008 e il 2012 è arrivato il momento di candidarsi

George W. Bush.

Chi lo conosce bene dice che il più giovane dei figli di George H.W. sia realmente indeciso: da un lato pensa di poter essere utile all'America, sbloccare il Paese e la sua economia con poche ma incisive riforme.
Dall'altro sente la responsabilità di un passo che condizionerà la vita di moglie e figli per sempre. Togliere libertà ai suoi cari, smettere di costruire un patrimonio familiare da lasciare loro, sono cose che gli pesano immensamente. Stavolta, però, non può rimandare come ha fatto nel 2008 e nel 2012: arrivato a 61 anni, questa è la sua ultima occasione: la prossima volta (presumibilmente tra otto anni) sarà quasi 70enne.
GLI OSTACOLI INTERNI AL PARTITO. L'ex governatore della Florida sa che molti, nel suo partito, non condividono le sue idee su una sanatoria almeno parziale per gli immigrati clandestini e sull'introduzione dei cosiddetti Common Core Standard nella pubblica istruzione. Ma Jeb crede che in politica contino soprattutto la capacità di leadership e il carisma: è convinto di poter spiegare in modo convincere le sue idee all’elettorato conservatore portandolo dalla sua parte.

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