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IL PREMIER 28 Settembre Set 2014 0825 28 settembre 2014

Renzi: «I poteri forti vogliono sostituirmi»

«Non mollo». L'articolo 18? «Resti in caso di discriminazione».

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Il premier Matteo Renzi.

Alla fine la risposta alle accuse di massoneria, è arrivata. «Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione», ha dichiarato il primo ministro Matteo Renzi in un'intervista a Repubblica, alla vigilia della direzione del Pd del 29 settembre dove è atteso un aspro scontro sulla riforma del lavoro. E sull'eventualità che i «poteri forti» vogliano sostituirlo con il governatore Visco, ha lanciato la sfida: «ci provino pure», ma «il Pd - il partito del 41% - non accetterà di farsi da parte». E sul lavoro, ha aggiunto «il reintegro può restare per casi di discriminazione».
«Negli ultimi giorni si sono schierati contro il governo direttori di giornali, imprenditori, banchieri, prelati», ha osservato il premier, «Ai più è apparso come un attacco studiato. Io sono così beatamente ingenuo che preferisco credere alle coincidenze».
Ma, ha spiegato Renzi: «Non mollo».
«Cominciamo con il cambiare lo statuto dei lavoratori. L'articolo 18 o c'è per tutti o non c'è per nessuno. Va tenuto solo per i casi di discriminazione», ha affermato il segretario del Pd, secondo cui congelare per i primi tre o quattro anni il diritto al reintegro «sarebbe un errore: significherebbe essere un Paese in cui il futuro dell'economia e dell'industria dipende dalle valutazioni dei giudici».
NIENTE PROVE MUSCOLARI MA... «In un partito normale si discute, si vota e poi si prende una decisione e la si rispetta», ha proseguito Renzi. «Non voglio prove di forza muscolari, anche se abbiamo la certezza di avere la maggioranza». Se i forzisti fossero determinanti sul voto finale del provvedimento, ha ammesso «si aprirebbe un grave problema politico. Ma io credo che non accadrà». E se Pippo Civati aveva adombrato il rischio scissione, l'ex segretario Pier Luigi Bersani lo ha escluso nettamente: «Non esiste proprio. Renzi stia sereno», ha commentato Bersani che però ha criticato il dibattito ideologico sull'articolo 18.
Dal canto suo l'ex rottamatore ha ribadito che la riforma del lavoro non è un baratto con la flessibilità in Ue. «Chi ha fatto le riforme ha sempre usato la flessibilità. Noi faremo le riforme mantenendoci dentro il 3%». Ma dalle colonne del Corriere della Sera, gli ha risposto Massimo D'Alema che criticando il suo rapporto con Verdini, ha ipotizzato proprio che l'attacco all'articolo 18 sia un messaggio rivolto ai conservatori che dominano le istituzioni europee.
Sul possibile disaccordo della Germania, Renzi però a parole è stato chiaro: «Merkel guida il governo tedesco, non quello italiano». «Con Marchionne ho avuto opinioni diverse e in più circostanze. Ma preferisco la Fiat di oggi rispetto a quella di 30 anni fa che al primo problema aveva sussidi, incentivi e cassa integrazione», ha osservato il premier. Quanto a Diego Della Valle, «ho capito che vuole costruire un partito. Io devo cambiare il Paese. Se ci dà una mano con i suoi consigli, lo ascolto volentieri. Se vuole misurarsi in prima persona, auguri».
RISPONDO AI CITTADINI, NON AI VESCOVI. Alla bocciatura della Cei, ha replicato «ricevo telefonate di amici vescovi che mi dicono che le parole sono personali del segretario generale della Cei. Del resto io, cattolico, rispondo ai cittadini, non ai vescovi», ha dichiarato Renzi. In merito al sindaco di Napoli, Renzi ha affermato che «le leggi si possono cambiare, io trovo quella norma eccessiva. Ma finché le leggi ci sono, vanno applicate. De Magistris ha il dovere di rispettare le leggi».

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