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GUERRE&RISORSE 28 Settembre Set 2014 0700 28 settembre 2014

Usa, la campagna dell'Africa occidentale

Con la Francia in Iraq ma anche nel Sahel. Per combattere l'ebola e la Jihad.

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Monrovia (Liberia): un bambino malato di ebola. La causa principale di morte è lo choc ipovolemico.

Barack Obama ha rotto anni di indugi ed è entrato in guerra. Ma la sua svolta interventista non si limita all'Iraq e al nodo spinoso della Siria. In ballo c'è anche l'Africa: un terreno sul quale la Casa Bianca si muove al fianco dei francesi, gli altri attori chiave della partita.
In concomitanza con la guerra all'Is (Stato islamico) gli Stati Uniti hanno annunciato di spedire 3 mila soldati (più medici, infermieri, ingegneri e operai) in Liberia, con il compito di combattere la piaga del virus ebola.«L'epidemia, ormai fuori controllo, è una minaccia potenziale alla sicurezza globale», ha allertato Obama, stimando comunque come «molto basse» le probabilità che la malattia mortale si propaghi Oltreoceano.
La decisione ha ottenuto l'endorsement del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che sull'ebola ha approvato una risoluzione per «rafforzare la risposta globale a una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali».
GLI USA 'OCCUPANO' IL SAHEL. La lotta al virus che in due mesi ha ucciso 2.622 persone (dati dell'Organizzazione mondiale della Sanità) è innanzitutto contro l'isolamento di Paesi che, da soli, non hanno i mezzi e le risorse per reagire.
Ma è scontato che l'invio di un ragguardevole contingente militare Usa in Africa occidentale abbia obiettivi strategici più ampi: lotta al terrorismo internazionale, ma non solo.
RICOGNIZIONI ANTI JIHADISTI SUL NIGER. Mentre preparava il piano d'intervento in Africa occidentale, questo settembre la Casa Bianca ha avuto, dal governo del Niger, il via libera a una seconda base nel Paese (la terza nella regione) per far decollare, dal deserto di Agadez, droni di ricognizione con il compito di localizzare e seguire i gruppi di estremisti islamici che destabilizzano in misura crescente la fascia del Sahel e il nord Africa.

Niger, Chad e Liberia: le forze Usa presidiano l'Africa occidentale

La prima base americana in Niger è stata aperta, nel 2013, nella capitale Niamey, con lo scopo di aiutare i francesi nella guerra contro i jihadisti esplosa nel confinante Mali.
Da allora si sono rincorse le voci di un impegno degli Usa in Africa occidentale destinato ad aumentare negli anni: il pressing della Casa Bianca sul governo fantoccio dell'ex colonia francese per controllare il caravanserraglio di Agadez, vicino alle rotte del Sahara verso l'Algeria e il Sud della Libia, corridoio di armi e di terroristi, si è infine concretizzato.
TRUPPE ANCHE IN CHAD. Ma nel giugno 2014 gli Stati Uniti hanno anche inviato un contingente di 80 truppe nel Paese confinante Chad, nel tentativo di aiutare a ritrovare, «con operazioni di ricognizione e intelligence» le 270 liceali nigeriane rapite dalla setta fondamentalista dei Boko Haram, delle quali non si sa ancora nulla.
Dalla centrale di comando a Monrovia, in Liberia (focolaio dell'epidemia), gli Usa intendono guidare il coordinamento dell'operazione internazionale anti Ebola anche in Sierra Leone e in Guinea, gli altri Stati più colpiti della regione.
INTERVENTISMO FRANCESE. Con loro, ancora una volta ci sono gli alleati francesi, che per l'emergenza hanno deciso di non limitarsi ai 150 milioni di euro promessi dall'Unione europea (Ue) in aiuti. Ma, come ha annunciato il presidente François Hollande convocando il ministero della Difesa, sono pronti ad approntare un «ospedale militare nel Sud Est della Guinea».
PARIGI: RAID SULL'IRAQ. In questi giorni Parigi, che dal novembre 2013 è anche impegnata, senza successo, nella campagna militare nella Repubblica Centrafricana, ha scelto pure di compiere raid aerei in Iraq («non in Siria») in rinforzo agli Usa. E, per quanto nella regione dell'epidemia sarà operativa anche la missione d'emergenza Onu (Unmeer), è chiara la leadership franco-americana che, da un paio di anni, sta emergendo nell'Africa centrale, per il contenimento delle minacce dell'area.

Francesi e americani si dividono le basi. In prima linea anche per l'ebola

Con gli attacchi di droni, che gli Usa conducono nel Corno d'Africa, dalle basi nel Gibuti e nella penisola arabica, il cordone americano copre, da Est a Ovest, tutta la fascia dell'Africa centrale.
Il presidio - poco pubblicizzato rispetto all'intervento iracheno dove, oltre ai raid, sono in azione circa 1.700 unità speciali degli Usa - mira chiaramente ad affiancare i francesi nel ridurre i rischi globali delle crisi africane, difendendo e portando avanti i loro interessi economici nella regione.
FONDI USA PER GLI AEREI FRANCESI. A Nianmey, in Niger, per esempio la base dei droni americani è accanto a quella francese, mentre in Chad i droni Usa partono da una base di Hollande, E, ad agosto 2014, la Casa Bianca ha stanziato fondi di emergenza per aiutare il rifornimento degli aerei francesi e il trasporto delle loro truppe: in totale, più di 4 mila effettivi schierati nel Sahel per la «lotta antiterroristica».
OLTRE 5.300 CONTAGI. Anche sull'ebola, nella regione stretta a Sud Ovest del Mali con oltre 5.335 contagi (700 nell'ultima settimana), Stati Uniti e Francia hanno fatto fronte comune in nome della «sicurezza internazionale».
In concomitanza con l'allarme di Usa e Onu sulla minaccia alla pace del virus, gli ex consulenti antiterrorismo della Casa Bianca del sito d'intelligence di monitoraggio Site sul jihadismo hanno diffuso la notizia di conversazioni online, tra presunti affiliati dell'Isis (lo Stato islamico nel Nord della Siria e dell'Iraq), su come diffondere il virus letale negli Stati Uniti e nei Paesi della Coalizione anti-jihadisti (anche l'Italia vi aderisce) attraverso «lupi solitari».
PETROLIO, ORO E DIAMANTI. Senza per forza cedere agli allarmismi o alle strumentalizzazioni di presunti nuovi casi antrace, è comunque importante ricordare che il comando Usa in Liberia guidato dal gene­rale Dar­ryl Williams, con un costo stimato fino a 750 milioni di dollari, oltre ad aiutare la costruzione di 17 ospedali da campo, a formare migliaia di operatori sanitari e a distribuire indispensabili kit di protezione, è destinato a sedersi su un tesoro di materie prime.
Oltre al noto petrolio della Nigeria, infatti, Sierra Leone, Liberia e Guinea abbondano di minerali come oro, diamanti e bauxite, base per l'alluminio, e anche di grandi riserve di piante di caucciù. Idrocarburi, rocce e preziosi contesi tra le multinazionali americane ed europee e i rivali cinesi.

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