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MAMBO 29 Settembre Set 2014 1117 29 settembre 2014

Renzi contro l'establishment e una parte di partito

La vecchia sinistra ha trovato nel premier il nemico di famiglia. Un vecchio vizio del quale non riesce a liberarsi.

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Matteo Renzi.

I toni nel dibattito dentro il Pd si sono rapidamente infiammati. Pochi credono alla scissione, ma altrettanto pochi stanno davvero cercando di evitarla.
A lume di naso la scissione non conviene né a Renzi né a chi dovrebbe andar via. Tuttavia quando lo scontro interno raggiunge simili vette è più facile rompere un partito che tenerlo unito.
Il casus belli è l'articolo 18 più che nella sua concreta utilità nel suo valore simbolico.
Questo vale sia per gli abrogazionisti sia per chi vuole conservarlo. Fra questi ultimi i più accesi sono quelli che anni fa avrebbero voluto depennare questa norma dalla legislazione sul lavoro.
BENVENUTO «NEMICO DI FAMIGLIA». Non si sfugge tuttavia alla conclusione che una parte della sinistra che si dice afflitta dal renzismo, dalla sua cosiddetta deriva di destra, dal suo eccessivo dialogare con Berlusconi sia invece tornata felice per aver finalmente trovato un nemico, per giunta un nemico di «di famiglia», secondo una antica tradizione di terzo-internazionalità per cui i nemici peggiori sono i tuoi falsi amici e sono accanto a te.
E Renzi non fa nulla per smorzare le polemiche. Dove vede fuochi, lui chiama altri incendiari invece dei pompieri. Però ormai attorno a lui è tutto un pullulare di politici, giornalisti, gente dell'establishment che, senza il senso del ridicolo, chiamano il popolo alla battaglia finale per la democrazia.
Neppure fossimo nel 1960 quando si dovette contrastare la svolta a destra del duo Gronchi-Tambroni, presidenti della Repubblica e del Consiglio, che si vollero appoggiare al vecchio Msi.
ANTI-RENZISMO MILITANTE. Renzi, leggete Facebook, disgusta una parte del mondo di sinistra che mostra di avere verso di lui gli stessi sentimenti che aveva verso Craxi e Berlusconi negli anni in cui con questi sentimenti si costruiva il disastro culturale e elettorale della sinistra.
C'è una sinistra che sta bene solo se perde e dopo può avviare un infinito dibattito sulle ragioni della sconfitta e sui fondamentali problemi identitari che l'arretramento propone. Roba da astanteria psichiatrica. Assistiamo persino all'assurdo che, invece di consigliare a Della Valle di continuare a fare bene, come fa, il suo mestiere, lo si incoraggia nella avventura politica.
LA SINISTRA IMBALSAMATA. C'è poco da fare. Si sente puzza di establishment e di mondo antico in questa contrapposizione frontale a Renzi. Lo sbocco di questa battaglia credo sia far commissariare l'Italia dall'attuale governatore della Banca d'Italia, degna persona, o da un emissario di Mario Draghi in attesa della sua ascesa al Quirinale. Dal canto suo se Renzi rappresenta una sinistra un po' sui generis, i suoi oppositori rappresentano la sinistra imbalsamata. Più Dario Argento che Carlo Marx (o Piketty).

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