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INTERVISTA 29 Settembre Set 2014 1648 29 settembre 2014

Rouban: «Francia in rivolta contro la tecnocrazia»

Per Rouban, dietro l'avanzata di Le Pen al Senato lo scontento degli amministratori.

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Il Front national (Fn) marcia anche sul Senato della Repubblica francese, dove ha conquistato per la prima volta nella storia due seggi.
Con il consenso di François Hollande in calo al 13% e il tasso di disoccupazione in salita al 10,2%, i socialisti d'Oltralpe hanno incassato la terza sconfitta consecutiva e perso la maggioranza e la presidenza della Camera alta della République.
UN RISULTATO PREVEDIBILE. Il voto ha rinnovato la metà dei seggi del Senato francese, ma l'elezione dei rappresentanti alla Camera alta dipende direttamente dai territori: i senatori sono eletti da deputati delle differenti circoscrizioni, consiglieri municipali e regionali. Dopo i risultati delle amministrative e delle europee, dunque, la sconfitta socialista era prevista e prevedibile. L'avanzata della destra di Le Pen, un po' meno.
«NOTABILI CONTRO TECNOCRATI». Dietro all'esito del voto, ha spiegato a Lettera43.it, Luc Rouban, ricercatore del Centre de recherches politiques di Sciences Po (Cevifop) ed esperto di riforma dello Stato, non c'è solo la delusione per la presidenza Hollande, ma «uno scontro politico istituzionale più profondo: una rivolta degli amministratori locali contro una politica centrale divenuta via via più tecnocratica».

Luc Rouban, professore dell' niversité di Sciences Po, Parigi.

DOMANDA. I socialisti perdono la maggioranza e la presidenza al Senato: cosa cambia per il governo?
RISPOSTA. Dal punto di vista politico poco. Questo è un voto indiretto: i senatori sono votati da consiglieri regionali e locali e il meccanismo dà molto spazio ai piccoli Comuni e meno alle grandi città.
D. Il socialista che ha presentato il progetto di legge sulle unioni omosessuali non è stato rieletto, il Fn entra alla Camera alta: è una sconfitta simbolica o qualcosa di più?
R.
I territori e i loro notabili locali stanno facendo pesare al governo centrale le riforme indigeste come la riforma dei diritti civili, ma soprattutto la riforma territoriale (che accorpa le regioni, ndr) e il taglio di 30 miliardi ai trasferimenti agli enti locali. Dietro insomma c'è un vero e proprio scontro politico istituzionale.
D. Tra il centro e la periferia?
R. Tra due modelli differenti di politica. Negli Anni 70, il Senato francese era stato pensato come un contrappeso al forte centralismo della Repubblica, come espressione dei territori. Ma oggi il sistema francese è meno centralista di prima, e il Senato rimane composto per buona parte da notabili che rappresentano interessi locali.
D. In Italia si discute di un modello simile.
R.
E invece in Francia c'è chi propone di abolirlo del tutto, perché non viene considerato un'istituzione efficiente.
D. Si spieghi meglio.
R.
I problemi che si discutono a Parigi sono tutt'altri: e si giocano tutti sui parametri macroeconomici. E quindi le politiche dell'esecutivo sono sempre di più in mano all'apparato tecnocratico, ai ministeri competenti, a maggior ragione in un Paese come il nostro dove l'esecutivo ha un potere molto ampio.
D. Quindi questo risultato è un messaggio contro la tecnocrazia?
R. È una rivolta contro la tecnocrazia. Che è però quella che decide il destino del governo: Hollande e Valls avranno successo se riusciranno a mandare in porto gli annunciati tagli alla spesa pubblica per 50 miliardi.
D. E il nuovo Senato non ostacolerà i lavori del governo?
R. Quello francese è un bicameralismo imperfetto. Le leggi devono essere approvate uguali in entrambe le Camere, ma l'ultima parola spetta sempre all'Assemblea nazionale che è quella da cui dipende la fiducia al governo. Se c'è un dissidio forte, la parola passa a una commissione paritetica formata da senatori e deputati. A quel punto va trovata un'intesa. E in ogni caso il governo può proporre una nuova versione del progetto di legge.
D. Davvero non c'è nessun rischio?
R. Il rischio è piuttosto mediatico: il Senato può diventare la Camera dell'ostruzionismo. E sollevare un polverone sulla vera battaglia in corso: che è quella sui tagli alla spesa. Ma la destra di Sarkozy chiederà più rigore, non meno, e in gioco c'è il modello sociale francese.

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