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INTERVISTA 30 Settembre Set 2014 1200 30 settembre 2014

Europa, Dobbs: «L'Unione è sulla cultura»

Meno istituzioni. Più identità. L'Ue secondo Dobbs, autore di House of cards.

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da Bruxelles

Quella dell'Europa «è una grande storia da raccontare». Parola di Michael Dobbs, membro della Camera dei Lord, già vicepresidente dei Tory ed ex capo del personale del primo ministro britannico Margaret Thatcher. Ma soprattutto uno degli scrittori di best seller più conosciuti del momento: dalla sua trilogia a sfondo politico incentrata intorno al personaggio Frank Underwood è stata tratta la serie televisiva House of cards con Kevin Spacey e Robin Wright.
A TU PER TU COL POTERE. Dopo anni passati a gestire il potere, Dobbs ha iniziato a descriverlo attraverso la vita quotidiana dei protagonisti. «Perché per capire i politici bisogna sentirsi più vicini al loro mondo, per capire la politica non bisogna raccontare come funzionano le istituzioni ma come reagiscono le persone che ci lavorano dentro», spiega Dobbs a Lettera43.it, a margine dell’International communication summit organizzato da Pomilio Blumm a Bruxelles.
E se dovesse decidere di scrivere House of Europe? Dobbs inizierebbe proprio dal Trattato di Roma, «che prevede un'unione sempre più stretta, non tra le istituzioni, ma tra i popoli». Perché, aggiunge, «è la cultura che porta l’identità».

Michael Dobbs.  

DOMANDA. L'Unione europea ha una sua identità?
RISPOSTA.
Credo che ci sia una forte identità europea ma per ora non ha niente a che fare con l'Ue come istituzione. Io sono inglese, lei è italiana, sono le nostre due culture a farci parlare, a unircinelle nostre diversità.Che sono ormai nostre.
Per esempio io ascolto la musica italiana, lei magari legge la letteratura inglese, e questi link culturali sono molto più forti dei link istituzionali.
D. A fare l'Unione europea sono quindi più Verdi e Shakespeare che il nostro parlamento?
R.
Sì, sono i secoli di cultura, di contaminazioni che ci scorrono nel sangue. Le istituzioni hanno bisogno di un tempo molto lungo per raggiungere questa identità.
D. E l’Ue è troppo giovane per averne una sua?
R.
L'Unione europea non ha ancora una identità, perché al momento non ci è ancora familiare, non ci mette a nostro agio, non la sentiamo nostra.
D. Ma la colpa è delle istituzioni o dei cittadini?
R.
Negli ultimi tre anni non ho conosciuto una sola persona che credeva all'Unione europea così com’è. Tutti riconoscono e sentono la necessità di un cambiamento. Ma la questione è: quale?
D. Ce lo dica lei...
R.
Dobbiamo deciderlo insieme, ma a volte penso che l'Ue più che cambiare corra e lasci la sua gente indietro. Va veloce per questioni organizzative, politiche, burocratiche. Ma fino a che punto il concetto di Europa dovrebbe estendersi istituzionalmente?
D. Insomma cambiamento non vuol dire allargamento.
R.
Abbiamo tutti questi nuovi Stati membri e ogni giorno c’è qualcuno che vuole entrare a fare parte dell’Ue. Ma forse invece di correre dovremo valutare con attenzione se è giusto che tutti diventino membri o se esiste un altro modo per collaborare, raggiungere determinati obiettivi insieme, e allo stesso tempo, conservare il concetto centrale di Europa legato alla nostra cultura.
D. Fa il protezionista?
R.
No, ma a volte per essere grandi bisogna restare piccoli. Estendendo geograficamente l'Europa alla fine ci rafforziamo o ci indeboliamo? È una domanda che dobbiamo porci. A volte, invece, ho la sensazione che nell’Ue la politica comune venga sottovalutata. Intanto il tempo passa e la gente diventa sempre più scettica.
D. Infatti c'è anche chi dall'Ue vorrebbe uscire...
R.
Sì, proprio perché manca questa politica comune. Prima di tutto ci deve essere più chiarezza, dobbiamo sapere per che cosa stiamo votando, chi votiamo, chi è responsabile per cosa. Chi decide.
D. L’Unione della confusione. E siamo solo 28…
R.
L’Ue deve trovare il linguaggio giusto per comunicare. La gente ancora non distingue quali decisioni vengono prese da Bruxelles e quali dal proprio Paese.
D. E c’è chi poi, come nel caso della Scozia, non riconosce nemmeno quelle del proprio Paese.
R.
Una delle ragioni per le quali gli scozzesi si sono allontanati da Westminster è perché si sono sentiti incompresi. Allo stesso modo in Europa ci sono molti cittadini che provano questo sentimento di frustrazione nei confronti dell’Ue, perché vedono Bruxelles come una bolla che non ha niente a che fare con loro.
D. Come si può rompere questa eurobolla?
R.
Facendosi conoscere al di là della burocrazia. L'Europa deve trovare il modo per parlare ai bambini, alle casalinghe, agli insegnanti.
D. Impresa impossibile?
R.
Ci vuole tempo. Le persone che aspirano ad avere gli Stati Uniti d'Europa e prendono come esempio gli Usa devono anche guardare la storia americana e ricordarsi che per creare quel senso di comunanza ci sono volute guerre, rivoluzioni.
D. Ci serve una rivoluzione europea?
R.
Assolutamente no. Abbiamo bisogno di tempo, di pazienza. E soprattutto dell'abilità di evitare rivoluzioni e guerre. Ricordiamoci che l'Ue è stata costituita con due obiettivi: prosperità e pace.
D. Al momento sembra esserci più povertà…
R.
Infatti dobbiamo chiederci: saremo capaci di realizzare la prosperità se continuiamo in questo modo per i prossimi 20 anni? Stiamo lavorando perché l'Europa sia un posto pacifico o diviso? Sembrano domande ovvie, ma sono proprio queste domande che abbiamo sottovalutato.
D. Il problema è della classe politica?
R.
In Europa abbiamo politici più bravi che nel resto del mondo.
D. E ce ne sono di 'cattivi' come il protagonista di House of cards?
R.
Sarkozy, forse. Ma penso che molti vorrebbero essere come Frank Underwood interpretato da Spacey. Non è però una questione di singoli individui, è tutto il sistema che deve funzionare bene.
D. Non servirebbero politici come Margaret Thatcher o Winston Churchill?
R.
Di politici di quel calibro ne nasce uno ogni 100 anni. Ricordiamoci anche che i grandi politici solitamente hanno a che fare con grandi problemi e grandi crisi. Per questo spero che non avremo bisogno di grandi politici in Europa.
D. Ma a lei oggi chi piace?
R.
Amo il mio leader David Cameron, perché ha promesso di riformare l'Ue. E l'Ue ha bisogno di essere cambiata.
D. Non divisa, quindi?
R.
No, sarebbe un'ottima idea se la Gran Bretagna e il resto d’Europa avessero come scopo comune quello di andare avanti in un nuovo modo, insieme. Sarebbe bellissimo.

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