Matteo Renzi 140929145140
PALAZZO CHIGI 30 Settembre Set 2014 0932 30 settembre 2014

Jobs act, Renzi: «Non temo franchi tiratori»

Senza dissidenti niente maggioranza. E la riforma rischia di arenarsi.

  • ...

Matteo Renzi.

Uno a zero e palla al centro. Matteo Renzi ha segnato il primo gol in direzione, ma ora la partita si sposta in Senato. E il risultato non è così scontato come il plebiscito che ha premiato il Jobs act del premier all'interno del Partito democratico, con 130 voti a favore, 20 contrari e 11 astenuti.
UN MARGINE RISICATO. A Palazzo Madama, Matteo Renzi non ha una maggioranza così forte. Quella che sostiene il governo è di 168 senatori, appena sette sopra il 50%+1. Ma togliendo i dissidenti che hanno firmato gli emendamenti sull'articolo 18, il premier andrebbe sotto soglia di ben 31 voti, e dovrebbe cercare alleanze trasversali dentro l'opposizione (magari estendendo alla riforma del lavoro il Patto del Nazareno).
Il 30 settembre, all'indomani della direzione vittoriosa, Renzi non ha però mostrato alcun timore. «Franchi tiratori al Senato sul Jobs act? No, non credo anche perché ieri c'è stata una discussione seria, lunga, al termine della quale il partito si è espresso. Ora si tratta di definire il documento nelle varie fattispecie».
«VA BENE COSÌ». Insomma, almeno a parole il presidente del Consiglio è fiducioso sul fatto che i parlamentari dem rispettino le indicazioni arrivate dal Partito. Ma la verità è che l'orientamento dei delegati del Pd a Palazzo Madama non riflette quello della maggioranza renziana in direzione.
«Va bene, bene così», ha aggiunto il capo del governo facendo riferimento al dibattito del 29 settembre. Renzi ha percorso a piedi il tratto che separa Palazzo Chigi dalla sede del Nazareno, dove di buona mattina si è riunita la segreteria democrat. Rinviato al pomeriggio, invece, il Consiglio dei ministri inizialmente previsto per le 11.
In un'intervista al Washington Post, Renzi si è poi mostrato sicuro di avere l'appoggio degli italiani: «Credo che la gente sia con noi, non con i sindacati. L'Italia necessita di un cambiamento radicale, è facile da spiegare ma non da realizzare».
IN AULA IL 7 OTTOBRE. Le votazioni sul Jobs act in Aula al Senato potrebbero iniziare martedì 7 ottobre, ha detto il presidente dei senatori Luigi Zanda nel corso dell'assemblea del gruppo.
Ed è quello il primo appuntamento per la resa dei conti finale. A chi gli chiedeva se ci potesse essere un voto sul documento durante l'assemblea del gruppo a Palazzo Madama, Zanda ha risposto: «Non credo», aggiungendo poi che il governo potrebbe presentare un emendamento al ddl delega sul Jobs act che raccolga l'ordine del giorno approvato in direzione.
LA MINORANZA: GLI EMENDAMENTI RESTANO. Dopo la presentazione dell'emendamento del governo sul Jobs act, ha sottolineato sempre Zanda, è previsto il tempo per i relativi subemendamenti.
Sull'ipotesi di modifiche da Palazzo Chigi ha frenato Maurizio Sacconi (Nuovo centrodestra): «Non so se saranno presentati emendamenti dal governo, ma in ogni caso non potranno essere la mera traduzione dell'odg del Pd in quanto tutte le modifiche devono essere concordate con il relatore, che sono io e che come è noto ho le mie opinioni».
I senatori dem Maria Cecilia Guerra e Federico Fornaro, tra i firmatari delle proposte di modifica, hanno detto che gli emendamenti al Jobs act presentati dalle minoranze Pd «restano e nessuno ci ha chiesto di ritrarli. Ora inizia il confronto parlamentare nel merito».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso