Matteo Renzi 140930205751
POLITICA 30 Settembre Set 2014 2040 30 settembre 2014

Lavoro, Renzi rilancia sul Tfr in busta paga

Jobs Act, il premier: «Riforma a giorni». E insiste sulla liquidazione frazionata.

  • ...

Matteo Renzi.

Sul lavoro Matteo Renzi non molla, anzi raddoppia. Mentre prosegue lo scontro dialettico a distanza con la Cgil, in un'intervista in onda la sera di martedì 30 settembre il premier ha giurato come per il Jobs Act sia ormai «questione di giorni». E sul piatto della riforma ha rilanciato il tema del Tfr in busta paga. «Col bonus Irpef in totale ci sarebbero 180 euro in più ogni mese», ha spiegato Renzi anche se poi in serata Giancarlo Padoan ha rinviato l'artificio a data da destinarsi («Non sarà inserito nel Def», ha precisato il ministro dell'Economia al termine del Consiglio dei ministri).
BOTTA E RISPOSTA CON LA CGIL. Tra battute e slogan la giornata era iniziata con un botta e risposta tra il presidente del Consiglio e il leader della Cgil Susanna Camusso sul consenso popolare. Con entrambe le parti sicure del proprio termometro sulla piazza.
«La gente sta con noi, non coi sindacati»
, aveva cominciato Renzi in un'intervista al Washington Post. «Stiamo lavorando per preparare la manifestazione del 25 ottobre e il consnenso attorno a noi cresce», la pronta replica di Camusso che ha aggiunto con ironia: «Perché togliere illusioni a un giovane presidente del Consiglio? Lasciamogliele».
Stoccata alla quali Renzi ha prontamente replicato in serata.
«CGIL IN PIAZZA? CHE BELLO, MA IO NON MOLLO». I sindacati negli anni in cui si creava precariato «non c'erano», ha tuonato Renzi, tornando su concetti espressi a più riprese.
«Tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! Io nel frattempo non mollo e continuo a cercare di cambiare un Paese che ha bisogno di avere forse un po' meno discorsi astratti e un po' più proposte concrete come stiamo facendo noi».
«Quando la Cgil sarà in piazza, mi sembra che hanno detto il 25 ottobre, noi saremo a fare la Leopolda. Ci hanno anche risolto il problema di chi ci fa la manifestazione contro».
«D'ALEMA? OGNI VOLTA CHE PARLA GUADAGNO CONSENSI». Secca anche la replica riservata a Massimo D'Alema: «Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, tutte le volte che parla guadagno un punto nei sondaggi», ha spiegato il premier.
«TRA BONUS E TFR 180 EURO IN PIÙ A CHI NE PRENDE 1.300». Quindi, incassato il via libera nel partito, l'accelerazione, ennesima, sui contenuti del Job Acts all'orizzonte. «È normale che adesso la riforma la facciamo comunque, anzi, a maggior ragione» dopo la direzione Pd, ha dunque proseguito ribadendo di non temere i franchi tiratori. «Abbiamo votato, ora la riforma del lavoro è questione di giorni, non è più di anni come in passato». E ancora: «La cosa che a me più colpisce sono quelli che dicono che non dobbiamo fare niente. Perdono una grande occasione».
Il Tfr in particolare è stato uno dei punti toccati da Renzi: «Ne discuteremo nei prossimi giorni. Ma anziché tenere i soldi da parte alla fine del lavoro te li do tutti i mesi. Significa che, per uno che guadagna 1.300 euro, un altro centinaio di euro al mese che uniti agli 80 euro inizia a fare una bella dote», circa 180 euro.
«Il Tfr così com'è c'è solo in Italia», ha spiegato ancora. «Se diamo il tfr in busta paga si crea un problema di liquidità per le imprese. Le grandi ce la fanno, le piccole sono in difficoltà. Stiamo pensando di dare i soldi che arrivano dalla Bce alle pmi per i lavoratori. Allora sulla base di questo stiamo ragionando sul fatto che l'Abi, l'associazione delle banche, possa dare i soldi che arrivano dall'Europa, quelli che chiamiamo i soldi di Draghi, esattamente alle piccole imprese per garantire liquidità: questo garantirebbe al lavoratore di avere un po' più di soldi da spendere».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso