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SCENARIO 30 Settembre Set 2014 0600 30 settembre 2014

Napoli, Bassolino per il dopo De Magistris

Il Pd non ha leader. E l'ex sindaco è l'unico che può tornare in campo.

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Di recente ha ammaliato la platea quasi urlando al microfono che «Napoli è una città in preda alla paura che assomiglia a una nave in tempesta rimasta senza nocchiero». Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera ed ex bassoliniano doc, ha scritto che per mandare a casa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris sarebbe opportuno far ricorso perfino all’istituto americano del recall, che consente a un congruo numero di elettori - in casi eccezionali - di cacciare, tramite referendum, «un sindaco che dà di matto o viene colto con le mani nel sacco».
UNA VOLATA ALL'EX SINDACO. A Napoli sono in molti a pensare che la durissima sortita di Polito, che è anche il direttore del quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno ed è stato commissario locale per il partito della Margherita, nasconda la remota voglia di candidarsi alla successione dell’ex pm ora condannato e, forse, sospeso.
Per altri, Polito - come altri - starebbe invece «tirando la volata» ad Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli (1993-’99) ed ex governatore della Campania (2000-2010), il leader dei suoi anni giovanili da cui non si sarebbe mai totalmente allontanato.
CONSENSI CRESCENTI. Un improvviso ritorno di fiamma? Non è da escludere, visto che la riscoperta di Bassolino - di fronte al bailamme imperante - sta travolgendo anche molti altri opinion leader vicini al centrosinistra locale alle prese con le eterne liti del Partito democratico.

Il ricordo del Rinascimento annunciato nel 93

Antonio Bassolino.

Sessantasette anni, nato ad Afragola, ingraiano e filo-operaista, poi ammiratore di Tony Blair e fautore di una sorta di «ecumenismo liberal di sinistra», Antonio Bassolino sa emozionare le platee ma ama anche i gatti, la montagna e gli amuleti anti-sfiga di cui si circonda da buon superstizioso.
UN NOME A EFFETTO. Non è la prima volta che, di fronte alle incertezze del Pd a individuare un candidato credibile, il suo nome spunta dal dormiveglia per essere riproposto alla platea e valutare «l’effetto che fa». Accadde in occasione delle elezioni amministrative di Napoli nel 2011, quando - grazie all’impasse in cui il partito democratico si era auto-imprigionato - Luigi De Magistris si ritrovò eletto sindaco a sorpresa con pochi voti racimolati qua e là.
CANTONE NON CI STA. Oggi, alla vigilia del possibile stop imposto dalla magistratura all’amministrazione arancione e dell’eventuale ricorso anticipato alle urne, l’imbarazzante incertezza sembra ancora una volta riproporsi. E, con essa, sta esplodendo il terrore di perdere: Raffaele Cantone, il magistrato a capo dell’Authority anti-corruzione che già nel 2011 rifiutò in extremis di cimentarsi nella corsa al voto comunale lasciando nei guai il centrosinistra, ha preso la parola tra gli applausi in occasione della Fonderia (la convention organizzata a Bagnoli dai renziani locali), ma solo per far sapere, come nel 2011, che a scendere in campo non ci pensa per nulla.
Dunque, il Pd napoletano resta senza candidati potenzialmente vincenti. Le alternative? Mezze figure, funzionari senza storia. Né consola l’invadenza di Enzo de Luca, sindaco di Salerno già trombato alle Regionali del 2010, che vuole a ogni costo candidarsi ma per troppi è un outsider disubbidente e sordo a qualsiasi «ragion di partito».
«NON CI RESTA CHE DON ANTONIO». Insomma: gira e volta, ecco che rispunta l’unico nome che nel Pd nessuno è entusiasta di pronunciare ma che sempre tutti sono costretti a rilanciare: «Bè, non ci resta che chiederlo ad Antonio…».
«Eh sì», commenta un anziano militante ex Pci e Pds, «bisognerà pregare Bassolino affinché si candidi di nuovo a sindaco, nel ricordo di quel Rinascimento annunciato e mai intravisto che nel lontano 1993 fece sognare tutti noi prima di svanire in una mezza delusione».

Bassolino conta gli uomini

Antonio Bassolino, ex governatore della Campania.

Bassolino candidato a sindaco per forza? Non proprio, visto che in molti pensano che, proprio oggi che Napoli appare più che mai alle corde, le idee suggestive e l’eloquio fulgido di uno come l’ex sindaco post-ingraiano potrebbero costituire la ricetta giusta «per emozionare il disorientato popolo di sinistra» restituendogli «la voglia di battersi e un po’ di speranza».
LA BENEDIZIONE A FURFARO. Ma lui, Bassolino, come sta vivendo l’inatteso momento magico? Scatenandosi su Twitter. Per offrire, per esempio, la sua benedizione alla pupilla Rachele Furfaro, ex assessore ed esperta di scuola, impegnata nell’inaugurazione di Foqus, una impressionante mega-iniziativa cultural-pedagogica che ha rimesso a nuovo e attrezzato un immenso ex convento di suore nel cuore dei Quartieri spagnoli: quasi 5 i milioni finora investititi.
TELEMACO CERCASI. Da buon Ulisse abituato alle avventure, Bassolino sa che nel Pd napoletano un Telemaco già disponibile a succedergli non c’è e non si intravede all’orizzonte. Sa anche che i suoi delfini - Massimo Paolucci, Andrea Cozzolino, Nicola Oddati - litigano molto fra di loro, non sono in grado di diventare leader ma, se si verificassero le condizioni di adeguata convenienza, sarebbero pronti ad aiutarlo.
TRUPPE PRONTE ALLA BATTAGLIA. Insomma, «don Antonio» (che è di origini contadine e perciò ha memoria lunga) sa di disporre di truppe adeguate e di consiglieri all’altezza, primo fra tutti Mauro Calise, politologo e inventore del cosiddetto partito personale ai tempi delle elezioni dirette dei sindaci.
Dalla sua parte, senza se e senza ma, restano parecchi nomi che contano nel Pd napoletano: Antonio Marciano, Diego Belliazzi, Gianfranco Nappi, Valeria Valente, Michele Caiazzo, Antonio Valiante. Con qualche riserva, ma dalla sua parte, ci sono ancora Angela Cortese, Maria Fortuna Incostante, Luisa Bossa, Ennio Cascetta e altri.
Silenziosi, ma pronti a condividere, appaiono Mirella Barracco, madrina del prestigioso Maggio dei Monumenti, e Gerardo Marotta, anima giacobina dell’istituto per gli studi filosofici.

Russo: «Senza un leader non si vince»

Antonio Bassolino.

Bassolino sindaco resta solo un’utopia? Per il filosofo Biagio De Giovanni «il bassolinismo è finito, ma il guaio è che è finito anche il Partito democratico». Ergo, da domani qualsiasi soluzione a Napoli è possibile. E Peppe Russo, ex capogruppo in Regione, ha detto: «A sinistra non c’è traccia di una leadership a livello di quella incarnata da Bassolino. Qui senza un leader, non si vince nulla».
IL BURRONE A SINISTRA. Nel suo libro Le Dolomiti di Napoli, che ha promosso girando nelle librerie in mezza Italia, Bassolino ha scritto: «Le salite sono difficili, ma le discese lo sono ancor di più, soprattutto quando sono ripide e improvvise». E ancora, più esplicito: «Ho imparato che il burrone è sia a destra sia a sinistra. Ma quello a sinistra è spesso più pericoloso di quello a destra».
E infine, riferendosi allo slogan del sindaco De Magistris: «Al Sud la cosa più facile è scassare. Cosa più difficile è costruire». Sempre su De Magistris, Bassolino negli ultimi tempi non ha lesinato giudizi: «Di lui non sono deluso. Perché su di lui non mi sono mai illuso».
IL PROGRAMMA PER NAPOLI. Su Napoli, poi, l’ex governatore non manca di delineare perfino un suo programma: «Buche, manutenzione straordinaria, rilancio del trasporto pubblico debbono essere le priorità. Insieme con il porto, in questi anni trascurato».
Ai suoi del Pd, Bassolino riserva invece critiche da piena bocciatura: «Difficile dire che in questi anni al Comune, alla Regione e altrove ci sia stata una limpida opposizione». E conclude con Harry Potter, auspicando un nuovo «patto per Napoli»: «Come Emma Watson si propone di andare alle radici del maschilismo, dobbiamo essere capaci di risalire alle radici dei nostri problemi».

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