Violante 130904165505
IMPASSE 1 Ottobre Ott 2014 2123 01 ottobre 2014

Consulta, nuovo ticket Pd-Fi: Violante e Caramazza

Indicazione di voto per i parlamentari. Elezione prevista alla Camera il 2 ottobre.

  • ...

Il piddino Luciano Violante.

Spiraglio alla Consulta. Dopo 15 fumate nere l'impasse sui nomi dei due giudici da mandare alla Corte costituzionale potrebbe essere stata risolta in vista del voto in programma alla Camera giovedì 2 settebre. Il parlamento riunito in seduta comune potrebbe convergere sul nuovo «ticket»: Luciano Violante-Ignazio Francesco Caramazza, avvocato generale dello Stato. Almeno questa è l'indicazione di voto che è arrivata in serata ai parlamentari di Pd, Forza Italia e Ncd via sms.
VOTAZIONE IL 2 OTTOBRE. Una nota ha poi comunicato che, «a seguito di ulteriori valutazioni condotte dai presidenti delle Camere, la seduta comune in programma il 2 ottobre a Montecitorio procederà al voto per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale. Il voto per l'elezione del componente del Consiglio superiore della magistratura si svolgerà invece successivamente».
IL NOME DI CARAMAZZA NON CONVINCE TUTTI IN FI. Dopo il passo indietro di martedì 30 settembre di Donato Bruno, che ha rimesso la sua candidatura nelle mani di Silvio Berlusconi, il capitolo dei due giudici da eleggere per la Corte Costituzionale potrebbe dunque chiudersi con una fumata bianca su Caramazza. Anche se il condizionale in questi casi è d'obbligo visto che, subito dopo la comunicazione ufficiale del nuovo candidato, in Forza Italia non sono mancati i malumori. Diversi azzurri infatti, conversando con i cronisti hanno sottolineato che si tratta di «una persona di 77 anni» che «non può essere messa in contrapposizione, da un punto di vista di peso politico, con una personalità forte come quella di Violante». Del resto, si osserva nel resto della maggioranza, «visto quello che è successo con Catricalà meglio andare coi piedi di piombo». Il riferimento è all'altro candidato proposto da Gianni Letta per la Corte, Antonio Catricalà, che ha preferito fare un passo indietro quando ha visto che le Camere non riuscivano ad assicurare il quorum richiesto per diventare giudice costituzionale.
PALAZZO CHIGI SMENTISCE CHIAMATA RENZI-CAV. In attesa di capire come andrà a finire davvero, si apprende che probabilmente la comunicazione ufficiale, che i dem si aspettavano da Berlusconi sul fatto che Bruno non fosse più il candidato di Fi per la Consulta, sarebbe arrivata in una telefonata diretta tra Matteo Renzi e il Cav. Chiamata che però da Palazzo Chigi hanno smentito. Ma nelle telefonate e nei contatti che si sono seguiti pressoché continui per tutto il giorno tra Pd, FI e Ncd di nomi di possibili candidati ne sono circolati parecchi: quello del costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto, del presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Francesco Paolo Sisto, del presidente della commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma e del professore di Diritto Pubblico comparato Giuseppe De Vergottini.
AL CSM VICENDA ANCORA APERTA. Tutti, comunque, sono stati molto attenti a vagliare con attenzione nome e requisiti del candidato anche perchè, come è stato sottolineato nel Pd, bisogna evitare «brutte figure» come quella che si è fatta con il Csm «eleggendo persone che non hanno titoli né chance di entrare». E quella del Csm, invece, è una vicenda destinata a restare aperta ancora per un po' visto che le presidenze della Camere alla fine hanno scelto di non far votare sul sostituto da mandare a Palazzo dei Marescialli al posto di Teresa Bene la cui elezione non è stata convalidata per mancanza dei titoli necessari. Nonostante fosse arrivato dal Quirinale l'invito al Parlamento ad adempiere a tale obbligo. «Molto probabilmente», si è osservato tra i dem, «si vorranno far calmare le acque prima del voto visto che Teresa Bene ha annunciato l'intenzione di presentare ricorsi da tutte le parti» per «difendere i propri diritti», come annunciato del resto anche il 30 settembre dalla diretta interessata.

Correlati

Potresti esserti perso