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BATTAGLIA 1 Ottobre Ott 2014 1841 01 ottobre 2014

Jobs act, Bersani: «Al voto saremo leali»

L'ex segretario dem: «Renzi attacca tutti, tranne la destra».

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Pier Luigi Bersani, ex segretario democratico.

Non c'è pace dentro il Partito democratico, che prosegue la sua battaglia interna tra la maggioranza targata Matteo Renzi e la minoranza, che ha tra le sue voci più autorevoli quella di Pier Luigi Bersani.
«Prendersela con tutti, con i sindacati, i magistrati, la minoranza del partito e mai una volta con la destra è curioso, perché son 10 anni che governa la destra», ha detto l'ex segretario con una nuova frecciata al premier.
«CONOSCO LA DITTA». Sul Jobs act, invece, l'ex segretario dem ha assicurato che al voto finale «non mancherà la lealtà verso il partito e il governo. Anzi, più netta è la chiarezza delle opinioni, più può poi emergere il senso di responsabilità. Dove non sono d'accordo lo dico ma non ho bisogno di farmi spiegare la ditta dai neofiti».
Sull'iter della delega, Bersani ha spiegato: «Mi aspetto che il governo presenti l'emendamento e che poi a seconda del testo si presenteranno dei subemendamenti. Nei gruppi parlamentari ci deve essere tutto il diritto a promuovere idee e quindi subemendamenti».
«LA MINORANZA NON È DIVISA». A chi ha evidenziato una spaccatura nella minoranza, che si è divisa in direzione tra contrari e astenuti, l'ex candidato premier ha obiettato: «La minoranza non è un'organizzazione ma è fatta di sensibilità, opinioni. In direzione c'è stato un implicito dibattito sul vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ma nella sostanza tutti hanno pensato che si stava compiendo un passo avanti ma non sufficiente. Il pensiero comune è stato quello: ora bisogna che i gruppi possano lavorare».
«INGIUSTO LO SCHIAFFO AL SINDACATO». Quello che Bersani non ha digerito è stato il duro scontro tra il premier e le associazioni dei lavoratori: «Io so dov'era il sindacato mentre si creava precariato: a parte qualche burocrate, a metterci davvero la faccia, e non solo la faccia, davanti alle fabbriche e nelle crisi aziendali. Trovo profondamente ingiusto questo schiaffo a chi è sul fronte in una situazione drammatica. Non so come sia andato a letto la sera chi, dopo aver chiuso un accordo, dopo aver preso magari qualche invettiva dai lavoratori, deve ricevere anche 'l'incoraggiamento' del presidente del Consiglio».
TFR: «SI CHIEDA AI LAVORATORI». Bersani non sembra convinto nemmeno dall'ipotesi di inserire il Tfr in busta paga: «Sono soldi dei lavoratori, non del governo. Se si vuole fare qualcosa con i soldi dei lavoratori, bisognerà che si parli con i lavoratori perché non sono soldi del governo né delle imprese. Andiamoci molto cauti, quando ci si mangia oggi le risorse di domani».
Bersani ha proseguito: «Bisognerebbe forse incentivare chi investe qualcosa per sè e i figli sulla vita che si allunga, forse è più strategico».

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