Matteo Renzi 140528200110
RETROSCENA 1 Ottobre Ott 2014 0600 01 ottobre 2014

Renzi, strategia contro i poteri forti

Il successo negli Usa dà la carica al premier. Ora la partita è sulle riforme.

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Matteo Renzi.

Matteo Renzi li chiama «poteri aristocratici». L’opinione pubblica li conosce come «poteri forti». Ma l’unica cosa certa è che l’inquilino di Palazzo Chigi è finito sotto attacco da un mondo che conta e sposta anche i governi.
BANCHE E FINANZA CONTRO. Negli ambienti politici romani il dito è puntato sul mondo bancario. Del resto non è una novità che a Bankitalia il premier dem non abbia molti supporter. Come dimostrano le ultime stime dello Sblocca Italia, non proprio in linea con le aspettative del governo, che nel progetto ha investito buona parte della sua credibilità.
LA FINE DELLA LUNA DI MIELE. Così come non è nuova la voce che alcuni gruppi di peso siano pronti a voltargli le spalle. «È una questione di pesi e contrappesi», sussurra a Lettera43.it uno degli spin doctor berlusconiani di lungo corso. Nella sua carriera a Palazzo Chigi durante i governi del Cavaliere, ha visto passare tutto e tutti: «I cosiddetti poteri forti solitamente concedono una “luna di miele” ai nuovi governi. Passato quel periodo iniziale, tirano le somme, e in base alle scelte dell’esecutivo si regolano. Chi viene svantaggiato dalle politiche economiche ovviamente reagisce per non perdere posizioni di potere». Un allontanamento fisiologico contro cui Renzi ha solo un'arma: attuare le riforme promesse.

Da Della Valle a De Bortoli, quelli che attaccano il premier

Diego Della Valle.

Stilando una lista di imprenditori, banchieri e manager dei grandi gruppi industriali (ed editorali) che hanno ri-#cambiatoverso, si capisce facilmente che Renzi stavolta ha scontentato un po’ tutti, senza distinzioni di sorta o di corrente.
IL FRONTE DEI CRITICI. Da Diego Della Valle, grande sponsor dell’ex sindaco di Firenze in passato che lo ha definito un «sòla», al Corriere della Sera che ha lanciato durissime accuse tramite la penna del direttore Ferruccio de Bortoli (in uscita nel 2015), dall’amico Oscar Farinetti, che non ha ancora visto la spinta propulsiva che Matteo prometteva, agli ospiti del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Fino al tradizionale Meeting di Comunione e liberazione di Rimini. Entrambi appuntamenti disertati dal premier.
E questo solo per citare alcuni nomi tra i più pesanti. Anche se in Transatlantico in tanti scommettono pure sulla scarsa simpatia del governatore Bce, Mario Draghi, nei confronti del leader Pd.
IL SUCCESSO NEGLI USA. Ma nei corridoi della politica, qualche renziano del giro stretto tira comunque un sospiro di sollievo.
Il viaggio negli States del premier è stato un successo, non solo per il buon esito degli incontri mirati ad attrarre nuovi investimenti esteri in Italia, quanto per il tenore dei colloqui intrattenuti dal primo ministro con il presidente Usa, Barack Obama, e i membri della famiglia Clinton, che alla prossima convention dovrebbero esprimere la candidatura di Hillary alla Casa Bianca.
IL CHIARIMENTO CON L'ESTABLISHMENT. «Matteo aveva bisogno di spiegare alcune incomprensioni con i nostri storici partner», spiega la fonte, «e parlarne di persona ha facilitato i chiarimenti che si erano ormai resi necessari». Il riferimento è ovviamente alla vendita del 35% delle quote di partecipazione di Cassa depositi e prestiti Reti (Cdp Reti) alla China State Grid corporation, come riportato da Lettera43.it il 5 agosto scorso.
Un affare che aveva fatto saltare la mosca al naso di molti dell’establishment americano, pronti a mollare il segretario del Pd. Stando alle indiscrezioni raccolte, però, almeno i «poteri forti» statunitensi sembrano essersene fatti una ragione.

Baretta verso l'Inps

Pier Paolo Baretta.

Anche perché Renzi non ha nessuna intenzione di cedere di un millimetro sul programma di governo annunciato ai primi di settembre. E non si lascerà intimorire «che si tratti di poteri forti, deboli, aristocratici», come spiega un suo fedelissimo parlamentare, «o dalle minacce della minoranza del partito».
GIRO DI POLTRONE. Infatti il premier starebbe per nominare Pier Paolo Baretta alla presidenza dell’Inps. La promozione dell’attuale sottosegretario all’Economia, già sottosegretario di Stato al ministero dell'Economia e delle Finanze sotto Fabrizio Saccomanni nel governo Letta, aprirebbe la strada a un’altra nomina nel governo, da scegliere entro la metà di ottobre.
E la decisione la prenderà Renzi, senza farsi condizionare da niente e nessuno. Per informazioni sulla determinazione del rottamatore, chiedere alla lunga lista di scontenti e «gufi».

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