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CENTRODESTRA 2 Ottobre Ott 2014 1814 02 ottobre 2014

Forza Italia, Berlusconi a Fitto: «Sei figlio di un Dc»

Il Cav: «Vattene, ci fai perdere il 3-4%». Opposizione, passa la linea di Silvio.

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Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali nel governo Berlusconi IV dal 2008 al 2011.

Gli amici di una volta si ritrovano rivali, e la spaccatura dentro Forza Italia appare insanabile. La resa dei conti tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto è arrivata il 2 ottobre, con una discussione all'ufficio di presidenza sulla linea da tenere nei confronti del governo.
«NON ANDARE IN TIVÙ». È passata quella del Cav: opposizione ma insieme a Matteo Renzi per le riforme. Hanno votato contro Fitto e Daniele Capezzone, e tra il leader del Partito e l'eurodeputato pugliese è scoppiata la lite.
«Ho commissionato un sondaggio», avrebbe attaccato Berlusconi, «e con questi tuoi distinguo continui perdiamo voti, non fai altro che danneggiarci, invece bisogna lavorare sull’unità del partito. Se vuoi restare bene, ma non puoi sempre criticare su ogni cosa, altrimenti è meglio che vai in un altro partito, basta con tutte queste dichiarazioni contro di me».
Il Cav ha quantificato in un «3-4%» i voti che Fitto farebbe perdere al partito: «Se vuoi vieni a parlare direttamente con me, ma non andare in tivù a parlare contro il partito».
«SE NON SEI D'ACCORDO FAI UN ALTRO PARTITO». Secondo alcuni l'ex premier sarebbe passato addirittura alle minacce: «C’è stato un altro che si è comportato in questo modo e sai come è finita. Se non sei d’accordo puoi anche fare un altro partito. Tu sei figlio di un vecchio democristiano, Forza Italia è un’altra cosa, non c’è spazio per certi comportamenti».
A scatenare la rabbia di Berlusconi sarebbe stata la presa di posizione di Fitto contro le modalità del voto durante la riunione: «C’è stato un episodio spiacevole: votare prima di discutere», ha accusato l'eurodeputato pugliese. «Questo fatto ha condizionato il voto sul documento».
Più tardi il Cav ha spiegato di non aver voluto offendere Fitto: «Ho ritenuto di dire con franchezza quello che penso. Ed è con questo spirito che mi sono riferito alla sua appartenenza alla tradizione democristiana e non certo con l'intenzione di mancare di rispetto nè a lui nè ai suoi familiari».

Lite Verdini-Capezzone sul patto del Nazareno

Daniele Capezzone.

Ma le vicende del 2 ottobre non sono le uniche che allontanano Berlusconi da Fitto. L'ex premier ha infatti ribadito la sua contrarietà alle primarie, ammettendo un'eccezione nel caso in cui la coalizione non riuscisse a determinare da sola il proprio candidato.
«NO ALLA ROTTAMAZIONE». L'idea del Cav è quella di rinnovare il partito, ma senza rottamare la classe dirigente storica: «Basta con queste stupidaggini sulla rottamazione. Confermo la stima e la fiducia nei parlamentari ma penso che anche la politica debba rinnovarsi, per questo ho lanciato l'idea dei club che però ora devono rientrare tutti dentro Forza Italia».
Lo scontro tra Berlusconi e Fitto non è stato l'unico della giornata. Un aspro diverbio è scattato anche tra Denis Verdini e Daniele Capezzone, col secondo che ha denunciato un'opposizione troppo morbida al governo Renzi.
CAPEZZONE: «NIENTE OPPOSIZIONE, MENO CONSENSI». «Stiamo perdendo consensi perché non facciamo opposizione», ha accusato il presidente della commissione Finanze scatenando la reazione di Verdini, uno dei più convinti sostenitori del Patto del Nazareno: «Oltre a parlare con il cuore cerca di parlare con il cervello», avrebbe detto. «Io ce l'ho il cervello», la risposta di Capezzone. «E allora se ce l'hai dovresti capire che questo governo ha fatto tutto quello che poteva fare che ci andasse bene, come la legge elettorale. Se dovesse passare il mattarellum per colpa delle vostre posizioni, voi sarete responsabili e io vi impicco a un albero». «E tu sei responabile se siamo passati dal 20 al 13%», l'ultima replica di Capezzone.

Berlusconi: «Non possiamo uscire dall'accordo sulle riforme»

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Alla fine, comunque, in 34 su 36 hanno approvato la linea di Berlusconi. Opposizione dura e convinta su temi come immigrazione e lavoro, ma patto da rispettare sulle riforme. Il rischio, ha avvisato il Cav, è che il governo vada avanti sulla sua strada anche senza Forza Italia, magari trovando un accordo con i Cinque stelle, e facendo passare leggi che andrebbero contro gli interessi del partito.
«NUMERI NON DETERMINANTI». «Attenzione a sostenere che non dobbiamo essere della partita riforme», ha avvertito l'ex premier, «perché i numeri di Forza Italia in parlamento non ci consentono di fare una opposizione tale da determinare le riforme stesse. Al Senato siamo al 18% e alla Camera all'11%, se ci sfiliamo le riforme se le fanno da soli, magari in modo che ci penalizzino».
Nessuna assistenza, invece, sul Jobs act: «Sulla modifica dell’art. 18 non c’è mai stata l’ipotesi del soccorso azzurro. Noi siamo all’opposizione», ha ribadito Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato, parzialmente smentito da Berlusconi che ha detto di voler mantenere fede al patto con Renzi salvo «poi cambiare rotta».
RENZI NON È PREOCCUPATO. Venuto a sapere della chiusura di Romani, il presidente del Consiglio ha ironizzato: «Ho visto che Wall street sta tremando». Insomma, al momento Matteo Renzi non ritiene di aver bisogno dell'aiuto di Forza Italia.

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