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RIPRESA 2 Ottobre Ott 2014 1155 02 ottobre 2014

Padoan: «Il nostro risanamento sarà diverso da quello francese»

Il ministro: «Non useremo la strategia di Parigi». E accelera sulle riforme.

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Pier Carlo Padoan.

Dopo la ribellione della Francia al rigore imposto dall'Ue, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha commentato quanto accaduto in un'intervista al Foglio.
«L'Italia ha in comune con la Francia una congiuntura economica molto deteriorata che rende più difficile l'equilibrio sui conti pubblici. Ma la nostra strategia di risanamento e riforme è diversa da quella di Parigi».
Per l'uscita dalla crisi, dopo aver detto che quella attuale è peggiore di quella del 1929, ha dichiarato: «Non esistono settori che possono migliorare la spesa pubblica: margini di efficienza si possono trovare dappertutto, sanità inclusa. In prima istanza il taglio non lineare è preferibile. Poi però, se nulla si muove, si interverrà così».
L'ATTACCO A STIGLITZ. Padoan ha poi contraddetto il premio Nobel Joseph Stiglitz sottolineando che «le riforme si fanno sia in recessione sia in espansione: l'evidenza empirica, mi spiace per Stiglitz di cui ho grandissima stima, non avalla assolutamente la sua versione».
«Quello che cambia ai fini dell'implementazione», ha evidenziato, «il consenso. Ovunque le riforme strutturali di successo hanno avuto un elemento in comune: il governo è stato bravo a spiegare i suoi obiettivi parlando direttamente ai cittadini e avendo pazienza nell'attendere i risultati».
Spiegando lo stato dell'arte nel progetto per il Tfr in busta paga il ministro ha detto: «Ne stiamo discutendo. Però su Tfr, che è un fatto solo italiano insistono vari interessi in campo. Ci sono i lavoratori, la finanza pubblica via Inps, le imprese e i fondi pensioni. Le opzioni sono complesse».
TFR, IL RUOLO DELLE BANCHE. «C'è anche il nodo delle banche che possono essere coinvolte. Però», ha spiegato il ministro, «ora quel mercato attraversa ancora una fase nervosa perché devono finire gli stress teste europei, a proposito dei quali sono piuttosto ottimista».
Secondo il ministro «si possono immaginare strumenti in base ai quali i soldi in più che ci mette la Banca centrale europea siano utilizzati davvero dalle banche per fornire credito alle imprese e questo può voler dire 'misure di garanzia fornite da parte del Governo per finanziare il pagamento dei Tfr così come si fa per incentivare altri investimenti da parte delle banche. Oppure misure per favorire i cosiddetti Abs rendendoli più trasparenti».

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