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SCHERMAGLIE 2 Ottobre Ott 2014 1252 02 ottobre 2014

Renzi contro Merkel: «Non siamo studentelli»

Il premier alla cancelliera: «Sto con Hollande». Da Londra: «Priorità al lavoro».

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Matteo Renzi e David Cameron.

La prima a ricorrere alla retorica scolastica era stata Angela Merkel.
Il primo ottobre la cancelliera tedesca, vestendo i panni della professoressa, aveva invitato i Paesi membri dell'Unione europea (Ue) a «fare i compiti». A rispettare, in altre parole, le regole dell'austerity.
Chiaro riferimento a Parigi che, poche ore prima, aveva annunciato lo sforamento del tetto del 3% da qui sino al 2016, e velato avvertimento a Roma, che quasi contemporaneamente aveva rinviato il pareggio di bilancio al 2017.
RENZI: «IO STO CON HOLLANDE». E proprio dal premier italiano, Matteo Renzi, è arrivata la risposta più piccata alla cancelliera: «Rispetto la decisione di un Paese libero e amico come la Francia, nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studentelli», ha detto in occasione della visita al suo omologo britannico David Cameron. Prima di mettere in chiaro, come mai aveva fatto in precedenza: «Io sto con dalla parte di François Hollande e Manuel Valls». Quanto all'Italia, Renzi - che non ha mai citato direttamente Angela Merkel - ha sottolineato che «la situazione è diversa: noi rispettiamo i limiti che ci siamo dati del 3%».
L'ASSE CON CAMERON: «PIÙ FLESSIBILITÀ». Con Renzi, e contro gli eccessi dell'austerity, si è schierato lo stesso Cameron, che ha dichiarato: «Abbiamo una vera sfida per l’Europa, bisogna fare cose importanti, l’Europa deve essere più flessibile».
Parole che sono arrivate mentre le previsioni per la crescita in Europa e nel mondo sono rimaste decisamente negative e nel giorno in cui le borse sono crollate. Il presidente della Bce Mario Draghi ha parlato di previsioni di ripresa «modesta» per l'Eurozona.
E la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha definito la crescita dell'economia mondiale «mediocre».
RIFORME IN FRETTA E REGOLE. La soluzione è sempre quella: riforme, in fretta, e regole. Lo ha sottolinea Draghi, che invita i Paesi ad accelerare «le riforme del lavoro e le liberalizzazioni», ma anche a usare la flessibilità rispettando le regole del patto di stabilità. I Paesi dell'area euro «non dovrebbero vanificare i progressi già conseguiti ma procedere in linea con le regole», ha ripetuto il giorno dopo l'annuncio francese.
Ma la stoccata più dura a Parigi è arrivata proprio dall'ex ministro dell'Economia Pierre Moscovici, ora commissario agli Affari economici, pronto ad andare avanti con la procedura contro il 'suo' Paese. Le regole, ha detto, «valgono per tutti» e non possono essere interpretate in modo «creativo e spigliato». Insomma il rigore torna a farla da padrone, mentre aumentano i Paesi che invocano la flessibilità.
L'ITALIA CHIEDE PIÙ FLESSIBILITÀ. La linea di Renzi resta la stessa: l'Italia intende rispettare i parametri e l'agenda di riforme, ma è indubbio che il rigore assoluto non ha salvato l'Eurozona. Anzi. Per questo Renzi, incontrando Cameron a Downing Street è tornato a ripetere che serve un'Europa più snella e «smart», in grado di prendere le decisioni, e ha trovato sponda nel primo ministro britannico.
Ora il timore è che il tempo stia scadendo. «E ci sono alcune nubi preoccupanti all'orizzonte, tra cui quella che la crescita resti lenta per un lungo periodo di tempo», ha detto Lagarde.
In serata, davanti agli investitori della City, Renzi ha assicurato che l'Italia è tornata («Italy is back»), che i suoi conti sono «solidi e sostenibili» e che la riforma del mercato del lavoro, a partire dall'articolo 18 che rappresenta «una mancanza di libertà per gli imprenditori», è la più importante e urgente tra quelle a cui il governo sta lavorando: e che è in arrivo, ha promesso, al massimo entro un mese.

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