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RIVOLTA 3 Ottobre Ott 2014 1530 03 ottobre 2014

Hong Kong, la religione nella protesta

Dal leader 17enne al cardinale Zen. Cristiani e cattolici in Occupy Central.

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Il volto mediatico della protesta di Hong Kong è il 17enne Joshua Wong, 18 anni tra qualche giorno, simbolo nerd di quella che, prematuramente, viene chiamata Rivoluzione degli ombrelli.
Ma c'è molta fede dietro le manifestazioni non violente contro la decisione di Pechino di controllare, attraverso una sua commissione, le elezioni a suffragio universale del 2017 per il governo dell'ex colonia britannica
L'adolescente incarcerato per due giorni dalle autorità, che in Cina viene etichettano come un «estremista infiltrato della Cia», porta il nome biblico di Giosué, Gesù, e ha studiato al College cristiano prima di iscriversi alla Libera università di Hong Kong.
DALLA SCUOLA ALLE PIAZZE. Da piccolo, Joshua andava con il padre credente tra i clochard a portare cibo e aiuti. Prima di fondare, a 15 anni, con il compagno di banco Ivan Lam il gruppo di dissenso Scholarism. Il movimento che chiede «elezioni libere e democrazia» nello Stato a statuto speciale è nato nel 2011 all'interno dell'istituto religioso cittadino, in «opposizione all'educazione morale nazionale», impartita nei programmi della Repubblica popolare cinese.
CONTRO IL MATERIALISMO. Contro l'allineamento al modello comunista, Scholarism ha portato in piazza centinaia di migliaia studenti, disposti a occupare luoghi pubblici e iniziare scioperi della fame, per non far diventare Hong Kong una città cinese come tutte le altre.

Da Scholarism a Occupy central: una protesta cristiana

Contro l'istruzione materialista di Pechino come per il referendum per le elezioni dirette ha sempre sfilato il cardinale 82enne Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, in prima linea anche durante le ultime proteste. Un volto, a Hong Kong, molto più noto e influente di quanto non lo sia quello di Joshua nel mondo.
Originario di Shanghai, nel 2009 il potente porporato ha ceduto la diocesi della metropoli all'allora suo vice John Tong Hong, dopo averla guidata dal 2002 come vescovo e dal 1996 come ausiliare.
IL PASSAGGIO ALLA CINA. Nel 1997, un anno dopo l'arrivo di Zen Ze-kiun nel protettorato, Hong Kong venne ceduta dagli inglesi alla Cina e la fima congiunta del basic law, la Costituzione tarata sul common law britannico, stabiliva che la regione speciale fosse amministrata in base al principio di «un Paese, due sistemi», almeno fino al 2046, fatidica data dell'omonimo film di Wong Kar-wai.
Secondo l'accordo anglo-cinese, il tempio asiatico del liberismo thatcheriano non doveva diventare il distaccamento economico-finanziario della nomenklatura, per quanto il comunismo fosse calmierato dall'abbraccio capitalista della Cina post-maoista.
ENCLAVE DEL DISSENSO. Il margine di libertà mantenuto da Hong Kong, con il fiato sul collo di Pechino, ha permesso alla metropoli di diventare negli ultimi 15 anni un polo per dissidenti da tutta la Cina.
Fatto cardinale da Benedetto XVI, il fedelissimo cinese della messa in rito tridentino riportata in auge dal papa emerito, non ha affatto intenzione di mollare le battaglie del vescovado.
«Crediamo nel dialogo. Ma se il governo non ci sta, andremo oltre occupando il centro finanziario di Hong Kong. Se ci saranno perdite economiche, forse ci ascolteranno», ha minacciato il porporato.
PORPORATI IN MARCIA. La battaglia studentesca è quindi anche una battaglia cattolica. A giugno, in sostegno al referendum non uffifciale per l'autonomia indetto dal movimento di Joshua, ribattezzato nel frattempo Occupy Central, sua eminenza Zen organizzò una marcia di tre giorni nella metropoli.
Il cardinale cinese ritiene di potersi muovere con il consenso della Santa Sede: «Stiamo seguendo la dottrina sociale della Chiesa. Ho parlato di recente con Francesco, il pontefice non mi ha fatto neanche un accenno a Hong Kong, a mio avvio abbiamo la libertà di regolarci come vogliamo», ha dichiarato.

I cristiani sono sulle barricate, ma la Chiesa dialoga con Pechino

Ad agosto Pechino ha annunciato la creazione di una Commissione filogovernativa per restringere i candidati alle Legislative di Hong Kong a una rosa di «accettabili». Tradite le aspettative democratiche, Occupy Central è passata dalla negoziazione politica alla disobbedienza civile.
ZEN NELLE TENDE. Emanazione di Scholarism, la Federazione studentesca è la componente centrale delle proteste, che richiamano anche altri gruppi di attivisti. Il cardinale Zen dorme nelle tende con i ragazzi e i credenti cristiani portano panini e bevande nelle piazze.
A Hong Kong il 12% degli oltre 7 milioni di residenti è di religione cattolica o protestante, quasi 850 mila persone: in questa città nella metropoli spiccano, tra gli animatori di Occupy Central, il sacerdote battista Chu Yiu-ming e diversi cristiani, espressione di una minoranza ideologicamente anticomunista, che ufficialmente in Cina conta 13 milioni di fedeli.
BOOM DI BATTESIMI. In realtà nell'Impero di mezzo, tra le comunità riconosciute e sommerse, quotidiani d'apparato come il China Daily stimano, nel 2014, tra i 23 e 40 milioni di protestanti e altri 12 milioni di cattolici: uno Stato più popoloso dell'Italia.
Ogni giorno in Cina verrebbero battezzati oltre 500 mila credenti, escludendo le chiese sotterranee: un vero boom, che investe soprattutto i protestanti evangelici. Ma anche la Chiesa cattolica coltiva il proprio orto, e perciò i toni delle alte gerarchie ecclesiastiche sono cauti sulle proteste di Hong Kong.
L'appoggio non viene enfatizzato, si susseguono gli appelli a «mantenere la calma», perché con Pechino è in corso un delicato processo di riavvicinamento, frutto di una tessitura diplomatica durante il pontificato di Benedetto XVI.
LA SANTA SEDE CAUTA. Francesco potrebbe visitare la Cina ed è interesse ecumenico di entrambe le parti venirsi incontro, aumentando consenso e fedeli. Anche per questo, probabilmente, su input di Pechino il governatore-manager di Hong Kong, Leung Chun-ying, aveva riaperto alla trattativa, ma gli studenti sabato 3 ottobre, dopo gli scontri di piazza, hanno rifiutato il dialogo.
Lo sa anche il cardinale Zen, che nel 2008 condannò duramente la repressione cinese dei tibetani, che il processo sarà lungo: «La Cina vuole obbedienza assoluta. Per Costituzione Hong Kong ha diritto a elezioni democratiche dopo il ritorno a Pechino: le hanno promesse nel 2004, nel 2007 e nel 2010, rimandando sempre. La vittoria avverrà tra molto tempo, ma è ragionevole agire ora».

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