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POLITICA 3 Ottobre Ott 2014 1020 03 ottobre 2014

Pd, crisi di tesserati: solo 100 mila militanti

Alle Europee ha stravinto. Base in fuga: 1 su 10 resta iscritto. Guerini smentisce.

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Una sede del Partito democratico.

A maggio è diventato il primo partito d'Italia. Ma ora ha scoperto di essere in crisi di tesserati.
È allarme rosso dentro il Partito democratico: dopo il record del 40,8% ottenuto alle Europee s'è ritrovato sotto quota 100 mila tessere. Che paragonato ai dati del 2013, significa una perdita di oltre 400 mila militanti.
Insomma, gli elettori disposti a votare per i democrat non mancano, ma non ci sono più i tesserati. Tanto che appena uno su 10, secondo quanto ha raccontato il quotidiano La Repubblica, è disposto a rinnovare l'iscrizione ai dem. Anche se il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, in un tweet, ha smentito le cifre diffuse: «Sarebbe bello che non venissero diffusi dati a caso», ha scritto sul social network.
IN POCHI ALLE PRIMARIE. In realtà l'allarme era scattato subito dopo le primarie in Emilia Romagna per la scelta del candidato governatore. La bassa affluenza - circa 58 mila votanti - aveva insospettito i massimi dirigenti del Pd che hanno anche parlato di cifre ancor più drammatiche di quelle ufficiali: i militanti sarebbero addirittura appena 60 mila.
Le pessime notizie arrivano soprattutto da Sicilia, Basilicata, Molise, Sardegna e Puglia, dove il tesseramento non è praticamente partito. Ma pure in Campania le cose non vanno meglio (nel 2013 erano circa 70 mila, oggi poche migliaia).
CIRCOLI VUOTI. Salendo più a Nord i numeri si fanno leggermente meno drammatici. Ma sono sempre in calo. A Torino da 10 mila s'è passati a 3 mila militanti. A Venezia da 5.500 si è scesi a 2 mila. In Umbria i militanti si sono dimezzati nell'arco di un anno (erano 14 mila nel 2013). E c'è sofferenza di iscritti persino nelle roccaforti dem.
Eppure il Pd ha una forte presenza sul territorio: ci sono 7.200 sedi in Italia e 89 all'estero. Peccato che molti circoli siano deserti.
Per il partito i freddi numeri sono uno choc. Anche perché il Pd, come i partiti che l'hanno preceduto, ha fatto della base la sua storia. E ora c'è da fare i conti con una drammatica emorragia.
COLPA DI RENZI? Alcuni hanno puntato il dito contro il leader Matteo Renzi. Anche se è grazie al premier che il partito ha ottenuto il record di voti. Ma se la strategia del capo carismatico ha pagato alle urne (oltre 11 milioni i voti alle Europee), sta presentando il conto al capitolo iscrizioni.
«Se chi vuole discutere è sempre un gufo o un rosicone, i circoli si svuotano», è l'accusa mossa contro il presidente del Consiglio.
APPELLO DI FASSINA. Per esempio, Stefano Fassina ha precisato che Renzi, «oltre a dedicarsi a organizzare la Leopolda per i suoi fedelissimi, dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di organizzare un'assemblea nazionale dei coordinatori dei circoli del Pd». Secondo l'esponente dem, «in un momento così impegnativo per il Pd, alle prese con una virata programmatica sul lavoro, un crollo degli iscritti e il taglio drammatico delle risorse sarebbe utile ascoltare chi tra mille difficoltà è impegnato sul territorio».
CENA PER I FONDI. Inoltre, il premier deve pensare anche alle casse del Pd. Sempre più in crisi di fondi.
Eppure, anche su questo capitolo, Renzi ha la soluzione: una cena con gli imprenditori a mille euro a testa. In fin dei conti, il premier ha rottamato anche il vecchio modo per raccogliere soldi.

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