Confindustria 140725132831
SPACCATURA 3 Ottobre Ott 2014 2017 03 ottobre 2014

Tfr, tra piccole e grandi imprese è rottura

Baban (Confindustria): «Marchionne non ha idea di quali siano i nostri problemi».

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Sede di Confindustria.

Tra piccole e grandi imprese è spaccatura sul Trattamento di fine rapporto che potrebbe finire nelle buste paga degli italiani. Di fronte all'opinione favorevole espressa da Sergio Marchionne, non ha tardato a farsi sentire il pensiero di chi, come Alberto Baban, leader della piccola industria di Confindustria, appare decisamente contrario. «Sappiamo che un grande manager di una grande azienda che ha fiscalità in Olanda e contabilità a Londra ha detto di essere estremamente favorevole» alla proposta del premier Matteo Renzi; «ma lui il problema non ce l'ha perchè il problema è per le piccole aziende».
«ALTRE TENSIONI FINANZIARIE». L'anticipo del Tfr in busta paga, ha aggiunto, è «una proposta che, anche ipotizzando una eventuale collaborazione con il sistema bancario, cosa ben poco credibile e ancor meno praticabile, non può che vederci totalmente contrari», dato che si creerebbero «altre tensioni finanziarie per le Pmi». Per Baban, le ipotesi circolate in questi giorni «andrebbero a toccare i fondi pensione e il fondo gestito dall'Inps per almeno 6 miliardi di euro e, per noi intollerabile, anche gli 11 miliardi l'anno che oggi 'restano' in gran parte nelle imprese con meno di 50 addetti».
«BASTA CON LE RETROMARCE». E sull'articolo 18: «Abbiamo capito come fa Renzi, getta il sasso e poi a seconda di quanto alzano le barricate dice no, abbiamo scherzato, facciamo solo una piccola ridefinizione». «Basta con continue marce e retromarce su un tema così determinante per il lavoro», ha comcluso Baban, «noi abbiamo bisogno di soluzioni chiare e definitive. Perché non migliorare gli strumenti esistenti invece di introdurre una nuova tipologia di contratto, applicabile, tra l'altro, solo alle nuove assunzioni? Non sarebbe più coerente innovare il contratto a tempo indeterminato rendendolo meno costoso e più flessibile: se la flessibilità interna al rapporto di lavoro è uno dei fattori di competitività del modello tedesco, perché non affidare interamente alla contrattazione la definizione delle mansioni?»

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