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DUBBI 4 Ottobre Ott 2014 1142 04 ottobre 2014

Jobs act, il governo valuta la fiducia

Poletti «al momento» la esclude, Guerini la rilancia: «Il Paese deve correre».

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Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Si avvicina il momento della verità per il Jobs act, e il governo si prepara al confronto con la Camera. L'ipotesi che sul testo venga posta la questione di fiducia sembra concreta, anche se il ministro del Lavoro Giuliano Poletti l'ha esclusa: «Al momento no. Stiamo ancora lavorando per trovare una buona composizione sulle diverse posizioni che si sono espresse in questa fase».
GUERINI HA FRETTA. Decisamente più possibilista il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: «Il dibattito passerà in Aula, ci arriveremo con le scelte che stiamo cercando di definire in queste ore, è evidente che la tempistica ha una sua importanza, il Paese deve correre».
Insomma, non c'è tempo da perdere e se necessario si potrebbe ricorrere alla fiducia:«È importante che la prossima settimana il Senato possa mettere un punto definitivo per un primo passaggio, se con la fiducia o meno ci stiamo lavorando».
«CI INTERESSANO I VOTI DELLA MAGGIORANZA». Guerini ha escluso il ricorso al soccorso di Forza Italia precisando che «è evidente che questo passaggio sarà sostenuto dalla maggioranza, è un passaggio che dovrà avvenire attraverso i voti della maggioranza», ma ha aperto alla possibilità che su alcuni punti della riforma ci siano i voti dell'opposizione.
A parlare del Jobs act e dell'esigenza di superare l'articolo 18 era stato anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, intervistato dal Messaggero: «In questi primi quattro mesi da sindaco, ho constatato che soltanto riformando il mercato del lavoro possiamo dare una spinta vigorosa all'economia», ha detto il successore di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio. «Questa riforma serve a noi, e non a compiacere i signori di Bruxelles».
NARDELLA: «L'ARTICOLO 18? UN VESSILLO». L'articolo 18? «È solo uno degli aspetti del tema complessivo, ma sono gli oppositori della riforma del lavoro a porlo come un vessillo per coprire tutto il resto. La cosa che più mi preoccupa è che si tenti di fare dell'articolo 18 un argomento per riaccendere la lotta di classe tra imprenditori e lavoratori. L'Italia, oggi, non ha bisogno di questo».
Il vero tema, secondo Nardella, è piuttosto che «ci sono veri e propri contratti 'truffa', che sono fioriti all'ombra dello Statuto, come l'associazione in partecipazione o il rapporto parasubordinato e nessuno in questi anni è riusciti a eliminarli».
All'interno del Pd, ha concluso, «il dato generazionale non è secondario. Perché i giovani vivono più degli altri sulla propria pelle la nuova apartheid dei diritti, proprio sul lavoro».

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