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MAMBO 4 Ottobre Ott 2014 1956 04 ottobre 2014

Renzi? Non vuole essere un mito, ma una guida

Per questo gli serve una struttura leggera, incentrata su chi governa.

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Matteo Renzi durante la Direzione del Partito democratico.

Ci sono diverse ragioni per non stupirsi del calo radicale degli iscritti al Partito democratico (Pd).
L'unico Pd confrontabile, sul piano dei risultati, col Pd attuale era quello di Walter Veltroni che dedicò un'intera commissione congressuale a stabilire il carattere «non solido» del partito.
IL PARTITO 'PESANTE' TORNA IN AUGE. C'è nella storia recente del Pd, quindi, un filone che fa del partito leggerissimo il proprio connotato originario. Poi le cose andarono diversamente e dopo Veltroni, e soprattutto con Pier Luigi Bersani, tornò in auge il partito 'pesante' più come idea generale che come realtà concreta.
Non hanno torto coloro che vogliono mettere in discussione il tipo di tesseramento, il mancato trasformarsi della iscrizione in militanza e in partecipazione, il calo degli elettori. È anche vero che in Occidente, con l'eccezione tedesca, per stare ai grandi Paesi, il modello prevalente tende ormai a essere quello nord-americano che prevede anche militanti e iscritti; Barack Obama fu uno di questi nel Partito democratico americano, ma in una prospettiva del tutto diversa dal modello otto-novecentesco italiano.
LA DIFFERENZA TRA RENZI E BERLUSCONI. È infine del tutto evidente che Matteo Renzi e il suo gruppo non siano interessati al partito in quanto tale proprio mentre riaffermano, ma è una contraddizione solo apparente, il primato della politica e dell'organizzazione guidata dal premier su ogni altro potere. Primato, per meglio, autonomia.
Del resto il partito organizzato e pesante concepisce una leadership altrettanto pesante solo se questa è sovraccarica d'identità, come accadde a Enrico Berlinguer. Renzi, a differenza di Silvio Berlusconi, e per smentire quanti sostengono che ne sia l'erede politico, non vuole essere un 'mito' vivente per il suo popolo ma più semplicemente il capo, la guida, il rappresentante. Con uno schema così non gli serve né il partito a modello socialdemocratico né una Forza Italia di sinistra. Gli serve una struttura leggera, incentrata su chi governa e su chi collabora con chi governa per raggiungere risultati e allargare e/o mantenere il consenso.
L'AMERICANIZZAZIONE DELLA POLITICA ITALIANA. Questa cultura non intacca la democrazia né la partecipazione, ma offre altre, forse non migliori, ma neppure peggiori, soluzioni. Chi teme, come Massimo D'Alema, che in questo modo si indebolisca la struttura portante della democrazia ha un'idea antica di questa e dei pericoli che corre. La verità è che, a passi lentissimi, e solo da poco più veloci, si compie l'americanizzazione totale della politica italiana. Il modello americano ha trovato molte declinazioni, la differenza la fa la struttura del Paese.
Le leadership plebiscitario-carismatiche connaturate nei modelli di tipo presidenziale, ed è evidente che a questi Renzi pensi, sono punti di forza nei Paesi forti economicamente e strutturati, sono segni di fragilità negli altri. Noiosamente richiamo ancora l'attenzione sul fatto che il tema italiano non sia il tipo di leadership ma l'indebolimento strutturale del Paese. A questo indebolimento, in ragione dell'età, Renzi non ha contribuito. I suoi avversari nel Pd invece sì.

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