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SCANDALO 4 Ottobre Ott 2014 1952 04 ottobre 2014

Scommesse, indagini anche nel tennis

Secondo la procura di Cremona, si tratta dello stesso giro di soldi del calcio.

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Lo scandalo del calcioscommesse si allarga al tennis. Dall'incidente probatorio del 3 ottobre, disposto dal gip del tribunale di Cremona Guido Salvini, risulta che anche campioni della racchetta ancora in attività o del recente passato abbiano preso soldi dalla stessa organizzazione degli scommettitori per truccare i risultati delle partite.
Lo hanno accertato i periti informatici incaricati di analizzare i 200, tra computer, smartphone e tablet, del centinaio di indagati nell'ambito della maxi inchiesta sul calcioscommesse condotta dal procuratore della Repubblica di Cremona, Roberto di Martino, in collaborazione con la squadra mobile di Cremona: nei colloqui trascritti dai periti si parla anche di soldi necessari per corrompere i tennisti.
INDAGINE APERTA NEL 2011. L'indagine, aperta nel 2011, sembra coinvolgere calciatori, ex calciatori e personaggi che ruotano attorno al mondo del pallone, accusati di associazione a delinquere transnazionale dal momento che la cupola dell'organizzazione è a Singapore con a capo un certo Tan Set, detto Dan.
TROVATE LE PAROLE-CHIAVE DELLE CONVERSAZIONI. Intanto la procura di Cremona è al lavoro su questa nuova massa di informazioni raccolte dai periti. Si parla di partite combinate nuove e vecchie, risalenti addirittura al campionato 2007-2008. Il Sassuolo e il Siena sono le squadre sulle quali si concentra maggiormente l'attenzione degli inquirenti. Parte dei risultati della perizia è stata consegnata il 3 ottobre, nel corso dell'incidente probatorio disposto dal gip, Guido Salvini, su richiesta del procuratore. Dagli accertamenti è finora emerso che negli apparecchi telefonici di 27 indagati sono state trovate le parole chiave che il procuratore aveva chiesto di cercare. In tutto sono 19: abbraccio, assegni, Beppe, bolognesi, cambiale, Cervia, Civ, garanzia, gol-gol, handicap, Makelele (il soprannome di Antonio Bellavista, l'ex capitano del Bari, per l'accusa pedina chiave della scacchiera internazionale del calcioscommesse), over, ovetto, pareggio, under, uovo grande, uovo piccolo, vittoria, zingari-zingaro. In molte conversazioni si parla di persone che non sono state ancora sottoposte a inchiesta o nei cui confronti non erano stati sequestrati gli apparecchi informatici.

Mauri non ha fornito il pin del suo cellulare

Le perizie hanno rilevato altri particolari. Ad esempio, Stefano Mauri, capitano della Lazio, non ha fornito il pin e senza il codice identificativo i periti, per ora, non hanno potuto esaminare il suo cellulare. Stessa cosa è accaduta con Ivan Tisci, ex del Pescara, e Mauro Bressan, ex della Fiorentina, considerato il braccio destro di Almir Gegic, uno dei capi degli zingari e ritenuto uno dei personaggi chiave dell'inchiesta. I due hanno spiegato di non ricordare il pin delle loro sim. Le perizie sugli apparecchi di Massimo Erodiani, allibratore di Pescara, e di Manlio Bruni, ex commercialista di Beppe Signori, hanno fatto emergere moltissimi scambi di informazioni su partite vecchie e nuove. Gli accertamenti sul pc di Bruni hanno svelato un enorme giro di denaro.
UDIENZA IL 29 OTTOBRE. La copia forense relativa alle analisi sull'apparecchio sequestrato ad Antonio Conte, attuale ct della Nazionale, indagato quand'era tecnico del Siena, è invece risultata illeggibile. Inoltre, i periti non sono riusciti a decifrare, perché scritti in una lingua sconosciuta persino al traduttore di Google, le conversazioni trovate sull'apparecchio di Luca Burini, ex manager che da vent'anni lavorava in Cina come promoter per una società bolognese che produce lastre di ceramiche, accusato di riciclaggio di denaro insieme a Beppe Signori, Luigi Sartor e al suo commercialista Daniele Ragone. Le perizie devono ancora essere completate. I risultati devono essere illustrati all'udienza del 29 ottobre. Intanto, non si muove dalla Macedonia Hristiyan Ilievski, il principale latitante del calcioscommesse, difeso dall'avvocato Luca Curatti di Cremona, che assiste anche Gegic e Marco Paoloni, l'ex portiere di Cremonese e Piacenza dal quale tre anni fa partì l'inchiesta nei cui apparecchi informatici i periti, a detta del difensore, non hanno trovato nulla.

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