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LA MODA CHE CAMBIA 5 Ottobre Ott 2014 1709 05 ottobre 2014

Detestati, ottusi, stantii: ecco a voi i sindacati

Il caso dell'Opera di Roma è l'ultima prova: non capiscono l'evoluzione del lavoro.

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Il sit-in di protesta contro i licenziamenti dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma.

Chiunque, anche noi apparenti frivolissimi che di moda ci occupiamo e dunque sappiamo bene quanto costi un calicino di champagne e quanti di meno ce ne vengano offerti in questi tempi grami, troverebbe insostenibile la posizione di «certi sindacati ottusi» (l'espressione è ubiqua fra i colleghi, e la sottoscrivo) sui fatti accaduti all'Opera di Roma negli ultimi mesi e sul conseguente licenziamento degli orchestrali e dei coristi.
In nessun Paese al mondo esistono formazioni che dovrebbero suonare 28 ore alla settimana e che ne suonano la metà, quando va bene (in Italia, lo spettacolo che più si rappresenta è “riposo”, come ognuno sa); in nessun altro Paese al mondo il coro gode di un'indennità per muovere la testa mentre canta (scusate, ma non viene innaturale fare il contrario?), e i ballerini per ballare su piani inclinati (mica pareti da scalata, intendiamoci: leggerissimamente inclinati, e non potrebbe essere altrimenti per garantire una buona visuale al pubblico).
DIARIA DI 160-190 EURO... Non esiste in nessun teatro che gli orchestrali debbano provare fino alle sei del pomeriggio e non oltre che poi «ho a casa il pupo» e il direttore dunque accelerasse i tempi, e nulla ha da spartire con “la difesa della cultura” una diaria quotidiana di 160 euro al giorno per pranzo e cena in occasione delle trasferte, che significa potersi trattare davvero a calicini di champagne, per tornare al tema iniziale.
Proprio su quei 160 euro al giorno, che i sindacati avrebbero voluto portare a 190, pare si sia consumato l'ultimo scontro con l'amministrazione del teatro e anche il primo vero applauso unanime.
I media di ogni schieramento, i critici di ogni colore, la gente comune, tutti d'accordo: vedere coro, orchestra e sindacati scellerati presi finalmente a calci nel sedere ha scatenato un peana oceanico, plebiscitario, come i sindacati confederati, o disuniti, o comunque si siano posti in questi ultimi 30 anni, non hanno mai ottenuto.
PURE MARINO IN RISALITA. Mentre il sindaco Ignazio Marino (da anni perfidamente descritto come «il sottomarino» da Dagospia) ha decuplicato i consensi ed è risalito vertiginosamente nel gradimento cittadino e nazionale, incassando perfino e per la prima volta dopo anni il plauso del suo partito, i sindacati, urbi et orbi e ormai senza più quasi distinzioni di sigla - “isindacati” scritto e pronunciato in un'unica e dolente emissione di voce - hanno preso una batosta epica.
È il segnale, piccolo ma significativo, che è arrivata la fine. La fine delle condizioni Anni 70, la fine del mondo di cui continuano a non capire l'evoluzione e i nuovi bisogni, la fine del loro linguaggio stantio.
In questo momento, isindacati tutto attaccato sono la categoria più detestata del Paese, perfino il capro espiatorio per ogni lavoro che potrebbe esserci e che invece non c'è, e la testardaggine ottusa degli orchestrali dell'Opera di Roma, (il boss è pure il trombone, facile bersaglio di ogni sbertucciamento, dunque non infieriremo), ha giocato a Matteo Renzi e alla corrente sempre più forte degli anti-sindacalisti un favore di cui neanche si immagina.
PROBLEMA DI AUTOREFERENZIALITÀ. Qualcuno, ai vertici del sindacato, avrebbe dovuto capire che la corda si era rotta, ma si sa che l'autoreferenzialità gioca scherzi crudeli: quello peggiore non dev'essere neanche stato il licenziamento, ma scoprire che, una volta messo in fuga il direttore d'orchestra famoso e potente, gli sponsor si sono dileguati, che è la più ovvia dimostrazione della considerazione in cui il mondo tiene quell'orchestra. Zero. Intercambiabile. Manovali del violino, e per favore che suonassero sette giorni alla settimana come al Metropolitan, anche perché si ricordano bene gli spettacoli dell'Opera di Roma negli anni pre-Muti, e tutti gli riconoscono il miracolo di aver portato un'orchestra di terz'ordine alla dignità di una formazione nazionale.
DIFENDONO PRIVILEGI RIDICOLI. Insomma questa bella lezione dovrebbe insegnare qualcosa ai sindacati tutti, se mai si accorgeranno che è stata loro impartita, ma si teme di no. Continueranno a cercare di difendere privilegi indifendibili e spesso ridicoli, a issare palchetti serali nelle piazze più belle d'Italia scocciando i residenti con le loro giaculatorie su «Renzi, che io lo conosco bene» e vogliamo proprio vederli martedì all'opera, quando si degnerà di riceverli, e soprattutto a mantenere con ogni mezzo, anche contro il bene dell'Italia, il loro posto di lavoro e il loro piccolo potere, e basterebbe interrogare qualche vecchio dirigente Fiat per scoprire come i grandi leader sindacali dei tempi che furono strisciassero per un invito a casa Agnelli o quelle di adesso si sdilinquiscano tutte per una borsetta gratis.
QUANDO UN PRODOTTO NON VA, SI CAMBIA. Nel marketing di ogni settore, auto, moda ma anche, (e papa Francesco non ce ne voglia troppo), nella Chiesa cattolica, che insegna a tutti a stare al mondo da più di 2 mila anni, la prima legge è capire quando un prodotto non va più, o appare obsoleto, o viene acquistato dal target sbagliato, e porvi rimedio, adattandolo alle circostanze e ai nuovi bisogni.
Se un prodotto come il sindacato è sottoscritto, cioè comprato, al 58% da pensionati, è un prodotto che ha un problema. Serio. Tempo pochi anni, poche stagioni, e non esisterà più, scomparso come i suoi acquirenti, che è un po' la battuta che gira su certi giornali: ogni necrologio è una copia in meno.
CRISTALLIZZANO IL MERCATO DEL LAVORO. Saremo mica tutti scemi, noi frivolissimi della moda, se nelle campagne di prodotti di gran lusso come Hermès o Dior, che nessun giovane può ovviamente permettersi e grazie ai sindacati che cristallizzano il mercato del lavoro ancora meno, infiliamo il volto di giovanissime star del cinema e della musica.
Investiamo sul futuro, creiamo il ricordo positivo e il desiderio. I frutti arriveranno, se mai potranno arrivare anche in Italia con queste condizioni. I sindacati che tanto chiedono investimenti agli altri, dovrebbero dare per primi il buon esempio: la Uiltech sta promuovendo corsi di formazione e incentivi per i giovani nel tessile, per esempio, ma non si conoscono altre iniziative degne di nota, e nessuna sembra mirata a favorire la partecipazione degli stessi giovani nel sindacato o a incentivarne l'adesione.
ORMAI NESSUNO VI SI RICONOSCE PIÙ. La verità è che nessuno vi si riconosce, nel sindacato, così come nessuno aveva più bisogno di creatori di parrucche dopo la Rivoluzione francese: i parrucchieri furbi si trasformarono in modisti e plumetier, cioè venditori di cappelli e di piume, che piacevano anche negli anni del Terrore e poi del Direttorio. Gli altri, quelli che non si erano accorti delle tante teste venute a mancare, semplicemente scomparvero.

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