AGENDA POLITICA 5 Ottobre Ott 2014 2229 05 ottobre 2014

Renzi, settimana di passione: Jobs act, Tfr, stabilità

Riforma del lavoro. Sindacati. Rilancio dell'economia. Consulta. Tutte le grane.

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Jobs act, nodo Tfr, rilancio dell'economia. Il tutto passando da delicati faccia a faccia con i sindacati e il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan.
Sullo sfondo, la grana delle tessere Pd a picco e la minoranza di sinistra che incalza.
Quella che si appresta a iniziare è una settimana di fuoco per Matteo Renzi.
Tra riforme, mediazioni e parlamento bloccato dall'irrisolvibile stallo dell'elezione dei giudici della Consulta.

Martedì i sindacati tornano nella sala verde di Palazzo Chigi

La luce accesa nella sala verde al terzo piano di Palazzo Chigi.

Gli appuntamenti decisivi dell'agenda del premier entrano nel vivo martedì 7 con il ritorno dei sindacati nella sala verde di Palazzo Chigi (si attende la convocazione ufficiale).
«Si vede che sto invecchiando», ha scherzato Renzi.
UN MARE DI CRITICHE. Sul tavolo c'è la questione del Trattamento di fine rapporto (Tfr). «Lo vorrei il Tfr in busta paga già dal 2015, ma senza danneggiare le piccole e medie imprese. Per cui il provvedimento va studiato con attenzione anche sentendo i sindacati», è la linea del premier nonostante il mare di critiche provenienti da destra e sinistra su un provvedimento che Confindustria vede come il fumo negli occhi.
«SI RADDOPPIA IL BONUS». «Quelli del Tfr sono soldi dei lavoratori» e «come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. Si potrebbe avere un raddoppio dell'operazione 80 euro», ha spiegato Renzi su Enews.
«La filosofia», è il ragionamento di Renzi, «sembra essere protettiva: questi soldi te li metto da parte, per evitare che tu li 'bruci' tutti insieme. Uno Stato-Mamma, dunque che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole».

Jobs act, approvazione rapida: verso la fiducia

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Martedì 7 ottobre nell'Aula del Senato comincia la discussione sulla riforma del lavoro.
Il governo è intenzionato a porre la fiducia sul testo della legge delega.
Renzi e il ministro Poletti puntano a un'approvazione entro mercoledì, in tempo per il vertice europeo sul lavoro a Milano.
«È la nostra emergenza», ha detto parlando del lavoro il presidente del Consiglio. Ma non è ancora detta l'ultima parola.
SI TRATTA CON IL NCD. Bisogna trovare una soluzione per far recepire le modifiche decise dalla direzione del Pd su indicazione del segretario, ottenendo anche l'ok dagli altri partiti di maggioranza.
Maurizio Sacconi del Nuovo centrodestra però ha già fatto sapere che eventuali modifiche al ddl sul Jobs act uscito dalla Commissione non possono essere la «mera traduzione dell'odg del Pd».
In cambio Poletti potrebbe offrire a Sacconi una disciplina più favorevole per i contratti di secondo livello (aziendale e territoriale).
ARTICOLO 18 DA DIGERIRE. Ma un'altra difficoltà per il premier è quella di far accettare alla minoranza dem l'impianto che comunque indebolisce le già indebolite (ex lege Fornero) tutele offerte dall'articolo 18.

La Consulta paralizza le Camere: all'orizzonte il 17esimo flop

Maria Elena Boschi durante la votazione per eleggere i giudici della Consulta.

A guastare i piani e il timing spedito c'è però il voto per la Consulta che paralizza da mesi l'attività parlamentare.
Martedì (cerchietto rosso sul calendario governativo) alle 13 c'è in agenda la 17esima seduta congiunta delle Camere per eleggere i due componenti laici della Consulta, ormai sotto la coltre di ben 16 fumate nere.
LAVORI INTERROTTI. Quindi nel bel mezzo dell'esame della riforma del lavoro, l'Aula di Palazzo Madama deve interrompere bruscamente i suoi lavori per consentire ai senatori di incamminarsi verso Montecitorio per la seduta congiunta.
Con il rischio (che per molti è certezza), di buttare al vento l'ennesimo voto.
L'ingorgo rischia di diventare un 'tappo' con l'arrivo nella Aule di altri importanti provvedimenti.

Stretta con Padoan: 15 miliardi per rilanciare l'economia

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

A 10 giorni dal varo della legge di Stabilità, che dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì 15 ottobre, c'è ancora molta incertezza sui tasselli di una legge di bilancio che 'mobiliterà' 20-22 miliardi.
Il governo punta a una manovra espansiva, dedicando 15 miliardi al rilancio dell'economia, tra misure per il lavoro e riduzione delle tasse.
ECOBONUS PER DUE ANNI. Allo studio c'è anche l'ipotesi di prorogare per due anni il bonus per le ristrutturazioni edilizie e l'ecobonus, per dare maggiori certezze alle famiglie e allo stesso tempo non perdere l'effetto 'straordinario' dell'incentivo.
Per reperire le risorse il governo, ha ricordato il vice ministro dell'Economia Enrico Morando, potrà sfruttare il margine di indebitamento di cui dispone grazie alla differenza tra deficit tendenziale e deficit programmato (dal 2,2 al 2,9%). Si tratta «di 0,7 punti di Pil, circa 11 miliardi».
Il resto, circa dieci miliardi, arriverà dalla spending review.
IL BONUS VALE 10 MILIARDI. Per dare una spinta all'economia ci saranno circa 15 miliardi, tra conferma del bonus degli 80 euro (10 miliardi), nuovo intervento sul taglio del costo del lavoro per le imprese (2 miliardi) e le risorse per sostenere il Jobs act, sia «per i nuovi ammortizzatori, sia per le politiche attive per il lavoro» (circa 1,5 miliardi), ha detto Morando.
La verifica è prevista il 6 ottobre tra il ministro dell'Economia, Padoan, e il premier.
Padoan il giorno dopo 'distruibuirà' i compiti ai suoi uomini, prima di partire per un tour de force internazionale che lo porterà prima a Washington, per G20 e riunione autunnale del Fondo monetario internazionale, e poi in Lussemburgo, il 13 e il 14, per le riunioni di Ecofin ed Eurogruppo.

Crollo delle tessere Pd? «Meglio le idee»

Roma: Gianni Cuperlo davanti alla sede del Pd prima della Direzione (29 settembre 2014).

Infine, le turbolenze politiche dentro il partito.
La sinistra non molla, rivendicando più collegialità nelle decisioni e avvertendo Renzi che, se si optasse per mettere la fiducia sulla legge delega sul lavoro, il collante con la minoranza subirebbe un ulteriore strappo.
I dati sul crollo degli iscritti continuano ad alimentare il dibattito: «Meglio una tessera finta in meno e un'idea in più», ha detto il segretario.
Annunciato il titolo della Leopolda in programma dal 24 al 26 ottobre: 'Il futuro è solo l'inizio'.
CUPERLO LANCIA IL LEOPOLDO. Ma da Bologna Gianni Cuperlo ha lanciato il 'Leopoldo', convention targata Sinistradem che potrebbe tenersi a Livorno e che, nel nome e nelle intenzioni, risponde alla kermesse fiorentina.
RICHETTI APRE UNA CREPA. Una scissione o un clamoroso strappo della minoranza al Senato sul lavoro sono da escludere, ma sul Nazareno il cielo resta burrascoso con una nuova crepa aperta da un renziano della prima ora, Matteo Richetti, che dopo il suo ritiro dalle primarie in Emilia-Romagna si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, quasi rivendicando di non essere uno 'yes man'. «Sulla mia candidatura tutto il Pd era contro di me. C'è un solco profondo fra il partito e i suoi elettori, colmato solo da Matteo Renzi, come se lui avesse reso credibile e votabile se stesso e non il Pd, che può essere il più grande nemico di se stesso. Il renzismo originario prevede qualche comparsata in meno e qualche momento di studio in più».

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