Articolo Cgil 140920102549
LETTERA 6 Ottobre Ott 2014 1131 06 ottobre 2014

A questa Italia serve un autunno di lotta

Di fronte all'arroganza dei governi e all'inadeguatezza dei sindacati non ci resta che alzare la voce.

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La manifestazione del 2002 della Cgil al Circo Massimo a Roma in difesa dell'articolo 18.

Negli Anni 70 anche grazie alle lotte dei lavoratori metalmeccanici la Costituzione e la democrazia varcarono i cancelli delle fabbriche. Con l’approvazione dello statuto dei lavoratori finalmente al centro c'era il lavoratore e il lavoro conquistava il suo giusto valore sociale nella realizzazione dell’individuo con i suoi diritti e la sua dignità.
Queste conquiste di libertà e civiltà rischiano oggi di essere azzerate in un negativo contesto di regressione democratica che interroga profondamente la politica e anche il sindacato. Sindacato che spesso non ha saputo o voluto contrastare adeguatamente l’evidente degenerazione di un quadro politico che ha intrapreso una via Europea basata sulla modificazione radicale dell’economia e dei rapporti sociali. Un modello quello Europeo, che manifesta sempre più spregiudicatamente il suo ruolo di garante della libertà d’azione per il capitalismo finanziario e di esattore per conto della Bce.
ITALIA COMMISSARIATA. In Italia l’evidente commissariamento imposto dalla Troika, con il Fiscal compact e il pareggio di bilancio, non permette interventi efficaci contro la chiusura di aziende, la precarietà e la disoccupazione. In questo perimetro il Jobs Act, l’attacco allo Statuto dei Lavoratori, la riforma della Pubblica Amministrazione è l’unica forma di “politica economica e industriale” che il governo ha intenzione di mettere in campo nel tentativo di affermare rapporti di forza favorevoli alle aziende e alla finanza attraverso l'azzeramento totale dei diritti e della dignità delle persone.
La definitiva abolizione dell'art. 18, il demansionamento, il superamento delle norme sul controllo a distanza, la distruzione del contratto nazionale non sono altro che la manifestazione fisica del dominio ideologico di un capitale finanziario che cerca di incrementare il profitto con il miraggio della flessibilità e della produttività sfruttando le braccia offerte da un «esercito industriale» forzatamente disponibile rappresentato da disoccupati e precari. Un attacco ideologico che tenta di consumare un nuovo mortale “patto sociale” che può essere messo in discussione solo dal conflitto organizzato messo in campo dal «movimento operaio» e dalla soggettività collettiva espressa da una nuova lotta di classe che deve essere soffocata.
LA RICETTA DELLA TERAPIA D'URTO. Insomma per uscire dalla crisi occorre una terapia d’urto fatta di salari bassi, azzeramento dei diritti, controllo militare tutto in deroga alla democrazia. Questo è il progetto costitutivo di un’Europa, che in Italia è interpretata dal falso rinnovamento, mendace e complice portato avanti dal gruppo dirigente del Pd. Ma di fronte all’arroganza dei governi che si sono succeduti in questi anni anche la strategia del sindacato è stata inadeguata spesso in funzione della legittimazione accordata dal “Principe” di turno. Il non aver praticato il conflitto sociale, il non essersi opposto con tutte le proprie forze a questa deriva aggrava gli effetti di una generale crisi di rappresentanza ed evidenzia l’errata lettura di una fase che mostra in tutta la sua durezza, un’organica regressione economica e di democrazia.
Il sindacato non può piegarsi a un sistema politico autoreferenziale, arrogante anti democratico a chi con un hashtag pensa di cancellare il futuro e la dignità a intere generazioni. Il sindacato oggi ha davanti una società che, pur segnata da radicali trasformazioni conquistate con la lotta dal movimento operaio, non vede scomparire disuguaglianze sociali che anzi si acuiscono, non esiste alcuna possibilità di ritirata strategica, occorre imparare, in un’ottica inclusiva, a giocare le nostre differenze in una prospettiva generale di lotta.
PARTIAMO DALLA MANIFESTAZIONE CGIL. La storia del sindacato, del movimento operaio è sempre stata interna a una critica sociale, sviluppata tra le mille forme della lotta di classe. Oggi c’è la necessità di comporre un vero autunno di lotta fuori da ogni ritualità, non c’è più tempo: c’è bisogno di uno sciopero sociale generalizzato, dentro cui collocare in autonomia la nostra azione contro questo governo partendo dalla controriforma del lavoro. Non si può sottovalutare la portata di un attacco che azzerando ogni regola democratica lascia i lavoratori soli davanti all’azienda, occorre contrastare i dettami della Troika e Confindustria costruendo un nuovo grande movimento di massa libero da ogni subordinazione alla politica.
Oggi la Cgil, la Fiom, i movimenti sociali sono chiamati a impedire che questa Europa si affermi. La manifestazione della Cgil proclamata per il 25 ottobre deve essere il punto di partenza di un percorso, che porta necessariamente allo sciopero generale, alla composizione di una nuova vera opposizione di classe che riconquisti, sotto la spinta propulsiva delle vittorie che hanno reso grande il movimento operaio, Diritti, Democrazia, Libertà, Lavoro, Dignità.

A. Recano

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