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SOVVENZIONI 6 Ottobre Ott 2014 0800 06 ottobre 2014

Cina, nel mirino il sussidio di Stato alle aziende

Altera il mercato. Penalizza gli stranieri. Ma è un sistema duro da scardinare.

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In Cina nella prima metà del 2014 circa 4 miliardi di euro sono finite dallo Stato alle imprese.

La parola chiave di questa storia è sovraccapacità. Contrariamente al nome, che può far pensare a Superman, produrre al di sopra delle richieste del mercato non risolve i problemi. Anzi, li crea.
In Cina parecchie industrie ne soffrono, perché fabbricano merci non più competitive dal punto di vista della qualità, che quindi si accumulano nei magazzini.
IL MERCATO È DROGATO. Ma siccome creano anche occupazione, producono gettito fiscale o vanno aiutate per semplici favori di consorteria, il governo centrale o locale di turno foraggia questi baracconi non competitivi e restituisce loro mercato.
Se per caso invece le imprese sono già competitive di loro, i sussidi di Stato le rendono ancora più forti, permettendo ai loro management politiche molto aggressive in termini di prezzi e sbaragliando così la concorrenza. Alla faccia del libero mercato.
GLI STRANIERI SI MOBILITANO. Ora, si scopre che l'88% delle imprese cinesi riceverebbe sussidi di Stato e, per questo motivo, molti concorrenti stranieri sono intenzionati a ricorrere all'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
La notizia è arrivato proprio dall'agenzia Nuova Cina (Xinhua), la voce ufficiale di Pechino, secondo cui nella prima metà del 2014 32,26 miliardi di renminbi (o yuan, circa 4 miliardi di euro) sono finiti a 2.235 delle 2.537 imprese cinesi quotate in Borsa, per un aumento di un terzo rispetto allo stesso periodo del 2013.
Insomma, nonostante la volontà riformatrice dell'attuale leadership, la struttura industriale cinese ha sempre più bisogno dell'aiutino di Stato.
PROFITTI SOLO CON LE SOVVENZIONI. Più di 90 tra queste imprese – ha proseguito Xinhua - sono state in grado di registrare un profitto nel corso del primo semestre proprio grazie alle sovvenzioni, senza le quali sarebbero in rosso.
Il risultato netto totale realizzato dalle 2.537 compagnie è cresciuto così del 10,1% anno su anno, raggiungendo 1.270 miliardi di yuan, ha riportato l'agenzia citando i rapporti provvisori delle imprese stesse.

Politiche anti-monopolio nel mirino: «Colpiscono gli stranieri»

La politica dei sussidi di Stato in Cina è finita nel mirino per mancanza di trasparenza.

Gary Liu, analista di un istituto di ricerca di Shanghai, ha dichiarato che nella politica dei sussidi non c'è trasparenza.
Aggiungendo però che nella corsa dei governi locali ad attrarre risorse sul territorio, i benefici sono spesso concessi anche a imprese straniere.
LA FOXCONN HA PRIVILEGI. È stato fatto il nome dell'ormai arcinota Foxconn, cioè la manifattura taiwanese che assembla gli iPhone di Apple, la quale godrebbe di politiche preferenziali a livello fiscale e anche per quanto riguarda l'affitto dei terreni.
Tuttavia quando si parla di sussidi di Stato le imprese straniere in Cina, prese nel loro complesso, non possono che essere penalizzate.
USA E UE NON CI STANNO. Il problema è acuito dalle recenti misure anti-monopolio varate dal governo che, secondo le camere di commercio Usa e Ue a Pechino, sono state elaborate ad hoc per colpire i player stranieri e lasciare intatti i campioni autoctoni.
Il premier Li Keqiang ha di recente cercato di tranquillizzare gli uomini d'affari stranieri oltre Muraglia, snocciolando dati e dicendo che non è vero: le norme antitrust colpiscono molto di più le imprese cinesi rispetto a quelle straniere. Una polemica che si trascina da settimane.

Nel Paese c'è chi vuole smantellare i sussidi e chi li difende

Il sistema di sussidi statali alle imprese cinesi è stato contestato dalle camere di commercio Usa e Ue a Pechino.

All'interno della Cina c'è un conflitto (che percorre anche il Partito) tra chi vorrebbe smantellare questo sistema finalizzato a tenere in piedi baracconi improduttivi e chi invece ritiene i sussidi di Stato fondamentali per promuovere le imprese cinesi nel mondo o per garantire occupazione e quindi stabilità sociale.
LE BIG CONTRARIE. La campagna anti-corruzione del presidente Xi Jinping è trasversale a questa battaglia nel nome dell'efficienza, perché ha tra i suoi obiettivi anche lo smantellamento dei poteri costituiti e delle sacche di resistenza al cambiamento che si annidano all'interno delle grandi imprese di Stato, prime beneficiarie dei sussidi.
INTRECCI AZIENDE-POLITICA. Tra le prime 10 destinatarie degli aiuti governativi, sette hanno qualche santo nel cielo della politica, ha detto Xinhua.
Il gigante energetico PetroChina è in cima alla lista con 1,42 miliardi di yuan.
Il rapporto della stessa multinazionale, dal quale Xinhua ha tratto il dato, ha specificato che la somma è un rimborso relativo all'imposta sul valore aggiunto; è stato concesso per ridurre le perdite derivanti dalla decisione governativa di mantenere bassi i prezzi del gas naturale per proteggere i consumatori.
Il che fa comprendere da un lato come i sussidi possano essere sia diretti sia indiretti; dall'altro, come politica ed economia siano indissolubilmente e strettamente legate.

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