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MAMBO 6 Ottobre Ott 2014 1209 06 ottobre 2014

Renzi, democrazia e partito gassoso

Ma quale golpe. Quei tempi sono passati. Invece del partito ci si occupi della crisi.

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Matteo Renzi nella sede del Partito democratico.

Ma davvero la democrazia corre seri pericoli con il partito gassoso di Matteo Renzi? C'è in questa ansia, sincera, di tanti esponenti della sinistra una lettura della società assai datata. I partiti solidi erano frutto di tradizioni otto-novecentesche ma anche, dopo la caduta del fascismo, l'antidoto al ripetersi di avventure come quella del Ventennio.
PARTITI ANTIDOTO AI GOLPE. La democrazia dei partiti era il vero argine contro il ripetersi di tentazioni reazionarie. La natura di questi partiti, e la loro organizzazioni, erano funzionali a questo scopo: partiti ben radicati, con forte identità quasi religiosa, gruppi dirigenti sperimentati e durevoli nel tempo.
La storia dei primi decenni della Repubblica ha dato ragione a questi timori e al dispiegarsi di tali antidoti. L'Italia repubblicana è stata a lungo minacciata da progetti di colpi di Stato, da velleità autoritarie, da nostalgie neofasciste. Persino l'attacco del partito armato dava ragione a chi pensava che senza partiti ben organizzati non si sarebbe retto l'urto. Ricordo ai primi Anni 70, quando un moto di tipo sanfedista viaggiò nel Sud sull'onda della definizione di nuovi capoluoghi di Regione travolgendo Reggio Calabria e l'Aquila.
L'ASSALTO DE L'AQUILA. Ci furono scontri e sommosse popolari, nella cittè abruzzese venne data alle fiamme la sede del Pci. Nel Comitato centrale successivo Armando Cossutta, capo dell'organizzazione comunista, criticò - lo aveva fatto prima di lui il raffinatissimo Paolo Bufalini - l'organizzazione aquilana perché non aveva reagito con le armi all'assalto della folla guidata dai fascisti. Quello era il rischio democratico che ha costruito la coscienza civile dei dirigenti di quella stagione della sinistra, sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Oggi quel pericolo probabilmente non esiste. Non ci sono militari infedeli che pensano al golpe. Né servizi che organizzano attentati. Certo ci potranno essere attentati, speriamo di no. Ma la democrazia non corre pericolo di un assalto armato che richiede l'esistenza di un esercito civile che deve contrastarlo.
La democrazia oggi può morire per consunzione, perché la gente si dispera e sceglie l'antipolitica o il rifiuto della politica; perché il Paese è talmente declassato che diventa il più mediterraneo Stato dell'America Latina di qualche decennio fa.
RISCHIO DISSOLUTIVO. Di fronte al pericolo, che ripeto oggi non è golpista ma dissolutivo, il tema della sinistra non può essere il partito pesante ma l'economia pesante.
Se non si capisce questo, si pesta l'acqua nel mortaio facendo critiche poco serie a Renzi. E ci si porrà fuori dell'attenzione del 'popolo', che non si sta stracciando le vesti perché all'angolo della strada non trova più, e non la trova più non da sei mesi da anni, la sezione di partito. Le grandi crisi del passato dovrebbero aver insegnato che il tema del partito era successivo alla scelta del modello economico- sociale. Solo Lenin pensava il contrario ma aveva in testa l'insurrezione. Non credo che la sinistra Pd abbia queste idee.

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