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RIFORME 6 Ottobre Ott 2014 2010 06 ottobre 2014

Tfr, in busta paga dai 40 a 82 euro in più al mese

Renzi incontra i sindacati. Cisl: sì solo se esentasse. Per i consulenti del lavoro la misura raddoppierebbe il bonus Irpef.

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Il premier Matteo Renzi e il leader della Cgil Susanna Camusso.

Nel corso dell'incontro in programma martedì 7 ottobre a Palazzo Chigi con sindacati ed imprese il premier Renzi potrebbe anche parlare del suo progetto di mettere il Tfr in busta paga. La convocazione ufficiale parla genericamente di confronto sulle «riforme», e un'ora sola di colloquio (alle 8 i sindacati e alle 9 le imprese) sembra già stretta per affrontare un tema così vasto, ma, hanno fatto sapere dai sindacati, «se il premier parla anche di Tfr noi diremo la nostra».
La liquidazione in busta paga, che Renzi vorrebbe dai primi del 2015, è un'idea che non è piaciuta a Confindustria e ha lasciato i sindacati alquanto indifferenti. La Cisl sarebbe d'accordo ma solo alla condizione che, innanzitutto sia su base volontaria, perché «si tratta di soldi dei lavoratori» e soprattutto sia a «tassazione zero» perché solo così sarebbe un vantaggio per i lavoratori.
ALLO STATO 7 MLD SUBITO CON LE TASSE SUL TFR. Oggi, al momento della liquidazione, cioè alla fine del rapporto di lavoro, il tfr viene tassato al 25%, la proposta Bonanni darebbe al lavoratore quel 25% in più. Altrimenti, hanno osservato i sindacati, l'operazione tfr potrebbe essere un vantaggio solo per lo Stato che così incasserebbe subito quello che altrimenti avrebbe molto più tardi. Secondo calcoli approssimativi, il vantaggio per l'erario potrebbe arrivare anche a 7 miliardi.
In attesa di maggiori dettagli, il viceministro all'Economia Enrico Morando ha assicurato che se l'intervento si dovesse realizzarsi «sarà a costo zero per le imprese e senza aggravi Irpef per i lavoratori». Ma questo non basta ai sindacati perché, a parte un po' di liquidità anticipata, i lavoratori pagherebbero comunque il 25% di trattenute. Al momento l'anticipo del tfr, che nel caso entrerà nella Legge di Stabilità, è all'attenzione dei tecnici incaricati di trovare una soluzione.
I PRESTITI BCE PER NON GRAVARE SULLE IMPRESE. Per non gravare sulle imprese l'ipotesi che sta circolando è quella di far intervenire le banche e la Cassa depositi e prestiti per anticipare alle imprese la liquidità necessaria, operazione che il governatore di Bankitalia Ignazio Visco aveva ritenuto possibile utilizzando i prestiti Tltro della Bce destinati alle Pmi.
TFR IN BUSTA PAGA VALE DAI 40 AGLI 82 EURO AL MESE. Di fatto, secondo il calcolo dei consulenti del lavoro, il tfr in busta paga raddoppierebbe in molti casi il bonus da 80 euro, la cifra oscillerebbe infatti dai 40 agli 82 euro. Ma finora la liquidazione è sempre stata vista come un gruzzoletto messo da parte per la vecchiaia, gruzzoletto oggi quanto mai necessario per quei lavoratori che alla fine avranno una magra pensione.
RENZI: «LIBERTÀ DI SCELTA AI LAVORATORI». Questa visione però è stata rottamata da Renzi come una visione protettiva da «Stato-Mamma»: adesso il lavoratore secondo Renzi «deve decidere lui di quei soldi» perché appunto «sono suoi». Un'affermazione alla quale Beppe Grillo ha risposto: «Ma se il lavoratore deve avere il tfr in busta paga, perché non lasciargli anche l'Inps affinché si garantisca una vera pensione, visto che quella dello Stato probabilmente non la vedrà mai?». La speranza del premier è che il lavoratore decida di spendere subito il suo tfr per far salire i consumi perennemente in stallo (-1,5% le vendite a luglio) e magari riuscire anche a far salire i prezzi e fare uscire dalla deflazione.

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