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PROFILO 7 Ottobre Ott 2014 1700 07 ottobre 2014

Commissione Ue: Selmayr, l'ombra di Juncker

Europeista. Potente. Temuto. Chi è il capo di Gabinetto del presidente Ue.

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da Bruxelles

Sul suo profilo Twitter si definisce ancora «direttore della squadra di transizione di Juncker», ma dal primo novembre il tedesco Martin Selmayr non sarà solo il capo di gabinetto del nuovo presidente dell’esecutivo europeo, come ormai tutti danno per scontato, bensì la sua ombra. Grigia.
Se il vice Frans Timmermans è stato infatti definito dallo stesso Juncker il «mio braccio destro», a palazzo Berlaymont c'è già chi descrive Selmayr «il deus ex machina» della nuova Commissione.

La longa manus di Selmayr in Commissione

Martin Selmayr, capo di Gabinetto di Juncker.

A provarlo è più di un indizio.
Selmayr è stato attore non protagonista nell'audizione parlamentare del commissario designato per il Commercio Cecilia Malmström. Prima di parlare la svedese aveva risposto per iscritto a un questionario redatto dagli eurodeputati. Ma a quanto pare una risposta sul Ttip (accordo di partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti tra Ue e Usa) è stata cambiata senza che Malmström ne fosse messa al corrente.
IL GIALLO DEL TESTO CAMBIATO. «I meccanismi per risolvere le dispute tra investitore e Stato non saranno parte dell’accordo», era scritto nel testo. In realtà, la liberale Malmström non è contraria agli arbitrati internazionali, come lo sono invece alcuni Stati membri tra cui la Germania. Così ha dovuto pubblicamente spiegare la 'gaffe', ammettendo di non essere lei l’autrice. Un 'errore tecnico' che non ha convinto il parlamento. Per Marietje Schaake, deputato liberale olandese, il testo era stato scritto personalmente dal tedesco Selmayr. Accusa corredata, sostiene Schaake, da prove.
Una mossa «non intelligente», l’ha definita il capogruppo dell’Alde, Sylvie Goulard. Perché se il lavoro di Selmayr è «quello di assicurarsi che il messaggio proveniente dai commissari sia in linea con quello del presidente, bastava risolvere il problema dicendo che questi hanno diritto ad avere opinioni personali, ma che le decisioni sono prese dal collegio».
I FRENI A MOSCOVICI. Un collegio che a quanto pare anche nella definizione delle sue funzioni ha visto la longa manus di Selmayr.
Il 29 settembre il Financial Times ha pubblicato un documento che provava come Juncker avesse ridotto i poteri del commissario agli Affari economici Pierre Moscovi, che dovrà «preparare e presentare» le decisioni sui bilanci «congiuntamente» al vicepresidente per l’Euro, il lettone Valdis Dombrovskis.
Una sorta di freno messo per paura che il francese, inviso soprattutto ai tedeschi, non sia affidabile in materia di bilancio. Peccato che anche questa decisione non fosse stata comunicata nelle lettere di missione inviate ai vari commissari.
Per questo Goulard ha chiesto chiarimenti a Juncker sul caso che vedrebbe indirettamente coinvolto proprio Selmayr, lasciando intendere con una battuta quanto il capo di gabinetto sia spesso più potente di un commissario.

Da portavoce a capo di gabinetto, la carriera di un work alcoholic

Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr.

Una brillante carriera che molti gli riconoscono non solo grazie alle sue indubbie capacità e al potente network del Partito popolare europeo, ma anche per la sua vicinanza alla Cdu di Angela Merkel.
Classe 1970, Selmayr parla tedesco, francese e inglese, ma conosce anche spagnolo, italiano, russo e polacco.
LA COMMISSIONE COME SECONDA MOGLIE. Sposato, ha una seconda moglie: «La Commissione», scherza qualche suo collega a Berlaymont, dove per descriverlo in molti usano il termine work alcoholic (drogato di lavoro). «Selmayr ha sempre lavorato 24 ore su 24. Tutto quello che viene deciso passa da lui o da lui è filtrato», continua chi lo conosce.
Nei palazzi dell'esecutivo europeo è conosciuto da tempo. Dopo una carriera nel settore privato - consulente legale esterno alla Bce e poi del colosso editoriale tedesco Bertelsmann, di cui è diventato vicepresidente e capo dell'ufficio di Bruxelles - nel 2004 ha iniziato a lavorare nelle istituzioni europee.
DA REDING ALLA CAMPAGNA ELETTORALE. Prima è stato portavoce della lussemburghese Viviane Reding, poi dal 2010 è diventato il suo capo di gabinetto alla commissione Giustizia. Ruolo che ha mantenuto fino a marzo 2014, quando ha preso un congedo non remunerato per guidare la campagna elettorale di Juncker.
EUROPEISTA CONVINTO. Ma la sua non è solo dedizione al lavoro. «Selmayr è convinto di avere una missione», racconta chi ha lavorato al suo fianco, «che è quella di convincere i cittadini che l'Ue è il miglior posto possibile».
Un «europeista convinto», lo definisce chi ricorda che ai tempi di Reding «Selmayr si spese tantissmo per la legislazione sul roaming proprio perché questa aveva un impatto diretto sui cittadini che potevano così toccare con mano che cosa l'Ue facesse per loro».
Ora per il nuovo presidente della Commissione, Selmayr segue la squadra di transizione, che in attesa di trasferirsi a Berlaymont lavora nel palazzo di fronte, Charlemagne, nel più assoluto riserbo. «Tutti hanno paura di lui», spiegano alcuni funzionari, «perché ha molto potere». Selmayr è così temuto che spesso durante le riunioni «nessuno parla sino a quando non è lui a esprimersi per primo su un tema e a interpellare gli altri».
«È LA MENTE DIETRO TUTTO». «È la mente dietro tutto», raccontano alla Commissione, «e come capo di Gabinetto avrà potere anche sulla scelta dei direttori generali».
Uno dei primi a cambiare perché va in pensione è il capo della direzione generale Comunicazione, l'inglese Gregory Paulger che ai tempi di Reding lavorò a stretto contatto con Selmayr (la Dg è di competenza della Commissione Giustizia). Un settore che il tedeco conosce quindi bene.
RIVOLUZIONE COMUNICAZIONE. Per questo c'è chi è certo che nella stessa rivoluzione della comunicazione decisa da Juncker ci sia dietro Selmayr. Nel nuovo esecutivo è prevista la riduzione dei portavoce: prima ogni commissario ne aveva uno, ora ce ne saranno tre per il presidente, due per Mrs Pesc Federica Mogherini e 10 per tutti gli altri.
Un notevole snellimento della struttura che Juncker ha spiegato dicendo: «Vogliamo più comunicazione, ma non propaganda». C'è però chi davanti al nuovo organigramma si è ricordato una delle frasi slogan di Selmayr ai tempi di Reding. «La comunicazione della Commissione deve essere come quella della Casa Bianca: unica», ripeteva durante le riunioni settimanali con il suo staff.
Ora c'è chie spera che l'unica voce non sia la sua.

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