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POLITICA 7 Ottobre Ott 2014 1255 07 ottobre 2014

Jobs act, fiducia in parlamento: il fronte del no

La Lega Nord contro Fi. E Sel ritira gli emendamenti per discutere in Aula.

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Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini.

La fiducia sul Jobs act annunciata dal premier Matteo Renzi ha scatenato le opposizioni.
Se il capo del governo s'è detto certo che il Partito democratico non tradirà le indicazioni dell'esecutivo, Lega Nord e Sinistra ecologia e libertà hanno promesso battaglia.
SALVINI AVVISA FI. Il Carroccio ha lanciato un messaggio a Forza Italia, spiegando che se il partito di Silvio Berlusconi dovesse votare la fiducia sulla delega sul lavoro «il centrodestra non esisterebbe»: «Non è una fiducia ad un decreto ma al governo», ha argomentato il leader leghista Matteo Salvini, «un solo voto da parte di Fi sarebbe un problema nel dialogo con la Lega».
SEL RITIRA GLI EMENDAMENTI. Attacchi al governo, invece, sono arrivati da Sel, che ha ritirato gran parte degli emendamenti al Jobs act (da circa 350 sono stati ridotti a una cinquantina, definiti «fondamentali») per evitare che l'ex rottamatore si affidi alla fiducia (il premier però ha confermato la strategia anche martedì 7 ottobre dopo l'incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi).
GOVERNO SENZA ALIBI. «Così togliamo ogni alibi all'esecutivo», ha spiegato la capogruppo al Senato Loredana De Petris. Che ha precisato come la «fiducia è un gesto arrogante di Renzi e la chiusura anticipata della discussione sarebbe davvero grave».
Quindi la rappresentante di Sel ha ricordato come «non sia neanche ben chiaro su quale testo il governo intenda mettere la fiducia».
SERVE LA DISCUSSIONE. «Crediamo che con pochi emendamenti sia possibile fare un confronto e dare un senso dando dei criteri molto precisi alla delega stessa», ha spiegato ancora De Petris rimarcando come, se la discussione generale fosse chiusa anticipatamente, sarebbe «una cosa veramente grave» e vorrebbe dire che «si vuole arrivare non solo a impedirci di discutere con la fiducia ma addirittura a chiudere anticipatamente la discussione».
«Praticamente noi dobbiamo essere soltanto ridotti a obbedire ai diktat del governo», ha concluso la senatrice di Sel, «senza neppure poter esprimere un'opinione».

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