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DOPO IL VERTICE 7 Ottobre Ott 2014 1035 07 ottobre 2014

Jobs act, la Cgil contro Renzi dopo l'incontro

Il premier non convince Susanna. Manifestazione il 25. Aperture da Cisl e Uil.

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La leader della Cgil, Susanna Camusso.

Non è bastata l'ora abbondante di colloqui tra sindacati e governo perché si trovasse un'intesa sulle riforme. E soprattutto sul Jobs act.
Anche se il premier Matteo Renzi ha parlato di «sorprendenti punti d'intesa», alla fine la Cgil è rimasta della sua opinione (aperture invece sono state registrate da Cisl e Uil).
CGIL IN PIAZZA. Anzi, Susanna Camusso ha ribadito che proprio il vertice ha «confermato» le necessità e le ragioni della manifestazione nazionale della Cgil di sabato 25 ottobre.
«Confermiamo il giudizio negativo sul modo in cui si sta componendo l'intervento sul lavoro», ha detto Camusso dopo l'incontro a Palazzo Chigi, ribadendo il «totale dissenso» sulle modifiche all'articolo 18 e sul demansionamento.
NOVITÀ? I NUOVI INCONTRI. «Dal punto di vista dei contenuti, sono state ripetute cose note che non determinano un cambiamento della nostra valutazione», ha continuato la leader della Cgil. Che ha aggiunto: «Registriamo una disponibilità del premier a discutere sulla rappresentanza sindacale ma su tutto il resto non abbiamo registrato una disponibilità».
Secondo Camusso, poi, «l'unica vera novità è che ci saranno altri incontri». Ma sul resto «sono cose note», per la Cgil che ha evidenziato come quello di martedì 7 ottobre sia stato il primo vertice nei sette mesi di governo Renzi.
NESSUNA CONCERTAZIONE. «Credo che nessuno possa dire che si sia riaperta una stagione di concertazione», è stata la tesi di Camusso, secondo cui dopo l'incontro governo-sindacati non c'è stato «nessun concreto passo in avanti». Perché, è stata l'accusa, «l'atteggiamento del governo è al massimo di ascoltare, poi decide unilateralmente».
La scelta della fiducia sul Jobs act, secondo la Cgil, «radicalizza il fatto che non c'è un confronto con le parti sociali».

Angeletti e Furlan aprono all'esecutivo sul Tfr volontario

Il leader della Uil, Luigi Angeletti, con il segretario generale aggiunto Anna Maria Furlan.

Se Camusso ha chiuso, però, diverse le reazioni delle altre sigle sindacali.
Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, Renzi «ha fatto una scelta simbolicamente diversa, in discontinuità con i mesi precedenti»: «Siamo di fronte», ha detto, «a un cambiamento dell'atteggiamento del governo rispetto alle parti sociali».
Anche se poi il sindacalista ha precisato che l'unica novità di «merito» emersa è stata quella del Tfr in busta paga per la quale la Uil ha avvertito che i lavoratori devono scegliere liberamente.
CISL: RISORSE PER LO SVILUPPO. Aperture anche dalla Cisl, la cui priorità, come ha spiegato il segretario generale aggiunto Anna Maria Furlan, è quella di «trovare risorse per lo sviluppo» attraverso tagli agli sprechi nella spesa pubblica e una lotta più decisa all'evasione fiscale e contributiva.
Furlan ha poi spiegato durante la conferenza stampa post vertice di aver chiesto chiarimenti al premier sulle intenzioni dell'esecutivo sul Tfr, ribadendo che per la Cisl l'eventuale anticipo in busta paga deve essere a «tasse zero» e allineandosi alla Uil sulla libera scelta del lavoratore.
Poi Furlan ha precisato che il contratto a tutele crescenti previsto dalla delega sul lavoro dovrebbe assorbire tutte le forme di precarietà dai Co.co.pro alle false partite Iva che nascondono effettivo lavoro subordinato.

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